A Star Is Born, una storia fatta di remake su remake

In concomitanza con l'uscita di A Star Is Born, ripercorriamo la storia dei numerosi remake del film con Lady Gaga.

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A Star Is Born, ultima fatica di Bradley Cooper (attore, regista, sceneggiatore e produttore) e Lady Gaga, è stato accolto con ben 8 minuti di standing ovation all'ultima Mostra del Cinema di Venezia e un buon successo di botteghino in America, secondo solo a Venom. In questa sede, invece di addentrarci nei dettagli di questa ultima uscita, andremo a raccontare la peculiare storia cinematografica del film, che ha visto ben quattro passate versioni prima dell'attuale. Il film, inoltre, non è sempre stato proposto come musical, anzi nelle sue due prime edizioni poneva l'attenzione sullo star-system hollywoodiano e sul "lato oscuro" del mondo fintamente dorato del cinema losangelino.

What price Hollywood? (1932)

Sebbene non sia lo stesso soggetto, What price Hollywood? è la prima opera ispiratrice dei successivi film della "serie". Girato nel 1932, in piena golden age, dalla RKO, il film segue la storia della cameriera Mary Evans, la quale coltiva il sogno di diventare una stella del cinema. L'incontro fortuito con Maximillian Carey, regista affermato, si rivela essere il trampolino di lancio per la novella attrice, ma anche l'inizio di una spirale romantica e autodistruttiva.
La pellicola si concentra su una doppia narrazione rosa, ponendo Mary in bilico tra l'amore sincero e vero di Lonny Borden (un giocatore di polo) e quello disperato di Maximillian. La storia quindi si dipana attraverso il dualismo tra realtà e finzione, tra amore e ossessione, tra Hollywood e la vita dei "comuni mortali", fornendo una risposta semplice e crudele: c'è sempre un prezzo da pagare.
La pellicola però, complici anche le forti titubanze della produzione, non riesce a spingere sull'acceleratore, finendo per raccontare solo a metà il problema dello star-system, cercando al contrario di focalizzarsi sugli intrecci personali e sui problemi dei singoli personaggi, quasi a giustificare con mosse da operetta i rovesci di fortuna dell'uno o dell'altro.

A Star Is Born (1937)

Chiunque abbia visto i precedenti titoli, o si sia interessato alla sinossi del film di quest'anno, non può non aver notato la fortissima vicinanza di What price Hollywood? con le successive pellicole - le quali però, lo si ripete, nulla hanno a che vedere in termini di soggetto e diritti d'autore. La spiegazione è da ritrovare nel primo A Star Is Born, girato nel 1937 e prodotto da David Selznick, precedentemente produttore esecutivo proprio per la RKO. Selznick apprezzò da subito le potenzialità del copione di What price Hollywood?, vedendo nello script un dietro le quinte rivoluzionario e avanguardistico. Per questo motivo, quando decise di aprire un proprio studio di produzione (la Selznick International Pictures), spinse per la scrittura di un progetto affine, che si concentrasse però sullo squarciare il velo dorato della Hollywood patinata.
La pellicola è brutale, narrativamente violenta, spietata nel descrivere, finalmente, un sistema che spreme chi ne fa parte, schiacciando chiunque nei suoi ingranaggi. Nonostante questo, tra la spirale autodistruttiva del protagonista, e la fama crescente dell'eroina, l'amore e il sentimento umano si impongono - anche se giustamente senza lieto fine. La pellicola, oltre ad ammiccare alle tragiche storie di John Bowers, Colleen Moore e John McCormick, fu anche un grande successo di critica e pubblico, vincendo due Oscar su sette nomination.

I due drama-musical (1954 e 1976)

Nel 1952 George Cukor (regista proprio di What price Hollywood?), fu avvicinato dalla Warner Bros per girare un remake musicale di A Star Is Born. Il regista inizialmente rifiutò, viste le nette somiglianze con il suo precedente film, questione che poneva la nuova produzione in maniera antitetica rispetto a quanto già fatto dallo stesso, in una sorta di autocitazione. La casa produttrice però riuscì a sedurlo, complice l'opportunità di girare in technicolor, l'ampio budget e la presenza di Judy Garland nel ruolo di attrice protagonista. Il film fu funestato da problemi già a partire dal casting, con Cukor che lavorò alla lettura del copione insieme a Cary Grant, il quale rifiutò all'ultimo il ruolo. Sorte simile anche per Sinatra e Bogart, che furono osteggiati dalla Warner.

Alla fine fu scelto come protagonista maschile James Mason, una scelta particolarmente azzeccata non solo per la grande presenza scenica dell'attore inglese, ma anche per la sua peculiare storia di villain hollywoodiano, che conferì al personaggio di Norman Maine un tocco spiccatamente oscuro. Il film, percorrendo non più la carriera di un'attrice ma di una cantante, grazie a una colonna sonora maestosa (forse a volte anche troppo affettata) e vibrante, e un'interpretazione sinceramente passionale, fu un grande successo di critica e di pubblico. Nonostante questo a oggi consigliamo la visione della versione integrale, visto che la Warner Bros decise, in fase di post produzione, di tagliare da 182 a 154 minuti, con grande dispiacere di Cukor.
Probabilmente il meno memorabile, in termini di qualità, ritmo e forza drammatica, risulta essere il remake in chiave rock del 1976, che vide Barbra Streisand nel ruolo principale, nonché in quello di produttrice assieme al compagno dell'epoca. Il coinvolgimento della Streisand nella produzione del film portò, a detta di molti storici cinematografici, a numerosi attriti con il regista Frank Pierson, tanto che alcune scene (come confermato nell'autobiografia della stessa) furono girate da capo. Quale che sia la verità dietro gli attriti tra i due, la pellicola evidenzia grossi limiti in termini di prestazioni attoriali, che risultano spesso troppo artefatte da un lato, eccessivamente autocelebrative dall'altro. Nonostante il poco mordente, A Star Is Born fu comunque un successo di botteghino, terzo miglior incasso dell'anno e, soprattutto, vincente per quanto concerne le musiche. Evergreen, canzone di punta del film, arrivò a vincere Grammy e Oscar, affermandosi come una delle migliori canzoni originali di sempre.

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