Speciale 5 film sul mondo del lavoro

Il mondo del lavoro è in crisi.. da quanto? Ormai abbiamo perso il conto anche noi, però al cinema, come vediamo nel nostro speciale è sempre un argomento ricco di spunti, perché il luogo di lavoro è quello dove passiamo la maggior parte del nostro tempo.

Speciale 5 film sul mondo del lavoro
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Il mondo del lavoro è in crisi... da quanto? Ormai abbiamo perso il conto anche noi, però al cinema è sempre un argomento ricco di spunti, perché il luogo di lavoro è quello dove passiamo la maggior parte della nostra giornata, ci arrabbiamo, ci stressiamo ma a volte riusciamo anche a portare avanti dei grandi progetti e, qualche volta, a fare amicizia o addirittura a innamorarci. Nel film Lo stagista inaspettato Robert De Niro, pensionato settantenne, è talmente nostalgico dell'epoca in cui lavorava da richiedere addirittura l'assunzione come stagista (quindi, non pagato) presso una società di vendita di vestiti capeggiata da una grintosa Anne Hathaway. Vediamo quali altre pellicole hanno trattato il tema del lavoro in maniera significativa.

Il Diavolo veste Prada (2006)

Ne Lo stagista inaspettato Hathaway è un capo moderno e dinamico. Si muove in bicicletta da una scrivania all'altra e gestisce ogni aspetto della sua start-up di successo, dall'amministrazione al confezionamento vestiti. Una bella carriera per lei che aveva iniziato come neo-assunta vessata dalla terribile Miranda/Streep in questo film che ha segnato una generazione. La pellicola è tratta da un romanzo di successo di Lauren Weisberger, da cui differisce per alcuni aspetti. Ad esempio il libro descrive le varie crisi isteriche sfiorate della protagonista, mentre nel film questo aspetto è solamente accennato. In sostanza, nella trasposizione cinematografica si è preferito dare un taglio più leggero alla storia eliminando o riducendo le componenti drammatiche del romanzo. Anche il finale del libro è più cupo. Andy saluta Miranda, che la ignora completamente (anche se sotto sotto è contenta). Nel film invece le due hanno un incontro in cui Miranda pronuncia una frase diventata rappresentativa: «Tutti vogliono questa vita, tutti vogliono essere noi! ».

Wall Street (1987)

Uno spaccato del mondo della finanza negli anni ottanta, intriso di yuppismo, avidità e immoralità. Il personaggio di Michael Douglas, basato sulla figura del multimiliardarioIvan Boesky, rappresenta l'archetipo del rampantismo che idolatra il libero mercato e ne sfrutta le più evidenti incongruenze. Il monologo sull'avidità, pronunciato dallo stesso Gekko nel corso del film, esprime al meglio i connotati del personaggio e di una certa America, quella reaganiana, che Stone mette impietosamente in mostra. La sua controparte è il novellino Charlie Sheen, che dovrà suo malgrado imparare che in quel mondo non si può ottenere il successo restando puri. Il sequel tardivo del 2010, Wall Street - Il denaro non dorme mai, prova a portare Gekko nel mondo della crisi, ma pur avendo degli spunti interessanti non riesce a eguagliare il potenziale simbolico dell'originale. Strizzatine d'occhio anche dal recente The Wolf of Wall Street, di Martin Scorsese, con Leonardo Di Caprio.

Il segreto del mio successo (1987)

L'altra faccia della medaglia in una commedia ritmata e divertente con un ottimo commento musicale e battute memorabili, che tratta lo spietato mondo degli affari con un taglio leggero e ironico. Un Michael J. Fox allo zenith della sua parabola artistica interpreta un giovane neo-laureato del Kansas che si trasferisce a New York determinato a ottenere successo in affari solo con le sue forze. Nella disperata ricerca di un lavoro (c'era crisi anche allora, a quanto pare) si rende conto che l'unica speranza è rivolgersi a un ricco zio che lo tratta come un poveraccio, e tuttavia lo assume...come postino. Nel frattempo finisce a letto con un'avvenente signora di mezza età, che si rivelerà essere la moglie del suo capo, e dunque zia acquisita. Non pago, sfrutta l'occasione di un ritardo di un colletto bianco per prendere la sua identità e farsi strada nel mondo delle finanze, innamorandosi al contempo di una bella collega.

Working Girl - Una donna in carriera (1988)

Una sorta di versione al femminile de Il segreto del mio successo, ancora più famosa e molto amata dal pubblico, con Melanie Griffith ragazza rampante che si vendica della propria boss - un'antipatica per quanto sexy Sigourney Weaver - sostituendosi a lei sul lavoro e facendole in sostanza le scarpe. Non paga, seduce anche il suo uomo, Harrison Ford, a cui ammicca: "Ho un cervello per gli affari, e un corpo per il peccato". Insomma, un personaggio sfaccettato e non del tutto positivo. E forse proprio per questo, credibile nell'ambiente di squali in cui si trova a operare. Dal film è stata anche tratta una breve serie TV omonima trasmessa dalla NBC, e interpretata da Sandra Bullock nel ruolo di Tess McGill. La serie durò solo 12 episodi, dei quali sono stati trasmessi solo i primi 8.

Tutta la vita davanti (2008)

E l'Italia? Il nostro cinema come sempre non conosce tante vie di mezzo, dunque ha trattato la tematica o in maniera molto ridanciana (Yuppies e Yuppies 2, antesignani dei cinepanettoni, con volti comici noti al pubblico televisivo come Jerry Calà, Ezio Greggio, Christian De Sica e Massimo Boldi) o, per contro, estremamente drammatica, come nell'interessante Mi piace lavorare (Mobbing) di Cristina Comencini (2003), con Nicoletta Braschi. Il film di Virzì e quello che riesce a coniugare i due toni in maniera più riuscita ed elegante, facendo emergere ottime prove recitative come quelle di Sabrina Ferilli, Isabella Ragonese e Micaela Ramazzotti (poi diventata compagna di vita del regista). Liberamente ispirato al libro Il mondo deve sapere di Michela Murgia, racconta di Marta (Ragonese), neo-laureata in filosofia che in attesa di un lavoro adeguato si guadagna da vivere lavorando in un call-center , di cui scoprirà tutte le dinamiche drammatiche e ai limiti del grottesco.

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