79° Festival del Cinema di Venezia: i sorprendenti vincitori

La Mostra d'arte Cinematografica del Lido si è chiusa con una premiazione che ha lasciato spazio alle sorprese, ribaltando le previsioni della vigilia.

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La bellezza e lo spargimento di sangue sono stati i fili conduttori di un Festival mai prima d'ora così ampio, sfaccettato e glamour. Dalla stravagante passerella iniziale che ha accolto personalità molto lontane dal mondo cinematografico si è arrivati a proiezioni dalla qualità altalenante, mentre il Lido riaccoglieva nell'élite del grande schermo alcuni protagonisti del passato e prestava una voce globale a chi è stato rinchiuso da un Paese autoritario. Le previsioni dei giorni scorsi si sono accompagnate alle premiazioni minori, quelle di nicchia o puramente tematiche, e vedevano tra i principali papabili quei titoli che sono invece rimasti a bocca asciutta nella serata conclusiva, superati da grandi sorprese che quasi nessuno avrebbe previsto.

C'è un po' di gloria per l'Italia cannibale ed in cerca di amore di Guadagnino, ma poco altro ha gettato luce sulle produzioni nostrane presentate a Venezia, alcune delle quali troveremo anche tra i film in sala a settembre 2022. Un'edizione molto peculiare quella del Festival di Venezia appena concluso, i cui premi finali sono stati lo specchio di un anno cinematografico che si è trovato ad affrontare tematiche molto differenti attraverso un gran numero di pellicole, con una platea di spettatori e giurati forse troppo interessata alle dinamiche social.

Conferme e grandi delusi

La più grande sorpresa della laguna coinvolge molto probabilmente il premio più ambito della Mostra, perché quasi nessuno avrebbe scommesso sull'unico documentario presentato in concorso quest'anno, ma All the Beauty and the Bloodshed si porta a casa il Leone d'Oro per il miglior film. La pellicola dell'americana Laura Poitras bissa il successo mondiale ottenuto agli Oscar del 2015 - quando vinse la statuetta portando sullo schermo il caso Snowden con Citizienfour - con la storia della fotografa Nan Goldin, inquadrando la bivalenza di una vita trascorsa nella bellezza delle sue opere artistiche e nello spargimento di sangue dell'attivismo contro l'azienda farmaceutica Purdue Pharma, responsabile dell'epidemia di oppioidi che ha travolto gli Stati Uniti negli anni Novanta.

Rimangono quindi a bocca asciutta i due maggiori candidati della vigilia, Martin McDonagh e Jafar Panahi: all'iraniano va però il Premio Speciale della Giuria - quest'anno presieduta da Julianne Moore - per il suo Gli Orsi non Esistono, premiato non solo per l'egregia qualità di una trama che ondeggia tra finzione e realtà, ma anche per il fortissimo messaggio politico di sostegno nei confronti dell'autore, incarcerato e condannato a sei anni di reclusione per aver perorato la causa del suo collega Mahammad Rasoulf.

Leone d'argento per la miglior regia a Luca Guadagnino e alla sua storia di formazione dalle venature cannibali - trovate qui la nostra recensione di Bones and All - che segna la rinnovata collaborazione tra il regista italiano e la grande star del momento Thimothée Chalamet dopo il successo di Chiamami col tuo Nome. Florida anche la partecipazione al titolo della coprotagonista Taylor Russell, premiata con il Premio Marcello Mastroianni per il miglior giovane talento.

Gli attori al Lido

Estremamente aperta era proprio la lotta che coinvolgeva gli attori in gara, perché l'ultima magnifica opera di Darren Aronofsky - ve l'abbiamo raccontata nella recensione di The Whale - ha portato in scena un Brendan Fraser da Oscar, ma era in odore di premiazione anche il nostro Luigi Lo Cascio per la sua interpretazione di Aldo Braibanti - qui la recensione de Il Signore delle Formiche. A spuntarla è stato invece Colin Farrell, che si porta a casa la Coppa Volpi facendo salire a due i successi de Gli Spiriti dell'Isola di McDonagh, consacrato anche con il premio per la miglior sceneggiatura dopo aver battuto al fotofinish il grande favorito Argentina 1985.

Leone d'argento della giuria alla regista francese di origini senegalesi Alice Diop, premiata anche con il Leone del Futuro per la sua opera prima Saint Omer, mentre Cate Blanchett sconfigge Tilda Swinton e si porta a casa la Coppa Volpi femminile - la seconda per lei, dopo quella vinta quindici anni fa grazie a Io Non Sono Qui - per l'interpretazione della prima donna della storia a dirigere la Berlin Orchestra, all'interno del film Tár diretto da Todd Field.

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