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Ant-Man and the Wasp: il nostro incontro con Paul Rudd ed Evangeline Lilly

Il magnifico duo era a Roma per presentare alla stampa italiana il divertente e riuscito sequel diretto da Peyton Reed.

speciale Ant-Man and the Wasp: il nostro incontro con Paul Rudd ed Evangeline Lilly
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Roma a luglio è semplicemente torrida. L'afa avvolge la città a partire dalla mattina e non l'abbandona fino al calare della notte, toccando picchi elevati soprattutto a metà giornata. Fortuna vuole che nella splendida e lussuosa cornice dell'Hotel de Russie ci sia l'aria condizionata a non farci pesare l'attesa dell'arrivo di Paul Rudd ed Evangline Lilly, il magnifico duo di interpretati dell'atteso Ant-Man and the Wasp di Peyton Reed.
I due sono ospiti nella capitale per presentare alla stampa italiana il sequel del piccolo eroe formica, questa volta accompagnato da una spalla davvero... pungente. Le star si presentano sorridenti e solari, in abiti eleganti ma casual, e durante l'incontro ci parlano di famiglie (al plurale), ricordi e della loro esperienza nei rispettivi panni di Ant-Man e di Wasp, spiegandoci anche cosa significhi per loro fare parte del Marvel Cinematic Universe.

Piccoli eroi crescono

L'arrivo dei due attori è accompagnato dai classici saluti di rito, ma in pochi secondi si entra subito nel vivo: "Il film parla di eroi che si rimpiccioliscono. Vi è mai capitato di volervi sentire piccoli?", è una delle prime domande, accompagnata da un'altra alquanto curiosa: "Dopo questi due film, è cambiato il vostro atteggiamento nei confronti degli insetti?". Risponde subito Paul Rudd, ma non per assenza di galanteria, solo perché la collega ha un aneddoto più divertente da spiegare e le ci vuole più tempo: "Io sì, lo vorrei molte volte, in molte situazioni", spiega l'attore: "E sì, il mio atteggiamento verso gli insetti è sensibilmente cambiato: ora cerco di stare attento a non calpestare le mie amiche formiche, che tratto come se fossero delle sorelle". Rivela poi la Lilly: "Quando mi riguardavo su schermo in Lost insieme al cast della serie, inizialmente non mi sentivo a mio agio e avrei voluto davvero scomparire: pensavo di essere terribile. Per quanto riguarda gli insetti, personalmente li ho sempre amati. Da piccola mi mettevo questi bruchi neri e pelosi sul corpo e poi correvo per il mio quartiere a spaventare le altre bambine".
A Rudd viene poi sottolineato come lui sia "il secondo Ant-Man, quello simpatico", tanto da farlo sorridere e dichiarare: "Beh, Michael Douglas potrebbe obiettare questa osservazione. In ogni caso noi non facciamo altro che trasporre su schermo l'essenza dei personaggi a fumetti", e lo segue Evangeline Lilly sull'evoluzione del ruolo di Hope van Dyne a.k.a. Wasp: "Alla fine del primo film, vediamo Hope osservare il costume da Wasp, e lì avevo già il desiderio che il suo ruolo venisse ampliato. Volevo essere Wasp a tutti i costi e mi sono davvero impegnata molto per portare al cinema il personaggio nel miglior modo possibile".
Il primo Ant-Man è stato uno dei primi film dove si è sfruttata la CGI per ringiovanire un attore, in quel caso Michael Douglas, e da lì poi la Disney l'ha utilizzata in diverse occasioni come per Rogue One: A Star Wars Story o anche per Captain America: Civil War. Una tecnologia interessante, secondo Paul Rudd ed Evangeline Lilly: "Vi dico questo", dice l'attore: "Michael Douglas non aveva mai lavorato con Michelle Pfeiffer ed era davvero emozionato all'idea di condividere la scena con lei. Quando poi ha saputo che sarebbe stata ringiovanita di trent'anni, lo era anche di più. Non vi dico la sua reazione". La Lilly, invece, spiega: "Il mio primo approccio alla tecnologia è stato con Lo Hobbit. La produzione mi disse che sarebbe stato creato un mio clone digitale per utilizzarlo in diverse sequenze. La sua presenza, mi dicevo, significata la mia assenza, e inizialmente ero molto contrariata. Mi sono domandata: che futuro ci sarà per gli attori con questa tecnologia? Ma alla fine ho capito che è del tutto accessoria e funzionale e che non si può fermare l'inevitabile".

Tornando però al Marvel Cinematic Universe, i due interpreti hanno avuto modo di rivelarci cosa significhi per loro questo Universo Narrativo. E qui è la Lilly a cominciare: "Per me è un modo di evadere, di sentirmi bene. L'MCU ci fa stare bene e ci dà speranza per affrontare le innumerevoli sfide della vita. Ci ricorda che siamo coraggiosi". Gli fa eco Rudd: "Per quanto mi riguarda è stata una grande aggiunta alla mia vita, del tutto positiva. Poi è qualcosa che posso condividere con i miei figli. Nient'altro che gioia. L'MCU al momento ha davvero completato la mia vita".
Forse è per questo che Rudd preferisce proprio l'MCU al resto delle sue famiglie professionali: "Sì, devo ammettere che gli ultimi anni alla Marvel sono stati davvero straordinari. Fantastici". E della stessa opinione è la Lilly, ma non può non dimenticare il passato da naufraga in Lost della ABC: "La Marvel è un'ottima famiglia, ma sono stata in grado di raggiungere tutto questo soprattutto grazie alla famiglia di Lost. In quegli anni mi sono sentita davvero in famiglia, a casa, tanto da piangere ogni volta che terminavano le riprese di una delle sei stagioni. Poi ci trovavamo su di un'isola deserta e non avevo accanto né marito né figli, e il cast e la crew mi hanno dato davvero tanto".
E per concludere Paul Rudd ed Evangeline Lilly ci rivelano quali personaggi della fantasia sognavano di essere: "Io Hulk", scherza l'attore: "Ovviamente non ho ottenuto la parte". La Lilly dice invece: "L'elfo, e l'ho fatto ne Lo Hobbit, ma poi anche la Catwoman di Michelle Pfeiffer. Certo, non ho interpretato quel personaggio, ma almeno adesso Michelle è mia madre in Ant-Man and the Wasp. Quindi evviva: sto vivendo un sogno".

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