Addio Angela Lansbury, la strepitosa carriera della Signora in Giallo

Ci lascia la celebre interprete di Jessica Fletcher ne La signora in giallo, icona per intere generazioni tra cinema, tv e teatro

Addio Angela Lansbury, la strepitosa carriera della Signora in Giallo
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Ci sono attori o personaggi televisivi che, in un modo o nell'altro, con il tempo diventano di famiglia. Angela Lansbury è una di loro, un volto che ha accompagnato generazioni al cinema e in tv, soprattutto (e per quanto si voglia lodare una carriera comunque straordinaria, è impossibile negarlo) con la sua Jessica Fletcher. Dopo quasi ottant'anni di carriera, passando per più di cento produzioni tra grande e piccolo schermo, oltre che un'attività costante in teatro (unica attrice dopo Julie Harris e Audra McDonald ad aver vinto ben 5 Tony Awards, escludendo il Tony Award alla carriera), ben due stelle nella Hollywood Walk of Fame e l'Oscar onorario nel 2014, Angela Lansbury è morta l'11 ottobre, all'età di 96 anni.

Nata a Londra nel 1925, scappò dall'Inghilterra per via della guerra e prestissimo iniziò a dedicarsi al musical, fino ad essere a soli 19 anni sotto contratto con la MGM ad Hollywood. Nonostante il successo sul suolo americano, il paese natio non l'ha dimenticata: infatti, nel 2013 la Regina Elisabetta II l'ha insignita del titolo di Dama di Commenda dell'Ordine dell'Impero Britannico. Un'artista a tutto tondo che ha sempre brillato tra commedia, musical e crime story, risultando incisiva in ogni ruolo e non disdegnando partecipazioni vocali in film d'animazione come La bella e la bestia (Mrs. Bric) o Anastasia (Imperatrice Maria).

Una grande versatilità al servizio del grande schermo

Iniziare la propria carriera diretta da George Cukor (regista premio Oscar nel 1965 per My Fair Lady) e ottenere proprio per il film in questione, Angoscia (Gaslight, del 1944) una nomination agli Oscar, forse non poteva neanche sognarlo quella giovane donna fuggita dalla guerra non troppi anni prima.

Il film con protagonista Ingrid Bergman e Charles Boyer iniziò a far circolare il nome dell'attrice inglese, tanto che l'anno successivo arrivò la seconda candidatura per la sua interpretazione della dolce Sybil Vane nell'adattamento de Il ritratto di Dorian Gray (1945, di Albert Lewin). Ruolo che le permise di mettere le mani sul suo primo Golden Globe. Cosa desiderare di meglio? Negli anni seguenti Lansbury iniziò a sperimentare, recitando in titoli molto diversi tra loro, adattando il suo talento a vari generi: tra essi, basti ricordare Le ragazze di Harvey (1946), con Judy Garland, o La lunga estate calda (1958), con Orson Welles e Paul Newman. Celebre, più tardi, la sua presenza nell'amato film Disney Pomi d'ottone e manici di scopa (1971). Nel 1962 arrivò la terza candidatura agli Oscar e il secondo Golden Globe grazie a Va' e uccidi (The Manchurian Candidate), in cui impersonò una madre manipolatrice, vera e propria personificazione della malvagità (personaggio inserito al ventunesimo posto nella lista dei 50 migliori cattivi del cinema americano, stilata dall'American Film Institute, davanti, per citarne uno, al Jack Torrance di Shining).

Quest'opera evidenzia la duttilità dell'attrice e del suo volto, quasi senza tempo, adattabile ad ogni tipo di personaggio, specie quelli di madre e moglie di mezz'età, che segnarono la prima parte della sua carriera (spesso trovandosi a lavorare con attori decisamente più adulti nel ruolo di mariti e quasi coetanei come figli).

Proprio tali casting furono però tra vari motivi che la spinsero verso ciò che la renderà una vera e propria icona del Novecento: recitare ne La signora in giallo, infatti, significò per lei uscire da quelle produzioni in cui era stata confinata nel ruolo di madre/moglie, spesso non centrale (anche se, come ha spesso dichiarato, quel ruolo in Va' e uccidi fu il suo preferito), potendosi mettere in gioco con qualcosa di parzialmente diverso. Non prima però di passare, nel 1980, dalla Miss Marple di Assassinio allo specchio (dopo esser stata tra i protagonisti di Assassinio sul Nilo del 1978), quasi un'anticamera del ruolo in tv.

Il successo in giallo

La carriera televisiva iniziò già nel 1950, tra serie antologiche e comparsate come guest star. Il 1982 fu l'anno della candidatura agli Emmy Award per la partecipazione alla miniserie Gloria Vanderbilt, al fianco di Bette Davis e Christopher Plummer.

Ma Angela Lansbury e televisione rimandano subito a Jessica Fletcher, la scrittrice protagonista del longevo show La signora in giallo (Murder, She Wrote, andato in onda sulla CBS dal 1984 al 1996 con l'aggiunta di quattro film per il piccolo schermo), la sua definitiva consacrazione internazionale. Dodici delle diciotto nominations agli Emmy (neanche uno però portato a casa) sono infatti legate a questa serie. Non è facile comprendere cosa segnò il grande successo del titolo - basato su un fortunato schema narrativo fisso ricorrente e per certi versi esilarante, dato che la morte sembrava seguirla ovunque, dagli Stati Uniti all'Egitto, con risvolti assurdi e imbarazzanti - ma uno dei motivi fu sicuramente la sua presenza. Già cinquantanovenne (forse non il miglior momento per raggiungere l'apice della propria fama oggi, men che meno negli anni Ottanta), Angela Lansbury sembrò subito perfetta nella parte, nata per quel ruolo e per saldare nell'immaginario collettivo la scrittrice detective, che inizialmente non doveva neanche interpretare (il ruolo fu pensato per Jean Stapleton, che rifiutò).

Atteggiamento, movenze, espressioni - senza escludere l'iconicità di acconciature e abbigliamento - che non potevano non avvicinare lo spettatore a quella buffa, curiosa ma intelligentissima anziana, al punto da poter vedere in lei la propria nonna, zia, sorella o madre, a seconda di chi guardava.

Dopo anni di assenza, Nanny McPhee, I pinguini di Mr. Popper e Il ritorno di Mary Poppins avevano segnato il breve ritorno alla recitazione per il grande schermo (in Glass Onion - Knives Out, in uscita a breve, la sua ultima apparizione). Con la sua scomparsa è facile sentire quel senso di nostalgia che si ha per i ricordi familiari. E forse osservando il ricordo delle star di Hollywood, ci si rende conto di non essere i soli a sentirlo.