Speciale American Pie - La serie

Tutte le torte di Jason Biggs & co.

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La notizia è stata di quelle talmente inaspettate da rimbalzare in fretta da una parte all'altra del web, spingendo da un lato a pensare che si trattasse dell'ennesima, tipica bufala diffusa dai maniaci di protagonismo che affollano la rete, dall'altro, in ogni caso, a porsi nello stato di impaziente attesa nei confronti del suo arrivo nelle sale cinematografiche.
Proprio così, perché, a quasi dieci anni di distanza da American pie - Il matrimonio (2003), terzo e ultimo capitolo - se si escludono i successivi quattro spin-off realizzati per il solo mercato dell'home video - della saga sul sesso più amata dai giovani statunitensi (e non solo), nessuno si sarebbe mai aspettato il ritorno sul grande schermo dell'intero, radunato gruppo di simpatici protagonisti, nonostante già a suo tempo fosse stato più volte annunciato un American baby. Quell'American baby che con il passare degli anni, appunto, ha finito per trasformarsi nell'American reunion che, diretto a quattro mani da Jon Hurwitz e Hayden Schlossberg, sceneggiatori del non disprezzabile American trip - Il primo viaggio non si scorda mai (2004), approderà in Italia nel Maggio 2012 con il titolo American pie: Ancora insieme. Mentre aspettiamo, quindi, perché non ripassare un po' i tasselli precedenti?

American pie - Il primo assaggio non si scorda mai (1999)

Dopo aver stretto un patto che prevede la perdita della verginità entro la fine del liceo, i quattro studenti diciottenni Jim (Jason Biggs), Kevin (Thomas Ian Nicholas), Oz (Chris Klein) e Finch (Eddie Kaye Thomas), non curanti degli sbeffeggiamenti da parte dello sbruffone Steve Stifler (Seann William Scott), procedono nella ricerca della compagna ideale con cui recarsi al ballo di fine anno e con la quale dividere la prima esperienza sessuale.
Quindi, tra Oz che fa conoscenza con Heather (Mena Suvari), cantante in un coro jazz, Finch che si crea una falsa fama di stallone, Kevin che tenta di intensificare i propri rapporti con la fidanzata Vic (Tara Reid), a sua volta consigliata dalla disinibita Jessica (Natasha Lyonne), e Jim che, in parte instradato dal padre (Eugene Levy), conosce la bizzarra Michelle (Alyson Hannigan) dopo un tentativo grottescamente fallito con la cecoslovacca Nadia (Shannon Elizabeth), prende forma quello che ha finito per trasformarsi istantaneamente in un vero e proprio classico del cinema per teen-ager.
Un classico sceneggiato da Adam Herz nel tentativo di riprendere le atmosfere dei film degli anni Ottanta (tra cui, sicuramente, la trilogia Porky‘s) e diretto da Paul Weitz - ma con il contributo del non accreditato fratello Chris, anche produttore del film - costruendo abilmente il percorso che conduce dalle pruriginose tempeste ormonali adolescenziali alla scoperta della magia dell'amore.
Quindi, passando da una serie di memorabili, tanto volgari quanto divertenti gag (citiamo solo l'ormai storico rapporto sessuale con la torta di mele e la birra "contaminata" bevuta da Stifler) al romanticismo scalda-cuore tipico delle migliori commedie indirizzate ai giovani (e non solo). Con tanto di splendida colonna sonora spaziante da Mutt dei Blink 182 a Sway di Bic Runga.

American pie 2 (2001)

Un anno dopo la notte in cui Jim, Kevin, Finch e Oz persero la verginità, i quattro, affiancati dall'immancabile Stifler, si accingono a trascorrere una memorabile vacanza estiva senza dimenticare, però, le donne. Infatti, Jim attende l'arrivo di Nadia e, intimorito dalla sua inesperienza in fatto di sesso, prende lezioni da Michelle, unica ragazza con cui ha avuto rapporti; Kevin tenta di riavvicinarsi sentimentalmente a Vic, che sembra ora dedicarsi a qualcun altro; Oz è in continuo contatto telefonico con Heather, in vacanza-studio in Spagna; Finch s'immerge totalmente alla meditazione orientale, in attesa dell'arrivo di colei che provvide a svezzarlo.
Chi pensava che non si sarebbero mai potute raggiungere le vette del primo, ottimo capitolo, è stato costretto a ricredersi, perché questo secondo, a firma del J.B. Rogers aiuto regista dei Farrelly Bros e in precedenza autore soltanto del gradevole Dimmi che non è vero (2001, con il citato Chris Klein protagonista), riesce addirittura a risultare superiore al confronto.
Probabilmente, a giovare all'insieme è anche l'ambientazione vacanziera, ma, in ogni caso, la sceneggiatura di Herz, come avviene nei migliori sequel, dimostra di saper recuperare la struttura del capostipite rimescolandone le carte in maniera ancora più efficace.
Non a caso, nonostante la non brevissima durata (siamo sui 108 minuti), la visione scorre via con notevole senso del ritmo, tra sequela di situazioni volte alla risata (su tutte, meritano la citazione l'incontro con due presunte lesbiche e l'incidente con la super colla) e morale sulla crescita legata all'importanza dell'amicizia che potrebbe perfino spingere alla commozione. Mentre Want you bad degli Offspring e Fat lip dei Sum 41 si rivelano soltanto due dei titoli sfruttati in maniera eccellente all'interno della ricca colonna sonora pop punk.

American pie - Il matrimonio (2003)

Jim e Michelle stanno ormai per diventare marito e moglie e, mentre il primo, sempre più nervoso, chiede al padre consigli utili per la futura vita matrimoniale, tutti i loro amici, insieme alle rispettive famiglie, si preparano ad accompagnarli all'altare.
Con Jesse Dylan - figlio del Menestrello Bob - al timone di regia, non poteva essere altro che una festa nuziale a chiudere quella che era partita come una trilogia da ridere sul percorso dell'amore in giovane età.
E a complicare le cose provvede l'arrivo di Cadence (January Jones), sorellina di Michelle, la quale scatena una vera e propria lotta per conquistarla tra Stifler e Finch, che provvedono anche a organizzare l'addio al celibato dello sposo insieme a Kevin.
Ma l'anonima presenza di quest'ultimo, che sembra quasi una comparsa, finisce per rientrare tra i difetti di un tassello più fiacco e decisamente meno riuscito dei due precedenti; tanto più che, oltre al fatto che Stifler venga trasformato da simpatico sbruffone dei primi due film in individuo piuttosto odioso e antipatico, del tutto assenti, in maniera inspiegabile, sono gli altri personaggi della serie.
Tra depilazioni pubiche, serate in bar gay e disgustosi imprevisti con escrementi di cane, si ridacchia fino ad approdare all'immancabile morale sui doveri coniugali... ma con l'impressione di trovarci più dalle parti di uno dei tanti derivati della serie che dinanzi al suo terzo episodio.

American pie - Band camp (2005)

Costretto a passare l'estate al campo della banda Tall Oaks, Matt Stifler (Tad Hilgenbrinck), fratello minore di Steve, intende tappezzare il posto di telecamere nascoste per poter realizzare un piccante filmino da inviargli. Mentre a contornarlo sono il timido compagno di stanza Ernie (Jason Earles), appassionato di tecnologia, il cinese Jimmy (Jun Hee Lee) e il ragazzo di colore Oscar (Omar Benson Miller), ne combina delle belle alla direttrice d'orchestra Elyse (Arielle Kebbel), da sempre vittima dei suoi scherzi.
Diretto dallo Steve Rash nella cui filmografia rientra il musicale The Buddy Holly story (1978), è il primo spin off straight to video della serie, collegato ai precedenti episodi solo grazie alla presenza di Sherman (Chris Owen) detto Sherminator e del padre di Jim, rispettivamente nei panni di un consulente di orientamento scolastico e del direttore del campo.
Con un cast comprendente anche la pornostar Ginger Lynn Allen, è chiaro, a partire dall'ambientazione, che l'intento sia quello di rifarsi ad American pie 2, del quale imita maldestramente la maniera di sfruttare la colonna sonora di pezzi pop punk e recupera a suo modo la morale relativa alla crescita.
Ma, come avvenuto in molti tentativi d'imitazione della serie, a essere privilegiata è soprattutto la volgarità, in particolar modo dal momento in cui il protagonista comincia a scontrarsi con Brandon Vandecamp (Matt Barr), odioso direttore d'orchestra di una scuola rivale. Bibitoni di saliva e tubetti di crema solare riempiti di sperma rappresentano il top del ributtante.

American pie - Nudi alla meta (2006)

Fidanzato con l'illibata Tracy (Jessy Schram) ma unico della sua famiglia a rischiare di terminare il liceo senza avere ancora mai fatto sesso, Erik Stifler (John White) ottiene dalla ragazza un "buono libertà" che, nel tentativo di essere all'altezza del suo cognome, decide di sfruttare per prendere parte alla sfacciata corsa annuale detta "Il miglio nudo", dove i suoi amici e le fanciulle più disinibite della scuola organizzano il week-end più svergognato che si sia mai visto.
Secondo spin off della serie, legato ancora una volta ai tre film originali grazie alla presenza del padre di Jim, vede alla regia Joe Nussbaum, in seguito autore di Sydney White-Biancaneve al college (2007) e Prom-Ballo di fine anno (2011).
Rispetto al tassello precedente, nel corso dei primi minuti di visione si ride di più, solo che l'insieme non tarda ad infiacchirsi pesantemente, tra partite di football contro un gruppo di nani e liquido seminale sparso a più non posso, causando addirittura la morte di una donna anziana già nel prologo.
Quindi, sebbene non sia assente il consueto risvolto romantico, si rischia non poco di perdere il discorso relativo al percorso verso l'amore, concetto basilare della saga, in favore di una sempre più accentuata volgarità. Oltre che del notevole aumento di gratuite tette al vento.

American pie - Beta House (2007)

Depresso in quanto lasciato dalla fidanzata, Erik Stifler (ancora John White) cerca di entrare insieme all'amico Cooze (Jake Siegel) nella spregiudicata confraternita Beta House, della quale fa parte lo scapestrato cugino Dwight (Steve Talley).
Quindi, tra sfide di gruppo e assurde prove, mentre la lotta per la supremazia del campus tra la Beta House e la Geek House si fa sempre più intensa, è chiaro che questo spin off diretto da Andrew Waller - che recupera dal precedente quasi tutti i protagonisti - tenda non poco a staccarsi del tutto dallo spirito della serie per avvicinarsi, invece, a quello che caratterizzò La rivincita dei nerds (1984).
E, sebbene il racconto iniziale relativo alle ragazze che vanno con i "secchioni" perché consapevoli del fatto che saranno i ricchi del futuro rasenti la genialità, i circa 85 minuti di visione si perdono presto in un noioso susseguirsi di gare di reggiseni da slacciare e gag più disgustose che divertenti, con il padre di Jim coinvolto stavolta nel ruolo di arbitro.
Tra squirting esagerati, eiaculazioni al ralenti e abbondanza di topless gratuiti, l'apice del nauseante lo si raggiunge nell'ambito di una sequenza-parodia de Il cacciatore (1978) che vede due sfidanti giocare alla roulette russa con pistole caricate di sperma di cavallo.
Forse il peggior capitolo in assoluto dell'intera saga.

American pie - Il manuale del sesso (2009)

Adolescenti vergini ma imbranati con le ragazze, Rob (Bug Hall), Nathan (Kevin M. Horton) e Lube (Brandon Hardesty) entrano casualmente in possesso del famigerato "Manuale del sesso" scritto dai precedenti alunni della scuola, constatando, però, che le preziose indicazioni in esso contenute sono incomplete a causa della mancanza di alcune pagine. Quindi, supportati dal padre di Jim, che ne fu il creatore, decidono di rintracciare tutti gli autori del testo per rimetterlo a nuovo.
Con la Rosanna Arquette di Pulp fiction (1994) nel ruolo della madre di Rob e apparizioni speciali di volti noti del piccolo e grande schermo, da C. Thomas Howell a Tim"Essere o non essere"Matheson, passando per il caratterista dell'horror Steve Railsback, il quarto spin off della serie, firmato con notevole senso del ritmo dal televisivo John Putch, si riallaccia in maniera evidente al capostipite (del resto, era lì che compariva il "Manuale del sesso"), del quale sembra quasi un rifacimento.
Non a caso, mentre troviamo in scena anche un altro Stifler (John Patrick Jordan), se lì era presente il focoso amplesso con torta di mele, qui lo abbiamo con un sandwich; mentre la divertente sequenza ambientata in chiesa altro non sembra che una variante di quella con le ricetrasmittenti in American pie 2, il cui soggetto, tra l'altro, era firmato dal David H. Steinberg qui sceneggiatore.
Forse è proprio per quest'ultimo motivo che ci troviamo dinanzi al più riuscito dei quattro tasselli succeduti alla trilogia cinematografica, della quale viene recuperato in pieno lo spirito, tanto che l'insieme potrebbe risultare superiore addirittura ad American pie - Il matrimonio.
Anche se il momento che vede coinvolto un alce lo si poteva tranquillamente evitare.

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