Speciale ACAB

Stefano Sollima ci parla di A.C.A.B.

Articolo a cura di
Marco Lucio Papaleo Marco Lucio Papaleo inizia a giocherellare sulle tastiere degli home computer nei primissimi anni '80. Da allora, la crossmedialità è la sua passione e sondarne tutti i suoi aspetti è la sua missione. Adora il dialogo costruttivo, vivisezionare le opere derivate e le buone storie. E' molto network e poco social, ma è immancabilmente su Google+.

Il film di Stefano Sollima in uscita il 27 gennaio è tratto dall'omonimo romanzo di Carlo Bonini - edito in Italia da Einaudi - e basato su una storia vera. “ACAB” è l'acronimo di "All cops are bastards" ("tutti i poliziotti sono bastardi") un motto che, partito dal movimento skinhead inglese degli anni Settanta, è diventato nel tempo un richiamo universale alla guerriglia nelle città, nelle strade, negli stadi.

Cobra (Piefrancesco Favino), Negro (Filippo Nigro) e Mazinga (Marco Giallini) sono tre “celerini bastardi”. “Celerini”, così si sentono, più che poliziotti. Sulla loro pelle hanno imparato ad essere bersaglio perché vivono immersi nella violenza. In una violenza che diventa lo specchio deformante di una società esasperata, di un mondo governato dall’odio che ha perso le regole e che loro vogliono far rispettare anche con l’uso spregiudicato della forza.
Nel momento forse più delicato delle loro esistenze, quando la vita privata arriva alla resa dei conti, incontrano “il futuro” in una giovane recluta, Adriano (Domenico Diele), appena aggregata al loro reparto.
L’educazione di Adriano alla legalità, all’ordine, all’applicazione anche violenta della legge è la lente per raccontare il controverso “reparto mobile” con un inedito sguardo dall’interno, sullo sfondo dei più sconcertanti episodi di violenza urbana accaduti in Italia negli ultimi anni, dal G8 di Genova fino alla morte di Gabriele Sandri.

Stefano Sollima: Note di regia

ACAB“ è un viaggio nel mondo chiuso e controverso del reparto mobile, spesso guardato con distacco da tutto il resto della Polizia e con sospetto e diffidenza dai cittadini.
Le vicende pubbliche e private di Cobra, Negro e Mazinga - tre celerini storici - e della giovane recluta Adriano mi hanno permesso di raccontare il controverso “reparto mobile” con un inedito sguardo dall’interno, sullo sfondo dei più sconcertanti episodi di violenza urbana accaduti in Italia negli ultimi anni.
Sotto l’ombra inquietante di quanto successo al G8 di Genova nel 2001 si susseguono infatti la morte dell’Ispettore Filippo Raciti, il 2 febbraio 2007, il caso di Giovanna Reggiani, aggredita, violentata ed uccisa da un romeno nei pressi della stazione di Tor Di Quinto il 30 ottobre 2007 e infine, la morte di Gabriele Sandri, il tifoso della Lazio che l’11 novembre 2007 venne ucciso in una stazione di servizio da un colpo di pistola esploso dall’agente della polizia stradale Luigi Spaccarotella.
Ed è proprio durante i violentissimi scontri tra ultras e poliziotti che si susseguirono a Roma quella notte che le storie dei nostri protagonisti vanno a concludersi, intrecciando i loro destini con un'esplosione di violenza che è stata il culmine di anni di tensioni sociali e di scontri tra forze dell'ordine e ultras.
Il film, nonostante sia immerso nei fatti più sanguinosi ed inquietanti degli ultimi anni, non vuole essere un film di denuncia sociale, o meglio, non solo.
È soprattutto una storia di uomini.
Ripresa con uno stile visivo asciutto, realistico, attento a ricercare nelle pieghe del racconto gli aspetti umani, sentimentali, quelli umoristici e persino grotteschi delle sue vicende e dei suoi protagonisti. Alternando i momenti spettacolari e grandiosi a quelli più intimi e privati, senza alcuna retorica o demagogia.
O magari ascoltando, tra le altre, l’irriverente “Police on my back” dei Clash, l’energica “All Cops Are Bastards” dei 4 skins, l’ipnotica “Snow” dei Chemical Brothers e soprattutto “Seven Nation Army” dei White Stripes, il cui giro di basso introduttivo è diventato la base musicale dei cori dei tifosi negli stadi di tutto il mondo.
Ancora il mondo dei poliziotti, degli antagonisti e degli ultras, declinato questa volta musicalmente, quasi a completare il quadro. Un film poliziesco, quindi, di genere, che è soprattutto un racconto di amicizia, fratellanza, di ricerca di sicurezza e ordine, ambientato in un paese sempre più attraversato dall’odio, sempre più radicalizzato nelle sue posizioni, che compone certamente uno sfondo sconfortante, da cui però è bene non distogliere lo sguardo.
Stefano Sollima

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