A quiet place e la legge del silenzio di John Krasinski

In occasione della trasmissione televisiva in chiaro, andiamo a riscoprire uno degli horror più incisivi ed efficaci degli ultimi anni.

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Se nello Spazio nessuno può sentirti urlare, nella realtà apocalittica immaginata da John Krasinski è sul nostro pianeta che il minimo rumore può equivalere a morte certa. Approfittiamo della trasmissione in prima tv di A quiet place - Un posto tranquillo (in onda stasera alle 21.25 su Italia1) per riscoprire uno degli horror più incisivi degli ultimi anni. Un successo inaspettato, tale da aver aperto alla realizzazione di un sequel, del quale parleremo più avanti con l'avviso di spoiler per chi non l'avesse ancora visto. Il passaggio sul piccolo schermo coincide con l'ambientazione temporale della storia, che ha luogo nei primi mesi del 2020 in una realtà molto diversa da come la conosciamo.

Un nuovo mondo

Il film ci trascina subito, senza preamboli di sorta, in un contemporaneo dove l'umanità è sull'orlo dell'estinzione: l'arrivo di una razza di alieni predatori, ciechi ma dotati di un udito iper-sviluppato, ha infatti decimato gran parte della popolazione terrestre. L'ottantanovesimo giorno di questa moderna apocalisse una famiglia di sopravvissuti, composta da Lee, la moglie Evelyn e i loro tre figli (la sorda Regan, Marcus e il piccolo Beau), è alla ricerca di provviste in una cittadina ormai deserta.
Tornando a casa l'ultimogenito accende inavvertitamente uno shuttle giocattolo e il suono scaturito attira una delle creature extraterrestri, che lo uccide senza pietà di fronte allo sguardo impotente dei propri cari. L'anno seguente, dopo che ognuno ha affrontato il lutto in maniera diversa, tra sensi di colpa e la necessità di proteggere chi è sopravvissuto, la tranquillità degli Abbott rischia di essere nuovamente messa a dura a prova da una serie di eventi che porterà il pericolo proprio all'interno della loro roccaforte.

Coesione d'intenti

Krasinski, anche co-autore della sceneggiatura e interprete del padre Lee, trova un'ispirata armonia tra narrazione e messa in scena, sfruttando il silenzio come mezzo sonoro per instradare le variegate dinamiche narrative, in un crescendo di tensione che, dopo la prima mezz'ora, attanaglia lo spettatore in un vortice senza fine che omaggia alcuni classici di genere, con un taglio stilistico ambizioso e personale. A quiet place - Un posto tranquillo sa come e dove colpire e nulla viene lasciato al caso nella gestione ambientale del racconto. Chiodi che fuoriescono da travi scassate, apparecchi acustici costruiti ad hoc per tentare di curare la disabilità della figlia: ogni elemento trova la propria ragion d'essere all'interno della storyline e alcune forzature risultano un grintoso metodo per accumulare dosi di suspense.
La visione non lascia un attimo di fiato, tra scene madri che si susseguono nell'estrema lotta per la sopravvivenza dei protagonisti, con il lato drammatico che viene piacevolmente esasperato in slanci retorici che rapiscono e avvincono, tra gesta di coraggio e potenziale sacrificio che provocano più di un brivido nella parte finale.

Non solo genere

A quiet place - Un posto tranquillo offre diverse chiavi di lettura, soprattutto se contestualizzate al relativo periodo storico che stiamo vivendo. Lo script originario curato dai due co-autori Scott Beck e Bryan Woods, e pensato inizialmente come progetto da inserire nel poliedrico universo di Cloverfield, è infatti stato riscritto da Krasinski nel 2017: si possono leggere nelle varie aggiunte molti rimandi all'attuale situazione politica americana.
Il tema del silenzio, necessario per rimanere in vita, diventa metafora: conviene tacere piuttosto che rischiare ripercussioni sociali o altro, in un'era trumpiana (ma le cui influenze sono riscontrabili non solo negli States) dove gli oppositori vengono spesso zittiti o minacciati.

I fantastici quattro

Dal punto di vista dello spettacolo di genere l'operazione svolge egregiamente il proprio compito di intrattenimento, con effetti speciali di ottima qualità (accattivante a tal proposito il design delle creature) e alcune gustose citazioni, fotogramma conclusivo in primis, che strizzano l'occhio al pubblico di appassionati. L'ottimizzazione di spazi e ambienti è impeccabile, con le sequenze in "interni" pregne di un'insana claustrofobia memore del primo Alien (1979) e l'evento scatenante della fase clou tanto veniale quanto inatteso che offrono il campo a un continuum di colpi di scena ed emozioni, magnificamente incarnate dall'ottimo e sparuto cast. Krasinski ed Emily Blunt (marito e moglie anche nella vita) sono una coppia perfettamente credibile, e il cast di giovanissimi attori si adatta con altrettanta intensità a ruoli più complessi e sfaccettati del previsto.
L'utilizzo della lingua dei segni, imparata per l'occasione (a esclusione di Millicent Simmonds, interprete della sorda Regan e non udente anche nella realtà), e la magistrale coesione tra i rumori di fondo e momenti di silenzio assoluto rendono vivo e palpabile il tutto anche dal punto di vista sonoro, completando un'operazione straordinaria nel suo complesso.

Passato e presente - ATTENZIONE SPOILER

Nell'annunciato sequel, nel quale si è da poco scoperto tornerà anche il personaggio di Krasinski, andremo all'origine dell'invasione aliena, con una parte del racconto che fungerà da vero e proprio prequel degli eventi. Come si può vedere nel trailer, la storia proseguirà anche da dove ci eravamo lasciati, dando quindi vita a un doppio arco narrativo. In quello "presente" seguiremo il viaggio verso una meta sconosciuta di Evelyn e dei suoi tre figli che si imbattono in altri sopravvissuti, portando con loro la possibile soluzione nella decisiva battaglia contro gli invasori extraterrestri.
Ma, come sostiene in una battuta il personaggio della new-entry Cillian Murphy, "le persone rimaste non sono persone da salvare" , anche in questo proseguo potrebbero inserirsi interessanti sfumature di stampo etico sulla civiltà odierna. Lo scopriremo il prossimo 19 marzo, data di uscita italiana di A Quiet Place: Part II.

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