1917 e Dunkirk: come ti racconto una guerra

1917 di Sam Mendes e Dunkirk di Christopher Nolan: punti in comune e differenze di due capolavori del cinema bellico.

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Entrambi acclamati da pubblico e critica; entrambi diretti da due registi britannici considerati tra i più importanti del cinema degli ultimi vent'anni; entrambi connessi a eventi bellici tanto centrali quanto atipici, uno inerente la Prima, l'altro la Seconda Guerra Mondiale. Stiamo parlando naturalmente di 1917 di Sam Mendes (candidato a ben dieci premi Oscar) e di Dunkirk di Christopher Nolan, che nel 2018 fu candidato a otto statuette e ne portò a casa tre (Miglior sonoro, montaggio e montaggio sonoro). Due film che secondo molti hanno completamente cambiato la trasposizione cinematografica del conflitto, sia dal punto di vista concettuale che da quello stilistico e tecnico.
I due lavori hanno davvero tanto in comune, ma anche enormi differenze tematiche e narrative. Quasi cercassero di mostrarci due diverse concezioni sia della guerra che della Storia, connesse a un'idea di cinema scevra da ogni legame con quel trionfalismo e quella retorica che spesso ne condizionano la natura.

I due Conflitti mondiali

La Gran Bretagna è uscita vincitrice dalla Prima e dalla Seconda Guerra Mondiale, ma solo dopo cocenti sconfitte e aver fatto fronte a enormi perdite. E, in entrambi i casi, la guerra stessa subì mutamenti incredibili dal punto di vista tecnologico, tattico e strategico. In 1917 si fa riferimento a un momento, nei primi giorni dell'aprile 1917, in cui gli Stati Uniti entrarono in guerra contro gli Imperi centrali, che si stavano attestando sulla Linea Hindenburg, posizione difensiva favorevolissima che riuscirono a tenere per più di un anno. Ma, di fatto, era una fase molto fluida, in cui regnavano grande confusione e informazioni contraddittorie, ci si aspettava un'offensiva da una parte o dall'altra e spesso la situazione cambiava a poche centinaia di metri di distanza lungo la linea del fronte. In Dunkirk, al contrario, lo spettatore viene precipitato da Nolan in mezzo a uno dei giorni più neri della storia dell'esercito di sua maestà, che in quel maggio del 1940 era in rotta completa assieme ai resti della compagine francese.
Battuti, schiacciati, inseguiti dalle divisioni panzer tedesche, assediati in cielo dalla Luftwaffe e dal mare dagli U-Boat in agguato nella Manica, ben 400mila soldati attendevano di capire se sarebbero riusciti o meno a sfuggire al nemico e mettersi in salvo, di scegliere tra la cattura e la morte.

Una corsa contro il Tempo

Situazioni e momenti storici molto diversi, ma che i due registi hanno raccontato con maestria, efficacia, dando enorme importanza al suono, da quello dei bombardamenti alle campane, dagli spari alle voci di uomini sperduti nella storia, nel fango e in mare. Sia in 1917 che in Dunkirk, poi, è palese la presenza della dimensione temporale: un nemico contro il quale gli uomini di entrambi i film devono misurarsi. I due soldati protagonisti sono infatti costretti a una vera e propria corsa contro il tempo, per evitare un attacco verso le linee tedesche che si trasformerebbe in un suicidio. Lungo la strada dovranno affrontare trappole esplosive, cecchini, pattuglie nemiche e ogni genere di imprevisto. In Dunkirk invece il tempo è dilatato, sfilacciato, convivono nello stesso iter lunghi giorni, ore o solo attimi; il tempo è un contenitore alternato che isola e fa perdere al suo interno lo spettatore, così come fa perdere ogni coordinata ai protagonisti, bloccati sulla spiaggia fino a perdere il controllo.
E gli spettatori restano impigliati in questa rete, in questo labirinto temporale, dove però (altro punto in comune tra i due film) vi è comunque la tirannia delle lancette dell'orologio, il terrore che la debole linea di difesa sia da un momento all'altro distrutta dai panzer di Rommel e Guderian, a poche miglia di distanza.
E il cui mancato intervento (che avrebbe decretato la distruzione di ben 400mila soldati) da decenni alimenta le più fantasiose ipotesi.

Come ti narro una guerra

1917 e Dunkirk sono simili anche nell'evitare di rendere la messinscena grandiosa e "hollywoodiana". Non c'è nulla che ricordi Salvate il soldato Ryan o Il giorno più lungo. La guerra in entrambi i casi è terribilmente presente, ma più come regno della mente e dell'immaginazione, un contenitore all'interno del quale tutto l'iter narrativo si muove.
Tuttavia Dunkirk è un film corale, in cui seguiamo le vicende di soldati semplici, civili, aviatori e ufficiali, connessi a quella spiaggia allucinante dove regna un silenzio rotto solo dalle bombe e dal panico degli uomini.
In 1917, invece, il punto di vista è solo quello dei due protagonisti, nonostante la presenza di vari personaggi secondari. Sono infatti i due ragazzi costretti ad addentrarsi nella terra di nessuno e poi nella campagna francese, dove si nasconde il nemico in ritirata. Ritirata presente anche in Dunkirk: quasi più una fuga, dove la disciplina a malapena nasconde il panico dei soldati sulla spiaggia.

Infine, dal punto di vista stilistico, è chiara la differenza tra il film di Mendes e quello di Nolan. Il regista di American Beauty ha creato un lungometraggio concentrandosi su un "falso" piano-sequenza unico, che segue per tutta la durata i protagonisti.
Nolan ha prediletto un continuo passaggio da un punto di vista all'altro, da un'ambientazione a un'altra, con l'intento di mostrarci (attraverso la pluralità di sguardi) la dimensione corale di quella giornata storica, di quella spiaggia dove per poco il nazismo non vinse davvero la guerra.

La forza delle immagini

Per concludere, nelle due pellicole la fotografia è parimenti sensazionale e dona un ruolo centrale alla natura. Avvolge l'uomo, è testimone della sua follia distruttiva, pronta a vendicarsi quando lo fa affogare nel suo mare, bruciare nei suoi cieli, quando ne riceve le spoglie nel fango delle trincee o nella sabbia.

Molto forte è anche il legame di 1917 e Dunkirk con la pittura memorialistica. Quadri e dipinti che in entrambi i dopoguerra mostrarono al mondo la tragedia del conflitto. Charles Ernest Cundall, Richard Erns Eurich, Paul Nash, Eric Kennington e John Singer Sargent sono solo alcuni degli artisti a cui Nolan e Mendes hanno fatto riferimento per ricreare l'atmosfera e la drammaticità di quei momenti, ma anche per avere un richiamo visivo sulla loro idea di guerra al cinema.

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