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5 novità su Netflix, da Manchester by the Sea a The Darkness

Andiamo alla scoperta di alcuni film arrivati nelle ultime settimane nel catalogo Netflix, da E respirare normalmente a Cloud Atlas.

speciale 5 novità su Netflix, da Manchester by the Sea a The Darkness
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Viaggi nel tempo, inquietanti serial killer, presenze demoniache legate ad antiche maledizioni e toccanti storie d'umanità sono al centro del consueto speciale settimanale dedicato agli ultimi arrivi (o graditi ritorni) nel catalogo di Netflix. In quest'occasione abbiamo scelto di concentrare la nostra attenzione su ben due horror, il recente The Darkness con protagonista Kevin Bacon e il remake de La maschera di cera diretto da Jaume Collet-Serra, sulla fantascienza umanistica delle oggi sorelle Wachowski, ossia l'ambizioso Cloud Atlas, e su due film drammatici, E respirare normalmente (l'unico originale della cinquina) e il toccante Manchester by the Sea, film che ha garantito la vittoria, meritatissima, del premio Oscar al suo intenso protagonista Casey Affleck.

Cloud Atlas

Sei storie parallele unite in un coincidente arco narrativo, da metà '800 a un futuristico 2321, sono al centro di Cloud Atlas, trasposizione dell'omonimo romanzo di David Mitchel. Blockbuster d'autore firmato a sei mani da Tom Tykwer e dagli allora Wachowski Bros (oggi sorelle), il film è un'opera fuori da ogni classificazione, visionaria e imperfetta al contempo; attraverso il fluttuare del tempo, il racconto origina un messaggio profondo e non banale sull'importanza dell'amore e sulle conseguenze che ogni singola persona può avere nell'intero universo.
Un'alternanza continua di epoche in cui gli interpreti principali (tra cui un ottimo Tom Hanks e un'intensa Bae Doo-na, meglio conosciuta come la Lady Vendetta di Park Chan-wook) si sdoppiano a più riprese in diversi personaggi, aiutati nella trasformazione da un trucco quasi sempre convincente. Tra epica e fantascienza, tra dramma e commedia, le tre ore di visione richiedono un'attenzione massima da parte di chi guarda, concedendo però anche campo al puro spettacolo.

Manchester by the Sea

Dopo la morte del fratello maggiore Joe, Lee Chandler viene sconvolto dall'apprendere che questi lo ha nominato unico tutore di suo figlio Patrick. Lasciando il suo lavoro, Lee torna a malincuore a Manchester-by-the-Sea per prendersi cura del ragazzo.
Qui il protagonista sarà costretto ad affrontare il passato con l'incontro di sua moglie Randi e il ritorno nella comunità dove è nato e cresciuto, e nella quale ha avuto luogo una tragedia che ha riguardato personalmente la sua famiglia. Un trauma che non è mai riuscito a superare, poiché sempre ritenutosi colpevole.
Il film che ha garantito l'Oscar a Casey Affleck, magistrale protagonista capace di imprimere sfumature sofferte e uniche a un personaggio con il quale si empatizza sin dal primo minuto, è un dramma che colpisce duro nei suo potenti e toccanti squarci emotivi, trovando adeguato appoggio anche nelle performance del resto del cast: la sequenza in cui Affleck e Michelle Williams discutono del loro passato è tra le più struggenti e intense dell'intera storia del cinema.

The Darkness

Al centro delle vicenda abbiamo una famiglia problematica, formata da una coppia di genitori dal burrascoso passato coniugale e dai loro due figli, la primogenita teenager e il secondo adolescente affetto da una grave forma d'autismo. Dopo essere andati a trascorrere un weekend nei pressi del Grand Canyon, notano dei comportamenti sempre più strani nel ragazzino, con tanto di eventi sovrannaturali che non tardano a manifestarsi tra le quattro mura di casa.
Il motivo dietro a questi ultimi è da rintracciare in cinque pietre che il giovane aveva raccolto in una caverna sotterranea durante la suddetta gita, monili apparentemente legati a un'antica maledizione indiana. Produce Jason Blum, dirige Greg McLean (regista del cult Wolf Creek), ma i risultati - almeno dal punto di vista qualitativo - non sono quelli sperati: The Darkness ripropone infatti una serie di cliché dell'horror contemporaneo, scadendo in diverse occasioni in un trash involontario e ponendo troppo l'accento su eccessi melodrammatici poco riusciti.

E respirare normalmente

Lára è una madre single islandese che si trova a crescere il figlio, ancora alle elementari, in precarie condizioni economiche. Oppressa dai debiti e con un avviso di sfratto imminente, la donna vede una parziale luce di speranza quando la sua domanda per entrare nella polizia di confine viene accolta e inizia il suo apprendistato nell'aeroporto locale.
Proprio durante i primi giorni di lavoro, Lára fa notare al suo collega l'invalidità di un passaporto, con l'intestataria Adja, un'immigrata di origini africane, che si vede negare il permesso di partire e il conseguente ritiro del documento. Sarà solo l'inizio di un insolito rapporto che il destino, beffardo, farà nascere tra le due donne.
Un dramma islandese che indaga su complesse tematiche contemporanee senza mai dare un giudizio netto, ponendosi al contrario come ispirato osservatore nel costruire una vicenda tutta giocata sui personaggi e le relative dinamiche umane, con istinti di cinema socialmente impegnato virati qui in una piacevole e quieta ottica dolce-amara, ulteriormente illuminata dalle amabili performance del cast.

La maschera di cera

Sei amici decidono di trascorrere una notte di relax in campeggio fuori città. Al mattino seguente però una delle due auto su cui viaggiavano ha dei problemi al motore, e così Carly e il suo fidanzato Wade accettano il passaggio di un abitante del luogo, che li conduce alla cittadina più vicina per contattare un meccanico.
Giunta nel borgo di Ambrose, la coppia scopre un museo interamente realizzato in cera e trova l'aiuto del misterioso Bo. Quest'ultimo sembra però nascondere qualcosa e ben presto i ragazzi scoprono un'agghiacciante verità: riuscirà Nick, il fratello di Carly, ad arrivare in tempo per salvare la sorella?
Remake in chiave moderna, e con vaghi rimandi al filone torture-porn, del classico dell'orrore con protagonista Vincent Price: il risultato non fa gridare al miracolo eppure, grazie alla discreta regia dell'allora esordiente Jaume Collet-Serra e ad alcune buone soluzioni di messa in scena, la visione scorre senza troppi tempi morti. Nel cast, in un un ruolo secondario, anche l'ereditiera Paris Hilton.