Addio a Wolfgang Petersen, re dei blockbuster

Il regista tedesco si è spento venerdì scorso, ma la sua filmografia gli sopravvive a riprova dell'importanza fondamentale che ha avuto per il cinema.

Addio a Wolfgang Petersen, re dei blockbuster
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Scegliere un solo titolo che possa riassumere ed esaltare le gesta tecniche di uno dei registi più importanti dell'era contemporanea sarebbe semplice nella maggior parte dei casi, ma non quando si parla di Wolfgang Petersen. Il cineasta tedesco si è distinto dai suoi colleghi per la straordinaria capacità di affrontare temi e produzioni completamente diversi tra di loro, cominciando dalle prime opere in patria per poi arrivare ai blockbuster hollywoodiani, con un'America innamorata dell'abilità certosina di un uomo capace di elevare verso nuove vette i generi dell'action e del thriller.

Il cineasta tedesco si è spento venerdì scorso nella sua abitazione di Los Angeles, circondato dai parenti che hanno preferito piangerlo in maniera riservata prima di informare il mondo della gigantesca perdita appena subita, spezzato da un cancro al pancreas all'età di 81 anni. La consapevolezza dell'importanza delle sue opere per l'intero mondo cinematografico non basta a smorzare il dolore del lutto, ma allieva con nostalgico affetto l'ultimo addio ad uno dei più grandi registi di sempre.

Gli inizi abbaglianti

Petersen nacque nel 1941 ad Emden, una cittadina della Bassa Sassonia tedesca, interessandosi fin da ragazzo al mondo del cinema e producendo i primi cortometraggi mentre ancora frequentava il liceo, per poi passare alla scuola di recitazione e al lavoro sul set una volta raggiunta la maggiore età. Lavora per la televisione per pochi anni prima di dare alla luce il suo primo film, Einer von uns beiden, un thriller che spicca grazie alle abilità registiche del suo creatore: la cura infusa nel titolo gli permette di guadagnarsi la regia di Das Boot (in italiano U-Boot 96), il film tedesco più costoso mai realizzato prima d'allora.

La claustrofobica storia del comandante Prochnow e del suo equipaggio ribalta lo stereotipo del soldato tedesco vile e canaglia che troneggia nella narrazione comune, usando la Seconda Guerra Mondiale come pretesto per denunciare tutti i conflitti. Girato quasi per intero all'interno di un sottomarino con la precisione degna di un documentario, il film incassa sei candidature ai Premi Oscar (tra cui miglior film e miglior sceneggiatura per Petersen), è considerato un capolavoro senza tempo e spalanca le porte di Hollywood al regista, il quale - prima di lanciarsi nella lussuosa vita a stelle e strisce - imprime nuovamente il suo nome nella storia del cinema tedesco dirigendo La Storia Infinita, l'adattamento del fantasy scritto da Michael Ende.

La produzione batte nei costi il precedente Das Boot ma guadagna 100 milioni di dollari in tutto il mondo, diventando uno dei film più popolari di sempre (noi lo abbiamo inserito tra i migliori film con i draghi) e mettendo in mostra la straordinaria abilità di Petersen nel gestire tematiche molto diverse da quelle che lo avevano consegnato alla fama globale, una caratteristica che lo farà diventare uno dei registi più gettonati d'America.

La popolarità americana

La prima opera filmata ad Hollywood fu Il mio Nemico, che nel 1985 porta sullo schermo il romanzo breve di Barry Longyear raccontando della colonizzazione spaziale da parte dell'umanità e dei suoi conflitti con la specie aliena dei Drac, utilizzando quindi un contesto fantascientifico per denunciare ancora una volta le barbarie della guerra. Da quel momento Petersen è chiamato a dirigere i più grandi blockbuster a tema action-thriller che erano in produzione in quegli anni, lavorando fianco a fianco con attori del calibro di Clint Eastwood, John Malkovich, Harrison Ford e Kevin Spacey, prima di mettersi alla regia di un altro cult assoluto come La Tempesta Perfetta.

La vera storia del peschereccio Andrea Gail sballottato dai flutti causati dall'Uragano Grace permette a Petersen di scandagliare ancora la terrificante potenza del mare dopo Das Boot, un elemento naturale che lo ha affascinato sin da piccolo, ma è nel 2004 che il regista tedesco ritorna per essere acclamato a livello mondiale: il suo Troy non riportò certo sul grande schermo l'Iliade così come venne raccontata da Omero, ma questo colossal epico fu un successo strepitoso al botteghino guadagnando quasi mezzo miliardo di dollari, un traguardo raggiunto proprio grazie alla regia di un Petersen ispiratissimo nel dirigere le sue scene d'azione (qui abbiamo analizzato la strepitosa battaglia tra Achille e Boagrius).

La sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile nella vita di amici e parenti, e si riverbera anche nell'affetto provato da un pubblico che ha dimostrato a più riprese di amare le sue maestose opere. Il suo lascito resiste però alla fatalità della morte ed è impresso a fuoco negli annali del cinema, perché quella di Wolfgang Petersen non poteva essere una storia infinita, ma è stata sicuramente una storia indimenticabile.

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