5 novità a luglio su Amazon Prime Video, da 1917 a 13 assassini

Andiamo alla scoperta dei migliori film arrivati recentemente nel catalogo di Amazon Prime Video, da It Comes at Night a Mongol.

speciale 5 novità a luglio su Amazon Prime Video, da 1917 a 13 assassini
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Opere belliche che hanno caratterizzato l'ultima edizione degli Oscar, affascinanti horror d'autore, racconti a sfondo epico ambientati su suolo nipponico o incentrati su note figure storiche, intensi drammi familiari. Nel nostro nuovo appuntamento dedicato ai titoli da poco disponibili nel catalogo di Amazon Prime Video parliamo dell'osannato 1917 di Sam Mendes - vincitore di tre Academy Award -, del post-apocalittico targato A24 It Comes at Night, del monumentale 13 assassini di Takashi Miike, dello struggente Welcome to the Rileys e di Mongol, incentrato sulla vita del leggendario condottiero mongolo Gengis Khan.

1917

Nel 1917, al culmine della Prima Guerra Mondiale, due giovani soldati britannici, Schofield (George MacKay di Captain Fantastic) e Blake (Dean-Charles Chapman di Game of Thrones), vengono incaricati di portare a termine una missione apparentemente impossibile.
In una corsa contro il tempo, devono attraversare il territorio nemico e consegnare un messaggio che potrebbe impedire l'inutile sacrificio di centinaia di soldati, tra i quali vi è proprio il fratello di Blake.

Vincitore di tre premi Oscar (sonoro, effetti speciali e fotografia) nell'anno del Parasite pigliatutto, 1917 è un magnifico viaggio bellico che ci trascina nell'inferno vissuto dai due giovani protagonisti, tra trincee ricolme di cadaveri e cittadine in rovina dove la morte si nasconde potenzialmente dietro ogni angolo.
Sam Mendes realizza un'opera monumentale, ricca di scene madri sontuose interpretate attraverso un solo, falsato, piano-sequenza.
1917 è un film registicamente esemplare e capace di emozionare a più riprese, pur al netto di un paio di leggere sbavature narrative che non guastano il piacere di un'epica bellico-drammatica delle grandissime occasioni.

It Comes at Night

Il mondo e la società sono stati sconvolti da un'epidemia altamente contagiosa e di origine sconosciuta, che si diffonde apparentemente tramite contatto.
Paul, la moglie Sarah e il loro figlio adolescente Travis vivono al sicuro in una casa nella foresta, al riparo da possibili contatti esterni.
La magione è divisa in due zone e la parte abitabile è raggiungibile esclusivamente dopo aver superato una porta rossa, sbarrata con misure di massima sicurezza durante le ore notturne.
E proprio una notte qualcuno cerca di aprirla, svegliando gli occupanti: Paul si reca a controllare e trova un intruso.

Il regista Trey Edward Shults mette in scena una partita tensiva di sospetti e gelosie, attraverso uno stile virtuoso e appagante dal punto di vista visivo, dove gli ambienti trovano sfumature inedite e inquietanti nel metodo di ripresa.
It Comes at Night, pur non facendosi mancare un paio di efficaci jump-scare, ci offre un orrore terreno e di impianto psicologico, un viaggio all'inferno dove la salvezza, spirituale o fisica che sia, sembra rimanere qualcosa di irraggiungibile.

13 assassini

In Giappone lo spietato Lord Naritsugu, fratello dello Shogun, ha preso sempre più potere. Il coraggioso samurai Shinzaemon Shimada riceve in gran segreto l'incarico di ucciderlo e sceglie undici uomini (ai quali si aggiungerà un simpatico brigante) affinché lo accompagnino in questa missione apparentemente suicida.

Un massacro cinematograficamente imponente, capace di guardare ai classici del filone tramite lo sguardo folle e visionario di Takashi Miike, regista di culto che non si è mai risparmiato in quanto a sangue e violenza.
13 assassini, remake dell'omonimo classico del 1963 diretto da Eiichi Kudo, può contare su una spettacolare gestione delle dinamiche d'azione, dove si moltiplicano le citazioni ad altre opere immortali del filone del calibro di I sette samurai (1954), con una trascinante epica di fondo, e riesce ad appassionare per oltre due ore senza alcun calo di tensione, e con qualche schizzo di pura follia tipicamente figlia dello stile del regista.

Welcome to the Rileys

Il matrimonio tra Doug e Lois, marito e moglie da oltre trent'anni, è finito in un periodo di profonda crisi dopo che la loro figlia adolescente ha perso la vita in un tragico incidente automobilistico.
L'uomo tradisce la moglie con la cameriera di un bar da diverso tempo, mentre la donna ha sviluppato un senso di paranoia che le impedisce di metter piede fuori dalle quattro mura casalinghe.
Durante un convegno a New Orleans, Doug si reca in un locale notturno dove conosce Mallory, una sedicenne scappata da casa che lavora lì come spogliarellista. Rivedendo in lei la figlia scomparsa, l'uomo si prende a cuore il destino della ragazza.

Un trio di protagonisti delle grandi occasioni (il compianto James Gandolfini, Melissa Leo e Kristen Stewart) è al centro dell'intenso dramma diretto da Jake Scott, figlio di Ridley.
Una storia di tre solitudini, su altrettanti individui con i quali il destino ha giocato sporco e che cercano di rimettere in piedi le loro esistenze attraverso un percorso di catarsi.
Un racconto amaro ma ricco di speranza, diretto con mano sicura e in grado di emozionare in più occasioni grazie all'ottimo cast.

Mongol

All'età di nove anni Temugin si reca col padre a far visita a una tribù rivale per prendere in sposa una giovane fanciulla, in modo da riallacciare i rapporti fra le due popolazioni.
Lungo la strada però il bambino decide di convolare a nozze con un'altra coetanea, scatenando contrasti politici. Quando il genitore muore, uno dei suoi sottoposti ne prende il posto, minacciando di uccidere il piccolo Temugin non appena questi avesse raggiunto l'altezza di un uomo.
Dopo aver trascorso un periodo di schiavitù, il bambino riesce a fuggire e negli anni successivi si mette alla ricerca della sua promessa sposa Borte, dando inizio a un'epopea di coraggio che lo rende famoso fra i popoli mongoli.

La storia di Gengis Khan è al centro di un film visivamente sontuoso e di grande fascino, capace di sfruttare al meglio la bellezza selvaggia dei magnifici paesaggi che restituiscono un afflato epico e di ampio respiro per ripercorrere la storia di una figura leggendaria quale quella del condottiero e sovrano mongolo, magnificamente interpretato da un carismatico Tadanobu Asano.

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