300: il sacrificio di Leonida e dei suoi fidati guerrieri

Riscopriamo insieme uno dei momenti più epici di 300, quello della battaglia contro l'esercito di Serse, nel film diretto da Zack Snyder.

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300, diretto da Zack Snyder e uscito nelle sale nel 2007, fin dal suo arrivo al cinema è riuscito a catalizzare l'attenzione del pubblico, a tratti in controtendenza con alcuni pareri della critica specializzata che invece si è scagliata (talvolta anche con forza) contro alcuni aspetti ritenuti poco accurati, su tutti le numerose inesattezze storiche della pellicola.
Il film, tratto dall'omonima graphic novel di Frank Miller, vede Leonida, il re di Sparta, affrontare l'esercito di Serse durante la battaglia delle Termopili.
La sequenza finale del film, ricca di pathos, mostra allo spettatore il sacrificio ultimo di Leonida e dei suoi uomini fidati che, nonostante la disfatta, affrontano la morte diventando così degli eroi.

L'elmo lo soffoca. Lo scudo è pesante.

La sequenza inizia con Leonida che guarda il cielo, quasi come se l'ambiente attorno a lui perdesse per un attimo di importanza.
La voce fuori campo di Delios, unico soldato spartano sopravvissuto alla battaglia, funge da io narrante onniscente, che racconta allo spettatore un evento che non ha potuto vivere in prima persona (perché congedato dallo stesso Leonida così da poter testimoniare quanto avvenuto).
Eppure, nonostante tutto, è come se lì in mezzo ci fosse anche lui, perché legato in maniera indissolubile al suo re e ai suoi fratelli, tutti facenti parte della stessa grande famiglia di combattenti.
Il silenzio diventa poi il vero protagonista della scena, atto a rimarcare le azioni dello stesso Leonida che, ormai sfinito dagli assalti continui del nemico, decide infine di arrendersi, togliendosi l'elmo e lasciando cadere a terra lo scudo.
In ogni sua movenza è possibile recepire la fatica non solo di un momento ma di un'intera vita; Leonida, che da sempre ha portato il peso del mondo sulle sue spalle, si libera quindi degli oggetti che più di ogni altro rappresentano la sua indole guerriera.

Serse, vedendo il suo peggior nemico gettare finalmente la spugna, non può far altro che esaltarsi di fronte a un tale spettacolo; ed è allora che un soldato persiano intima a Leonida di privarsi anche della sua lancia, così da porre definitivamente fine allo scontro.
Il re di Sparta, alle cui spalle vi sono ancora i suoi fidati guerrieri in formazione, si prende tutto il tempo necessario per ufficializzare la sua resa, ponendo la sua lancia (e il proprio sguardo) verso Efialte, lo spartano che li ha traditi, augurandogli di vivere in eterno.

La frase di Leonida, che assume il valore di una vera e propria maledizione verso il suo ex alleato, è carica di molteplici significati, tra cui il voler difendere la purezza degli ideali suoi e dei suoi guerrieri, loro sì degni di vivere secondo le regole di Sparta, al contrario di Efialte, condannato a vivere per l'eternità senza poter morire in battaglia, oltretutto segnato dai rimorsi del tradimento.
La colonna sonora si impenna poi nel momento in cui Leonida si inchina di fronte al nemico, con un Serse più soddisfatto che mai per essere finalmente giunto all'epilogo dello scontro.
L'inquadratura che lo mostra a figura intera con le braccia spalancate non può che rafforzare ancora di più il suo status semi divino, conferendo al personaggio un'aura a tratti solenne e ultraterrena.

Oggi, come allora, non è la paura a governarlo

Il dettaglio del viso di Leonida mostra poi allo spettatore la sua presa di coscienza finale; consapevole del fatto di essere arrivato alla fine del suo percorso, rivolge i suoi pensieri alla moglie, che purtroppo non potrà più riabbracciare.
Al suo ordine, gli spartani rompono la posizione di difesa creando così un ottimo diversivo per la sua azione finale; Leonida è ora pronto ad affrontare Serse in maniera definitiva, incurante ormai del caos generato dalla battaglia circostante.
La voce narrante di Delios torna a descrivere quanto succede su schermo, spiegandoci nel dettaglio il perché Leonida si sia liberato del suo equipaggiamento senza resistenza apparente.

Dimostrando anche nel momento più difficile della sua vita un enorme coraggio, Leonida scaglia con le sue ultime forze la propria lancia verso Serse, sequenza atta a testimoniare l'incrollabile volontà guerriera del re di Sparta, la cui abilità tattica non ha nulla da invidiare alla sua enorme capacità nel combattimento corpo a corpo.

Il momento in cui la sua lancia si libra in volo non è accompagnato da nessuna colonna sonora, così da incentivare il senso di pathos e suspance dell'intera sequenza; pur senza riuscire a ucciderlo per un soffio, Leonida dimostra a Serse che anche un dio-re è in grado di sanguinare come tutti i comuni mortali.
Il momento della disfatta degli spartani non può che conferire a tutta la sequenza un'impronta mitica e allo stesso tempo tragica, in cui vediamo lo stesso Leonida lottare fino all'ultimo sfidando a testa alta il proprio destino.
Nei suoi ultimi istanti di vita, il suo pensiero è rivolto ancora una volta alla propria moglie, a cui dichiara il suo amore incondizionato preparandosi a morire senza alcun rimpianto.
La scena si conclude con Leonida mostrato di schiena, che attende la sua fine conscio di aver combattuto valorosamente insieme ai suoi uomini senza arretrare mai, mentre un nugolo di frecce oscurano l'ambiente ponendo definitivamente fine allo scontro.

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