Alien - Director's Cut, in seconda serata il capolavoro di Ridley Scott

In occasione dell'Alien Day RAI 4 propone in seconda serata la versione director's cut del capolavoro horror / sci-fi di Ridley Scott.

Alien - Director's Cut, in seconda serata il capolavoro di Ridley Scott
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In occasione dell'Alien Day, evento mondiale avente luogo oggi per omaggiare il capolavoro di Ridley Scott con tanto di proiezioni nei cinema di ogni angolo del globo (in Italia in queste città: Roma (Cinema Adriano), Milano (Arcadia di Melzo), Firenze (The Space), Modena (Cinema Victoria), Torino (UCI) e Bari (UCI)), RAI 4 decide di riproporre in seconda serata alle 23 il primo film della saga nella sua versione "rimaneggiata" Alien - Director's Cut. Un'operazione frutto delle modifiche apportate dallo stesso regista che non va comunque a snaturare il fascino arcano di un'opera fondamentale dell'horror e della fantascienza. Aggiunte e piccoli tagli (tanto che la durata è inferiore di due minuti rispetto all'originale del 1979) che poco modificano l'essenza della pellicola, con la sequenza in cui Ripley rinviene dei bozzoli con il Capitano Dallas ancora vivo e supplicante di ucciderlo quale vera e propria novità parzialmente significativa. La storia anche in questa versione è naturalmente quella che tutti conosciamo. È in atto una caccia al bordo del Nostromo, piccola nave spaziale mercantile imbattutasi in un orrore oltre ogni immaginazione. Un risveglio anticipato per i sette membri dell'equipaggio che, destati dal letargo criogenico e convinti di trovarsi nei pressi della Terra, sono invece obbligati ad indagare su un segnale sconosciuto di possibile origine aliena.Tre di loro, atterrati sul pianeta dal quale proveniva il segnale, si imbattono in una creatura aliena e uno di loro viene aggredito. Condotta a bordo, la vittima si ritrova in uno stato di coma apparente, con un mostruoso essere a coprirgli il volto; ben presto l'entità misteriosa darà origine ad uno dei più iconici "villain" della storia dell'horror di matrice fantascientifica.

Le origini

In buona parte l'origine di questo caposaldo va assegnata ad un maestro della Settima Arte come Alejandro Jodorowski, in procinto qualche tempo prima di realizzare la trasposizione cinematografica di Dune. Progetto poi fallito ed affidato in seguito ad un altro grande come David Lynch, ma per il quale Dan O' Bannon e Ronald Shusett (curatori del soggetto) avevano collaborato con i disegnatori Chris Foss e Hans Ruedi Giger riutilizzando poi parte delle loro idee e lavori proprio per Alien. Lasciando in secondo piano le dispute legali tra la produzione e lo scrittore di fantascienza Alfred Elton van Vogt, autore nel 1939 di un romanzo le cui idee di partenza non erano molto dissimili da quelle viste poi nella pellicola, un altro grande merito nella creazione dello xenomorfo è ad opera del nostro compianto Carlo Rambaldi, capace di dar vita nel migliore dei modi ad un essere proveniente dai nostri peggior incubi.

La bella e la bestia

I meriti del primo Alien, ad oggi il più genuinamente primitivo e spaventoso della quadrilogia, sono innumerevoli e degni di un film invecchiato benissimo. Sfruttando un plot logistico e tempistico da slasher, in cui quasi tutti i protagonisti vengono inesorabilmente eliminati dal predatore / villain nascosto nell'ombra, Ridley Scott costruisce un crescendo di tensione implacabile, alzando a dismisura la frequenza dei battiti cardiaci dello spettatore impegnato anch'esso, come i personaggi, a fuggire, in uno spontaneo atto d'immedesimazione, dalla più terribile delle minacce. Un gioco del gatto e del topo ambientato in un'enorme struttura chiusa, l'astronave, immersa nello spazio più profondo e perciò ancor più paradossalmente claustrofobica. Stanze anguste, permeate da una perenne oscurità, che permettono alla creatura cacciatrice di elevarsi a pericolo costante, minaccia incombente e implacabile. Angoscioso nel senso più positivo del termine, il film vive dei suoi macabri contrasti e, dopo un inizio quasi "confortante" atto ad introdurre i vari membri dell'equipaggio, e una mezzora di apparente quiete che prelude alla tempesta, divampa poi in un'orgia di azione orrorifica in grado di regalare emozioni e sussulti in rapida e costante successione, donando alla figura di Ripley (un androginamente sensuale Sigourney Weaver) il ruolo di "una generazione", primigenia eroina al femminile in titoli di genere. Un terrore di gran fascino che punta su una messa in scena lugubre e misteriosa (in contrasto con la sci-fi classica del periodo) di una navicella dai mille problemi dove nessuno può dirsi veramente al sicuro, come dimostrato ulteriormente dal colpo di scena degli ultimi minuti. L'alieno made in Rambaldi è tra i più raccapriccianti mai visti al cinema fino a quel momento anche per la sua ibridazione con l'uomo, tanto che una delle scene più famose della saga, che vede per sfortunato protagonista il bravo John Hurt (e citata anche da un cult parodico quale Balle spaziali (1987)), venne girata tenendo all'oscuro gli altri interpreti su cosa sarebbe realmente accaduto. La loro reazione filmata su schermo è così di reale disgusto e mette ancor di più in comunicazione empatica il pubblico, che si trova a condividere timori ed emozioni genuine con l'equipaggio della Nostromo. La visione scorre in un baleno grazie ad un'equilibrata gestione del ritmo, priva di tempi morti, che si concentra su una concretezza diabolica che lascia senza fiato, lavorando psicologicamente sulla pura essenza del panico cinematografico e tracciando una linea di non ritorno del filone in questa ferale caccia all'ultimo sangue tra la Bella (Ripley) e la Bestia.

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