Animali Fantastici: I Segreti di Silente, l'evoluzione di Grindelwald

Parliamo dello sviluppo in itinere della grande nemesi del franchise cinematografico di J.K. Rowling attraverso l'analisi delle sue diverse iterazioni.

Animali Fantastici: I Segreti di Silente, l'evoluzione di Grindelwald
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Il ritardo è stato lungo e i problemi tanti, ma alla fine Animali Fantastici: I Segreti di Silente è finalmente uscito al cinema, portando una ventata di maturità differente nel complesso e travagliato franchise del Wizarding World (la recensione de I Segreti di Silente approfondisce il tutto). Tra le molte criticità riscontrate in fase produttiva, la più importante è stata la necessaria sostituzione di Johnny Depp nel ruolo di Gellert Grindelwald, villain assegnato infine a Mads Mikkelsen con grande risultato - perché sì, il nuovo Grindelwald funziona. Un recasting tanto facile sulla carta quanto veloce nella realtà, e questo grazie al concept con cui è stato pensato il personaggio sin dal primo capitolo della saga, a una personalità camaleontica dove è il contenuto delle sue azioni ad essere centrale.

Mutatis mutandis a seconda dei piani e degli obiettivi della grande nemesi della storia, è stato dunque possibile cambiare gli interpreti chiamati a incarnare l'insidioso nemico, in un'operazione simile ma differente da quella adottata nel 2009 da Terry Gilliam nel suo Parnassus, solo articolata in sei anni. L'intento è allora quello di analizzare le diverse iterazioni del personaggio e comprendere a fondo la trasformazione di Grindelwald, che con Mikkelsen dovrebbe infine aver trovato il suo volto definitivo (sempre che Animali Fantastici 4 non venga cancellato).

Il finto Auror

A incarnare originariamente un Grindelwald "sotto mentite spoglie" era stato chiamato Colin Farrell. Nel capitolo introduttivo della serie cinematografica il Mago Oscuro era presentato come una figura distante che stava creando disordine in Europa in nome di una crociata contro babbani e mezzosangue.

Uno spauracchio nel Vecchio Continente che, pur stuzzicando dubbi e malcontento in America, non sembrava ancora così vicino da poter far danno. In realtà Grindelwald era già arrivato al Ministero della Magia statunitense, sostituitosi all'Auror Percival Graves grazie all'ausilio della pozione polisucco. Per quanto inizialmente poco chiaro e confuso, l'obiettivo del potente stregone era quello di avvicinare il mite e abusato Credence Barebone - in verità Obscurus -, così da smascherare la comunità magica davanti ai No-Mag e aprire a una nuova epoca di supremazia dei purosangue sui più deboli e inferiori babbani.
Le intenzioni primarie di Grindelwald sono celate fino alla fine, così come nascosto è il suo vero volto. Farrell è un attore d'intensa espressività, al contempo austero ma elastico nel suo piglio interpretativo, capace infatti di infondere mistero, fascino e curiosità ai suoi personaggi. In questo senso, è chiaro col senno di poi il perché Matt Reeves lo abbia scelto nei panni del Pinguino nel suo The Batman, ma alla fine si comprende anche il paragone sopra citato con Parnassus, dove proprio Farrell condivideva lo stesso ruolo di Depp, solo venendo dopo anziché prima del collega. Nel caso di E dove Trovarli, Depp era stato ingaggiato invece come volto definitivo del Mago Oscuro... o almeno così doveva essere.

Il mago oscuro Glam

Il secondo capitolo del franchise è interamente dedicato alle mosse di Grindelwald, o per meglio dire ai suoi crimini, come suggerisce anche a chiare lettere il titolo del film. Dal particolare delle sue azioni confuse si passa alla sostanza vera e propria dei suoi obiettivi, sfruttando però un escamotage narrativo più elaborato.

Viene così alla luce un Mago Oscuro più glam e "carnevalesco", al netto di una crescita sensibile di carisma e presenza scenica. Look e caratteristiche sono state scelte da Depp in persona, dando una chiara a mercata personalità al personaggio, già qui sensuale e appagante anima politica anziché degradante e corrotto (nel fisico) uomo d'azione vecchio stampo.

L'intento è quello di riunire i suoi seguaci per metterli al corrente del futuro scoppio di una Seconda Guerra Mondiale causata dai no-mag.

Chiede di essere ascoltato e assecondato nella sua missione: mettere da parte le leggi che impediscono al Mondo Magico di palesarsi agli occhi dei babbani e prendere le redini del potere della società internazionale, di ribaltare lo status quo globale con forza e decisione. Parla in pubblico con ardente fermezza, il Grindelwald di Depp, mentre dietro muove le sue pedine alla ricerca di un sopravvissuto Credence, che vuole come sua arma segreta contro il temuto Silente, unico mago al mondo in grado di poterlo sconfiggere ma anche il solo a essere impossibilitato a farlo a causa di un apparentemente infrangibile patto di sangue. Dopo aver scoperchiato con malizia e manipolazione il malessere dilagante nella comunità magica internazionale (per giunta in quel di Parigi, in Francia, culla di rivoluzioni e insurrezioni), il nemico scompare nel nulla, perdendo però il patto di sangue in suo possesso e creando un intero fronte avversario deciso a contrastare la sua agenda sanguinosa e cataclismatica.

Il politico carismatico

Animali Fantastici sarebbe dovuto essere in qualche modo il ritorno di Johnny Depp in un franchise mainstream di punta, ma le cose non sono andate per il verso giusto. Ancora prima dell'uscita dei Crimini di Grindelwald, un nutrito numero di fan del Wizarding World aveva espresso dubbi e preoccupazioni nell'arruolamento dell'attore tra le fila del franchise, forse poco adatto a vestire il ruolo di un mago in realtà differente sulla carta, meno eccessivo ed estroverso, più composto e intrigante, sobrio e anima affine ma opposta a Silente.

L'istrionico Depp aveva costruito il suo look e la sua interpretazione su di un giovane ma più eccentrico e fluido Hitler, con tanto di taglio di capelli alla moda e baffo sottile e citazionista - tutto rigorosamente platinato, evidente, ostentato -, ma l'arrivo di Mads Mikkelsen come nuovo Grindelwald ha ristabilito quei criteri essenziali ed effettivamente richiesti per un'evoluzione di questo tipo, da infiltrato mascherato tra i suoi nemici magici (in un criterio caratterizzante prettamente fantasy) a politico carismatico, elegante e dai modi paurosi ma contenuti (guardando invece a qualcosa di più strutturato).

Mikkelsen ha dichiarato di non aver voluto imitare Depp, ma è chiaro come il suo approccio più schietto e minimalista abbia dato molto più peso ai contenuti del villain rispetto alla forma e all'apparenza dello stesso.

Adesso sappiamo che Mikkelsen è un severo critico del metodo grazie a una sua recente intervista, ma già mettere a confronto il suo Grindelwald con quello del predecessore può in effetti dare la giusta misura di un metro interpretativo basato solo su talento e rispetto del personaggio. Anche il mago oscuro di Mikkelsen è Hitler: il suo fervore politico, l'ideologia per la razza, le elezioni, la salita al potere nel cuore del Magico Mondo di Berlino. La differenza di sostanza sta nella manifestazione dell'ispirazione attraverso la performance, senza esibizioni istrioniche di forma. L'approdo dell'interprete nel franchise ha finalmente reso giustizia a un ruolo fino a questo momento troppo sbilanciato, trovando il giusto e sano equilibrio tra estetica e contenuto. Il rapporto esplicitato tra il Mago Oscuro e Silente non avrebbe avuto la stessa poesia e raffinatezza con il metodo interpretativo di Depp all'interno del personaggio, così come la sua potenza vocativa e ammaliante appare meglio valorizzata tra le mani di Mikkelsen, che senza mezzi termini avrebbe dovuto essere la prima scelta sin dall'inizio.

Eppure questo viaggio di trasformazione, ascesa e stabilizzazione ha fatto in modo di instradare Grindelwald lungo un percorso di crescita e mutamento che altrimenti, con tutta probabilità, non ci sarebbe stato. Ma, in fin dei conti, non vige anche qui il vecchio detto "meglio tardi che mai"... o era forse più attinente"meglio prima che dopo"? Immaginiamo che la scelta stia solo a voi.

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