6 fumetti di Mark Millar perfetti per diventare film

Mark Millar è uno dei fumettisti più cinematografici di sempre, ecco allora sei delle sue creazioni che potrebbero prendere vita sul grande schermo.

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Geniale, piacevolmente matto, istrionico (nel senso buono), in grado di cogliere sempre con chirurgica precisione quello che il pubblico vuole (e, spesso, anche come lo vuole). Mark Millar è uno dei fumettisti più influenti degli anni post-2000. Scozzese, irriverente, profondamente cinematografico e capace di storie precise e potenti. Quando leggi Millar sai benissimo che quello è Millar. Devi solo salire sulla giostra e goderti tutta la corsa, scossoni e sobbalzi compresi. Perché una delle caratteristiche naturalmente insite nel suo modo di scrivere fumetti è la visione cinematografica che subito riescono a consegnare.
Dopotutto, Millar lavora sempre e comunque con disegnatori eccelsi, scelti anche a seconda della storia che ha in mente. Alcune di queste idee le abbiamo già viste in sala (Kick-Ass e Kingsman), ma ce ne sono decine già inchiostrate, praticamente con il piano inquadrature pronto, come uno storyboard diventato un vero e proprio fumetto. E con l'acquisto del Millarworld da parte di Netflix non possiamo che immaginarci come sarebbero, queste storie, concentrandoci sui film originali che la grande N potrebbe produrre, dato che ha anche parecchie serie tv in cantiere. Magari, per dare un twist in più, associando un regista ideale al film. Pronti?

Empress

La grande fonte di ispirazione di Millar per Empress è ovviamente Star Wars. Non a caso, il disegnatore scelto è Stuart Immonen, che quando si tratta di trasporre l'universo di Lucas su carta sa decisamente il fatto suo. Voci vogliono questo fumetto come già nei piani di Netflix. La storia, in effetti, è perfetta per un blockbuster: in una galassia molto più che lontana c'è un'imperatrice non proprio contenta di essere sposata con un sanguinario spietato a capo dell'universo, e decide di scappare con i figli per dare loro una vita migliore. Da lì in poi la fantasia di Millar prende il sopravvento, regalandoci pianeti, alieni, tecnologia e retrofuturismo da una vignetta all'altra, lasciando davvero la fantascienza libera di volare fra le stelle. Progetto estremamente oneroso da trasporre al cinema, inutile dirlo. La quantità di ambientazioni, astronavi, razze aliene e rielaborazioni "starwarsiane" che la mente di Millar ha partorito potrebbero cozzare con il budget di Netflix, ma il ritorno economico, vista la geniale semplicità con cui la storia è narrata, sarebbe quasi certo. Un rischio che il servizio di streaming sembra sia disposto a correre.

Ma puntando su quale regista? Noi voliamo alti, tanto è gratis, e diciamo che sarebbe perfetto Ridley Scott. Magari quello di una decina di anni fa, a essere onesti. Empress potrebbe essere un ottimo blockbuster per un suo ritorno alle origini, tra fantascienza grandiosa e storie di profonda umanità, dove tutto viene gestito con precisione ed efficacia, messo in banca da una mano sapiente in grado di collaborare alla perfezione con Millar.

Huck

E se Forrest Gump avesse i superpoteri? Questa è una delle domande geniali che Millar si pone prima di iniziare un fumetto. Perché Huck, in soldoni, racconta proprio quello. Persone (apparentemente) semplici in una storia (apparentemente) semplice. Un uomo con il cuore molto più grande della testa che davvero tenta di salvare tutto e tutti, perché così gli ha insegnato la mamma. Huck è un prodotto già più abbordabile per le casse di Netflix, in grado di attirare sia un pubblico mainstream che uno più di nicchia. E ci vorrebbe un cineasta in grado di rendere vivi gli splendidi disegni di Rafael Albuquerque, trasportando i colori di Dave McCaig per dare quel tono sognante e "fumettoso" anche su uno schermo. La risposta è ovvia, non poteva che essere lui: Robert Zemeckis. Il regista statunitense sarebbe perfetto sotto ogni punto di vista, dall'ambientazione alla storia, dal personaggio protagonista alle atmosfere di Huck. Zemeckis riuscirebbe a metterci dentro tutta la sua filmografia, racchiudendo in una piccola grande storia (piena d'amore) elementi proprio di Forrest Gump, di Ritorno al futuro, di Chi ha incastrato Roger Rabbit? e sì, anche di All'inseguimento della pietra verde.
Un concentrato di realtà buona e sogni cattivi (e viceversa) che Zemeckis filtrerebbe attraverso il suo occhio hollywoodiano inquadratura dopo inquadratura. Gli basterebbe solo leggere Huck, il resto verrebbe da sé.

MPH

Un po' come se Mark Millar ingurgitasse Flash e Quicksilver e li reinserisse in un contesto di degrado urbano e sociale, a Detroit. MPH racconta di quattro amici dei bassifondi, delinquentelli di strada, che un giorno scoprono una strana pillolina, la mph, che permette loro di diventare superveloci. Ma da grandi poteri deriveranno veramente grandi responsabilità? Con MPH ci si potrebbe veramente divertire.

Sarebbe un film senza sosta, allucinato, lanciato a rotta di collo contro un muro, ma con la volontà ferrea di disintegrarlo. I disegni di Duncan Fegredo sono perfetti per rendere l'idea cinematografica di Millar: il superpotere inserito in una realtà così vera, di quelle che ti fanno assaggiare l'asfalto giorno dopo giorno.

Il nome per gestire un prodotto del genere è uno e uno soltanto: Edgar Wright. Montaggio frenetico e ragionato alla perfezione, close-up a manetta, capacità di rendere viva la velocità stessa, senza dimenticarsi dei protagonisti della storia e di tutto ciò che essa racconta. Edgar Wright potrebbe davvero rendere possibile un MPH al cinema, instillandogli tutta la sua idea di regia e mischiandosi perfettamente alla follia di Millar.

Starlight

L'amore per i fumetti di Mark Millar passa soprattutto attraverso quest'opera. Un omaggio commosso e commovente a Flash Gordon e a tutta quella storia cartacea che ha fatto sognare intere generazioni. Solo che il protagonista, Duke McQueen, ha finito di sognare. Sì, ha salvato l'universo tantissimi anni fa, ma ora è anziano, i suoi figli l'hanno praticamente abbandonato e sua moglie è morta. E se dovesse salvare di nuovo la galassia in queste condizioni? Millar rielabora con la sua mente un'avventura spaziale "classica", sporcandola di cruda realtà. Ma Starlight è forse il fumetto più sentito dell'autore scozzese, quello dove il sorriso (anche amaro) finale si sente lungo tutte le pagine. Ci vuole una mano sapiente per trasportare questa cosa al cinema, qualcuno che sappia creare fantascienza intimista con grandiosa semplicità.
Denis Villeneuve, ci sei? Perché un film di Starlight questo sarebbe: un universo da salvare e un uomo vecchio, solo e senza più fiducia in nulla. Un doppio percorso di accettazione e rinascita, mentre un mondo fantascientifico riesce ancora a credere in qualcosa, nonostante tutto sembri davvero perduto. Villeneuve saprebbe rendere appieno le due anime di Starlight e i disegni di Goran Parlov, in una storia enorme e umana, capace di stregare sempre chiunque.

Reborn

E se quando morissimo fossimo tutti catapultati in un mondo fantasy? Se l'aldilà fosse effettivamente una sorta di Valhalla più brutale? Dove potremmo essere di nuovo noi stessi, ma noi stessi altri, pronti a ricominciare qualcosa di enorme, senza sapere esattamente cosa sta succedendo. Mark Millar in Reborn mette tutto il suo "canonico" fantasy, aiutato dai maestosi disegni di Greg Capullo. Solita connessione tra fantastico e realtà, Reborn richiederebbe un budget enorme: comparse, battaglie campali, mostri, draghi e sangue. Tanto sangue. Netflix riuscirebbe a supportare una storia del genere senza farle perdere credibilità? Difficile, parecchio, ma nelle mani giuste tutto sarebbe possibile. Qui spariamo alla Luna, di nuovo: Peter Jackson. Reborn potrebbe racchiudere le due anime di Jackson, quella gore e splatter degli inizi e quella della trilogia tolkieniana. Un autore in grado di rendere vivo un piccolo gioiellino di sangue e violenza, di amore e morte. Servirebbero tante persone vere a riempire le vallate, bisognerebbe usare la CGI al minimo e rendere tutto più prostetico possibile. Chi meglio di Peter Jackson? Quello prima de Lo Hobbit, ovviamente.

Superior

Chiudiamo con la rivisitazione di Superman (e anche un po' Shazam) di Millar. Non Red Son, lì bisognerebbe scrivere un articolo a parte. Superior parte da un ragazzino con la sclerosi multipla che, dopo la visita di una scimmia con una tuta spaziale, riesce a trasformarsi in un superman fatto e finito con il quale risolve le maggiori crisi globali.
Ma la scimmia sarà davvero una semplice benefattrice? Con Superior Millar condensa nel piccolo l'enorme, facendo sognare i ragazzini e insegnando al tempo stesso una più che valida lezione di vita.

Un film che potrebbe danzare tra tanti prodotti già visti, e quindi avrebbe bisogno di una mano dolce ma ferma, capace di sfaccettare il protagonista sia nella parte più fanciullesca che in quella super, creando un connubio perfetto per almeno un'ora e mezza.
E chi, quindi? Dai, che Joss Whedon ha già il fumetto in mano. Potrebbe davvero rendere onore a Superior, dando il giusto taglio comico alla storia senza però dimenticarsi della sua parte epica e profondamente umana, dove ogni scelta è importante.

Abbiamo fatto una lunga cavalcata, probabilmente più nei nostri sogni, perché sarà difficilissimo per Netflix trovare i soldi per finanziare progetti del genere. Ma si sta comunque prendendo il suo tempo, con le serie tv del Millarworld in cantiere (basti pensare a Jupiter's Legacy e The Magic Order), quindi, dosando i film con il contagocce, magari avremo dei prodotti che rispecchiano le loro controparti cartacee. Forse senza i registi che abbiamo scelto, ma ci fidiamo di Mark Millar. Alla fine trova sempre un modo per sorprenderci.