L'agente Smith: l'implacabile nemesi di Neo in Matrix

L'iconico villain principale della visionaria saga a sfondo cyberpunk è probabilmente uno dei personaggi meglio riusciti del franchise. Analizziamolo.

L'agente Smith: l'implacabile nemesi di Neo in Matrix
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Quando parliamo di brand cinematografici di successo non è mai detta l'ultima parola, come ad esempio nel caso di Matrix, la celebre saga a sfondo cyberpunk che proprio nell'ultimo periodo è tornata alla ribalta delle cronache visto che proverà a sorprendere nuovamente il pubblico con un quarto film, il cui titolo sarà Matrix Resurrections.
Nell'attesa quindi di vedere se la nuova avventura con protagonista Neo risulterà all'altezza delle aspettative, in questo speciale ci concentreremo sulla disamina del villain principale dell'intera saga, cioè lo spietato agente Smith (interpretato da Hugo Weaving), vera e propria nemesi dell'eroe, capace di metterlo in seria difficoltà in ogni occasione in cui compare.

Salve, signor Anderson

Nel primo film della saga firmata dalle sorelle Wachowski nel 1999, vediamo l'impiegato Thomas A. Anderson (che in realtà ha una seconda vita da hacker) venire a conoscenza di una sconvolgente verità: il mondo in cui ha vissuto da sempre non è nient'altro che una simulazione digitale creata da macchine senzienti che da moltissimo tempo hanno quasi del tutto sterminato l'umanità, usando i pochi superstiti come forma di sostentamento.
Una volta scoperto l'arcano, Neo (questo lo pseudonimo usato dal protagonista) si ritrova così in Matrix, un mondo fittizio - dove però se si muore succede lo stesso anche nella realtà - governato da precise regole e leggi, in cui oltretutto si muovono al suo interno degli spietati programmi (dalle fattezze simili ad agenti governativi) impegnati nel sedare qualsiasi tentativo di rivolta da parte degli umani.
Il più temuto (e all'apparenza imbattibile) agente presente in Matrix è Smith, una spietata macchina senziente dai poteri sovrumani capace di incarnare il male nella sua forma più pura, risultando di fatto un nemico con cui qualsiasi sopravvissuto non vuole avere assolutamente nulla a che fare.
L'aura di pericolosità che caratterizza l'agente Smith è uno dei suoi tratti distintivi, visto che fin dall'inizio a Neo viene fatto presente che resistere agli assalti di questi spietati nemici è un'impresa tutt'altro che facile.

Nonostante questo, lo stesso Neo fa da subito la conoscenza dell'agente Smith (quando è ancora addirittura dentro Matrix senza però averne coscenza), nell'iconica sequenza in cui il villain si reca nel posto dove lavora quella che diventerà la sua futura nemesi.
Smith, comunque, sarà una presenza costante tanto nella prima pellicola che durante l'intera saga, riuscendo anche a evolvere di film in film e risultando un personaggio ben scritto e, soprattutto, imprevedibile.
La caratterizzazione standard del nemico, cioè quella che vediamo nel primo Matrix, lo fa apparire come un agente intenzionato a estirpare quello che secondo lui è il male supremo (cioè l'umanità) con ogni mezzo a propria disposizione.
Smith risulta tanto crudele quanto profondamente sadico, intenzionato ad annullare sia fisicamente che psicologicamente i propri avversari, riuscendo con pochi semplici dialoghi (e con caratteristiche espressioni facciali) a rimarcare il suo grande senso di minaccia, rivolvengosi oltretutto a Neo chiamandolo sempre con il suo vero nome, a testimoniare la grande freddezza del personaggio, capace di ragionare in maniera molto schematica e senza alcun tipo di empatia.

Oltre ad abilità fisiche fuori scala capaci di mettere in seria difficoltà anche i ribelli umani più forti di sempre (lo stesso Neo, pur essendo l'eletto, si ritrova spesso in pericolo nell'affrontarlo) un grande focus è stato fatto anche per quanto riguarda il suo lato introspettivo, come vedremo nei film successivi.

Il villain risulta comunque un abile tattico, in grado di sfruttare a proprio vantaggio i punti deboli degli avversari, non solo sul piano fisico ma anche dal punto vista mentale, ad esempio con i desideri reconditi di uno dei membri della squadra di Morpheus, Cypher, per provare a dare il colpo finale all'ultimo barlume di resistenza umana.
Allo stesso modo, il villain riesce ad adattarsi perfettamente al tipo di situazione in cui si trova, risultando aggressivo e feroce durante i combattimenti, ma disposto anche a dialogare in modo pacato con i suoi bersagli pur di ottenere ciò che vuole.

L'agente Smith nella saga

Seppur il primo film possa in realtà considerarsi a sé stante, con i successivi capitoli creati come un unico blocco narrativo (cioè Matrix Reloaded e Revolutions), si è cercato di espandere ancora di più l'universo stesso della saga sci-fi, puntando talvolta su alcuni concetti forse esageratamente intricati (basti pensare alla scena con protagonista l'Architetto) ma comunque in grado di suscitare il giusto interesse negli spettatori.
L'agente Smith risulta uno dei personaggi meglio gestiti dell'intera saga, dimostrandosi in grado di evolvere attraverso la sua presa di coscienza finale aumentando a dismisura il proprio potere.
Quando infatti viene sconfitto alla fine del primo film, la sua disfatta assume il valore di una vera e propria rivelazione, diventando addirittura più uomo e meno macchina attraverso la sua volontà di staccarsi da Matrix, trasformandosi in una cellula impazzita capace di agire per il proprio tornaconto personale, arrivando in seguito a diventare un problema per lo stesso mondo delle macchine.
Cult anche i numerosi scontri corpo a corpo che lo vedono protagonista, come quelli finali del primo e del terzo film così come l'iconica battaglia tra Neo e numerorissime copie dell'agente vista in Matrix Reloaded.
Pur quindi evolvendo dal punto di vista caratteriale, la tremenda ossessione verso Neo già presente fin dal primo film non esita in alcun modo a scemare, aumentando invece di intensità, fino a travalicare i confini del mondo reale in Matrix Revolutions.

L'agente Smith, nonostante sia un programma di Matrix (e quindi soggetto alle sue regole), risulta forse l'entità meno controllabile dell'intero sistema virtuale, vero e proprio personaggio contrapposto a quello dell'eletto.
Sia Neo che Smith sono parte integrante della stessa realtà, rappresentano la netta dicotomia bene/male - con il primo elemento che non può esistere senza l'altro.
Il grande legame che li unisce torna proprio nei sequel, così come nello scontro finale del terzo film, rifacendosi proprio a quanto visto nella prima pellicola, in cui l'interconnessione, anche a livello fisico ed emotivo tra i due personaggi, era più che mai palese.
Talmente forte da travalicare Matrix, visto che Neo dovrà affrontare il suo tremendo avversario tanto nel mondo reale come in quello virtuale.
La capacità dell'agente Smith di riprodursi in maniera infinita, inglobando a sé tutto ciò che tocca (potere che ottiene dal secondo capitolo in poi), riesce a renderlo una minaccia implacabile che non può essere fermata in alcun modo, in grado di trasformare lo stesso villain in un virus inarrestabile (altra analogia con la prima pellicola, in cui Smith paragona però gli umani ai virus, incurante del fatto che si trasformerà successivamente in tutto ciò che ha sempre odiato).

Lo stesso macrotema della scelta, uno dei più caratteristici dell'intera trilogia, ritorna prepotente tanto attraverso la caratterizzazione di Neo quanto quella dello stesso Smith, quest'ultimo solo in apparenza profondamente sicuro di sé per via della sua natura artificiale.
Smith è in realtà molto fragile perché incapace di comprendere l'animo umano e di conseguenza tutte le sue infinite variabili, come testimoniato dal monologo presente nello scontro finale dove il villain, seppur all'apice del suo potere, non riesce a capacitarsi del fatto che un semplice uomo sia riuscito a tenergli testa per così tanto tempo.

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