Abbiamo visto i primi 12 minuti di Mortal Kombat: uno spettacolo

Vi raccontiamo l'inizio del reboot cinematografico prodotto da James Wan e alcune curiosità rivelateci dal regista Simon McQuoid.

Articolo a cura di

La primavera cinematografica mainstream sembra tutta in mano a Warner Bros. Poche ore ci separano ormai del debutto su Sky dell'interessante Zack Snyder's Justice League, mentre a fine marzo debutterà al cinema (dove possibile) e su HBO Max l'attesissimo Godzilla vs Kong di Adam Wingard. Già questi due progetti basterebbero a consegnare in mano le chiavi della mezza-stagione cinematografica alla major, che però per metà aprile ha in serbo un altro grande e gradito titolo: il reboot cinematografico di Mortal Kombat prodotto da James Wan e diretto dall'esordiente (per un lungometraggio) Simon McQuoid. Si tratta di un nuovo adattamento cinematografico dell'omonima saga videoludica di picchiaduro creata da Ed Boon e John Tobias che si prefissa l'importante obiettivo di rilanciare sul grande schermo il franchise, trasposto precedentemente in live-action nel 1996 nell'omonimo cult firmato Paul W.S. Anderson.

L'ambizione di genere è tanta: restituire uno sguardo cinematico ancorato alla mitologia e alla coerenza coreografica della saga, imbastendo un susseguirsi di combattimenti e un approfondimento psicologico e anche dialogico di un folto parterre di lottatori, da Scorpion a Sub-Zero, passando per Shang-Tsung e Sonya Blade. Meno effetti speciali e più artigianato, set pieces come negli anni '90, location mirate e interpreti eterogenei per rispettare il valore della diversificazione e dell'inclusività, oltre che rendere coerente il casting (senza nessuna star importante per scelta prima, per necessità poi). Grazie a Warner Bros., comunque, abbiamo avuto modo di poter vedere in super-anteprima i primi 12 minuti del film, praticamente l'intero prologo, intervistando successivamente il regista, che ci ha svelato qualche curiosità. Le prime impressioni? Continuate a leggere.

Ready? Fight!

L'impatto iniziale con Mortal Kombat è più che soddisfacente e balza all'occhio una cosa: la fedeltà con cui McQuoid e Wan hanno voluto approcciarsi al franchise, non solo rispettando i canoni della serie ma anche quelli cinematografici legati all'editing e al montaggio di un film di genere a tema arti marziali. McQuoid infatti ne è convinto: "Mortal Kombat è qualcosa che trascende sia il cinema che il videogioco. Certamente è iniziato come videogioco ma ora ha una mitologia e una sua lore talmente vivida e ampia da essere diventato altro". Ed è soprattutto quella mitologia e quella lore che da Wan a McQuoid, fino ad arrivare al co-produttore Todd Garner, la produzione ha voluto omaggiare con fare più che ossequioso.
Questo non riguarda dunque solo ed esclusivamente la violenza e la brutalità degli scontri, la veemenza dei combattenti o i move set così particolari e unici, perché le radici scendono profonde fino alle rivalità storiche, proprio a partire dal prologo e da quella più famosa e importante di tutte: Scorpion vs Sub-Zero. L'inizio del film è infatti lo stesso identico del primo capitolo del videogioco, già visto di recente in formato animato nel bellissimo Mortal Kombat Legends: Scorpion's Revenge, solo qui meno "esagerato" perché lontano dalle possibilità di stilizzazione che regala l'animazione. C'è comunque una profondità emotiva evidente, messa immediatamente in risalto. Il focus inizia direttamente dal worldbuilding: "La costruzione del mondo d'azione per noi è stata forse la prima cosa essenziale", dice McQuoid: "Oltre alle arti marziali, poi, ci sono super poteri, elementi fantastici incredibili. È un film che mischia molti generi e lo fa attraverso le diverse storyline e gli ambienti che circondano i protagonisti".

Mortal Kombat si apre infatti nel 1600, nel piccolo villaggio degli Shirai Ryu, leggendario clan ninja guidato dallo sprezzante Hanzo Hasashi (Hiroyuki Sanada). Il filo della storia è poi identico a quello della saga videoludica: il villaggio viene attaccato dal clan rivale dei Lin Kuei guidato da Bi-Han (Joe Taslim) in un momento di quiete.

Tutti gli esponenti dello Shirai Ryu vengono assassinati, compresa la moglie e il figlio maggiore di Hanzo, che in preda al dolore e a una furia omicida incontrollabile stermina uno dopo l'altro i Lin Kuei fino ad affrontare Bi-Han - che però lo sconfigge e uccide grazie ai suoi poteri di ghiaccio. Il racconto è insomma fedele al 100% all'originale, ma la cosa davvero importante è un'altra: il massacro e la violenza con cui tutto ciò viene mostrato.
Rispettare Mortal Kombat significa infatti abbracciare il canone sanguinolento che da sempre lo contraddistingue, e fortunatamente James Wan e Simon McQuoid non hanno lavorato con il freno a mano tirato.

Quando Hanzo attacca, è una furia: i kunai attraversano teste che spaccano in due, le sue armi con catena sventrano e squartano con una rapidità e un dinamismo assuefacenti. Questo è proprio merito di quello che dicevamo all'inizio: il rispetto del genere. Il regista e il direttore della fotografia puntano infatti a un montaggio non serratissimo per seguire da vicino lo scontro e le straordinarie coreografie, portando lo spettatore all'interno dell'azione e della ferocia - seppure armonica, quasi suadente - dei corpo a corpo.

A tratti la violenza straborda e il sangue è copioso, altre lo scontro è una danza in cui ha la meglio chi conosce meglio l'arte marziale di riferimento. In tutto questo, la visione (onestamente sorprendente, nel senso che da un esordiente non ce l'aspettavamo) di McQuoid è chiara, vivida, diretta: la competizione e la violenza esistono come forme di completamento delle rivalità in gioco e dei meccanismi psicologici atti a portare avanti la storia. Non sembra esserci nulla di fine a se stesso e tutto appare invece costruito nella più totale devozione dei protagonisti e del torneo. Insomma, da questi primi 12 minuti ci aspettiamo qualcosa capace di scuoterci fin dentro le budella. Appuntamento al 16 aprile.

Quanto attendi: Mortal Kombat (James Wan)

Hype
Hype totali: 71
74%
nd