007 No Time To Die, parliamo del finale: quale futuro per James Bond?

No Time To Die, diretto da Cary Fukunaga, segna un traguardo importante per la nota saga action. Come andrà avanti il franchise senza Daniel Craig?

007 No Time To Die, parliamo del finale: quale futuro per James Bond?
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No Time to Die è un film importante per diversi motivi, sia esterni al prodotto stesso sia legati al franchise di 007: il lungometraggio, inevitabilmente, porta su schermo l'ultima, grande interpretazione di Daniel Craig nei panni dell'agente con licenza di uccidere dopo un periodo piuttosto lungo. In seguito a più di un anno di rinvii, ecco che la pellicola, diretta da Cary Fukunaga, è divenuta il simbolo della resilienza dei cinema e dei produttori che non hanno ceduto a nessuna offerta per lanciare sul grande schermo l'addio definitivo di Craig dal ruolo più importante della sua carriera. È chiaro che questa transizione andava celebrata al meglio, con un titolo che solo l'anima più pura e partecipativa di una sala poteva regalare. Così è stato, per milioni di persone che stanno continuando a supportare la pellicola in tutto il globo.

Una cerimonia laica che lascia poco spazio all'immaginazione, almeno per ciò che concerne il finale, inaspettato, brutale, tragico e, soprattutto, coraggioso. La prima domanda che sorge spontanea è proprio questa: e ora cosa avranno in serbo Michael G. Wilson e Barbara Broccoli dopo No Time To Die? Come andrà avanti la saga dopo una presa di posizione così forte e decisa? In questa analisi proviamo a rispondere al quesito, suggerendo diverse possibilità che il franchise potrebbe intraprendere, giocando anche un pochino con la fantasia. Ovviamente vi avvisiamo che faremo spoiler specifici sulla conclusione del film, quindi, se non lo avete visto, non proseguite oltre.

No Time to Die: dove eravamo rimasti?

Cominciamo dalla fine. James Bond, dopo che Lyutsifer Safin gli ha giocato un ultimo scherzo contagiandolo con Erakles, si trova di fronte due scelte: cercare di scappare dall'isola ma, in caso di salvezza, rinunciare completamente a Madeleine Swann (Léa Seydoux) e a sua figlia oppure morire insieme alla possibilità, negata dall'antagonista, di avere un futuro normale.

Fermo restando che non sapremo mai se effettivamente 007 ce l'avrebbe fatta a fuggire, la spia inglese sceglie di sparire nel modo più leggendario, strappalacrime e iconico possibile, sotto una batteria di missili che rade al suolo il covo del cattivo di turno. Mentre la memoria di Bond viene onorata da M (Ralph Fiennes), Q (Ben Whishaw), Moneypenny (Naomie Harris) e Nomi (Lashana Lynch), Madeline e la piccola ripercorrono, con la leggendaria Aston Martin di 007, la strada lucana a picco sul mare dell'inizio del film, mentre la donna racconta alla figlia la storia di un uomo chiamato James Bond. Ci troviamo di fronte alla più grande rivoluzione della saga: 007 è morto in No Time to Die e ciò, inevitabilmente, condizionerà ciò che vedremo successivamente. In passato, negli scorsi film, l'agente speciale non era mai scomparso (solo la moglie Teresa in Agente 007 - Al servizio segreto di Sua Maestà). Tale aspetto, anzi, era fondamentale per garantire il ricambio tra i vari attori nel corso degli anni.
Questa volta, però, il personaggio è morto definitivamente, il che ci porta a riflettere su come verrà poi reinserito il protagonista all'interno dell'universo e le possibilità, per quanto sembrino limitate, sono parecchie.

Reboot totale o qualcos'altro?

Teniamo conto del fatto che questa scelta maturata con No Time to Die, comunque necessaria per ciò che doveva rappresentare, è davvero difficile da digerire. Comporta un cambiamento obbligato nel prossimo film del franchise che con tutta probabilità andrà a rivoluzionare l'essenza stessa della mitologia bondiana. La prima possibilità, per forza di cose la più drastica, è che con il successivo si ricominci da capo, con un reboot totale della serie. Ciò sarebbe perfettamente coerente con quanto abbiamo visto nella pellicola e collocherebbe i 5 lungometraggi di Craig in un'ottica indipendente rispetto agli altri capitoli della saga.

Il problema però di questa idea è che sparirebbero tutti i personaggi che abbiamo imparato a conoscere in questi anni e appartenenti agli affetti e al mondo lavorativo di Bond. Questa cosa non è mai accaduta negli altri titoli se non quando, obbligatoriamente, si cambiavano gli attori per ovvi motivi anagrafici. In questo caso, la loro caratterizzazione è talmente tanto importante e calibrata che è difficile pensare un titolo che li escluda totalmente dall'equazione.

E poi, soprattutto, dove vanno a finire Madeline e la figlia di 007? Altra possibile soluzione è continuare la saga con un diverso James e con gli stessi personaggi. Una scelta perfettamente plausibile da un lato, ma dall'altro si dovrebbe spiegare come mai anche questo nuovo agente ha lo stesso nome del precedente. È impossibile che il nome e il marchio di James Bond muoiano insieme a Craig nell'esplosione di No Time to Die. E anche qui la nuova famiglia allargata dell'eroe presenterebbe dei problemi strutturali: che senso avrebbe la loro esistenza filmica in relazione a un altro 007 con il quale il legame è labile, se non inesistente?

Gli spin-off sono davvero fuori dai giochi?

Ci stiamo accorgendo, quindi, che No Time to Die ha creato un precedente "pericoloso" nel franchise, nonostante fosse la scelta più giusta con quanto proposto in questi 15 lunghi anni.

Se proprio dobbiamo pensare all'ottica più funzionale e corretta, che riesce, in qualche modo, a salvare sia i personaggi costruiti in questo periodo che intavolare un reboot totale, è l'utilizzo di possibili spin-off. Nonostante recentemente Barbara Broccoli non abbia piani per uno spinoff di James Bond, escludendo la possibilità di progetti collaterali sui comprimari visti nell'era Craig, tale strada potrebbe essere la più immediata da percorrere. Perché se da un lato si darebbe una nuova linfa al sempre più variegato cast, in particolare da Skyfall in poi, d'altro canto si potrebbe riavviare in parallelo la storia di un nuovo James Bond, con forse un altro background, nuovi villain, e una personalità indipendente dai suoi predecessori. Ci rendiamo conto che questa visione è anche la più commerciale che tradizionalista e che l'acquisizione di Metro-Goldwyn-Mayer da parte di Amazon potrebbe dare il via libera a una strategia simile (con spin-off seriali e non cinematografici). Siamo anche consapevoli però che Barbara Broccoli e Michael G. Wilson sembrano voler proteggere la leggendaria saga da ingerenze esterne. Vedremo quindi chi avrà la meglio e quale direzione verrà intrapresa dalla dirigenza, ma siamo comunque pronti a tutto dopo un finale così tanto potente.

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