007 e la rivoluzione delle Bond Girl: cosa è cambiato negli anni?

Un viaggio dentro l'universo femminile di James Bond, che negli anni ha saputo andare ben oltre una visione puramente estetica.

007 e la rivoluzione delle Bond Girl: cosa è cambiato negli anni?
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Per tantissimo tempo la definizione di Bond Girl è parsa limitante, quasi umiliante, per descrivere lo sterminato elenco di donne che apparivano e poi scomparivano alla presenza di lui, del maschio alfa per antonomasia: James Bond. Tuttavia l'universo femminile nella saga di 007 è stato sempre in realtà ben più vario di quanto sembrasse, e soprattutto ha saputo di anno in anno cambiare, evolversi, fino a raggiungere la complessità che No Time To Die ha palesato, al termine di un profondo iter di trasformazione.

Superagenti, astute doppiogiochiste, sicarie o ignare co-protagoniste, le donne hanno significato moltissimo nel mondo di 007, ed è quindi giusto andare ad ammirare la varietà di un universo eterogeneo e sorprendente, scoprendo che in realtà c'è sempre stato molto di più di ciò che sembrava.

Le Bond Girl: una rappresentazione femminile semplificata

Da molti No Time To Die è stato salutato come l'addio al vecchio James Bond (qui potete trovare la nostra recensione di No Time To Die), a un universo in cui la profondità psicologica è stata per decenni messa da parte per concentrarsi su di lui, sul maschio per definizione, il seduttore più incallito, il tuttologo più affascinante della storia del cinema.

Spesso quindi le donne, anche in virtù di com'era la società nel passato, sono apparse meri accessori estetici, prolungamenti del suo ego, manifestazioni del suo potere sessuale e del carisma di conquistatore che non sbaglia mai. Eppure, a uno sguardo più attento, le donne in Bond hanno sempre suggerito una dimensione sentimentale meno scontata di quanto sembrasse, non per forza connessa all'estetica che si faceva icona, come Honey Ryder, che consegnò Ursula Andress al mito. L'esempio migliore, nella prima parte della saga, è quello di Tatiana Romanova (Daniela Bianchi), agente segreto sovietico co-protagonista in Dalla Russia con Amore. Tatiana con 007 avrà una storia d'amore che andrà ben oltre l'occasionale flirt, salvo poi purtroppo scomparire nei film successivi. Bellissima, sensibile, temeraria, è stata la prima manifestazione di ricerca di stabilità, però quasi sempre messa da parte nei film successivi.
Da segnalare anche la simpaticissima Britt Ekland, che ne L'Uomo dalla Pistola d'Oro, con la sua Mary Goodnight, regalò al pubblico una Bond Girl armata di grandissima ironia, oltre che di sensualità.

La carica delle bad-girl

Bond, a causa del suo lavoro, di regola non si è mai potuto permettere dei legami sentimentali duraturi. Esemplificativa è la prima Bond Girl di sempre, Sylvia Trench, con la quale è chiaro che vi sia solamente una frequentazione disimpegnata e leggera, così come per tantissime che verranno dopo, di ogni etnia ed epoca.

Si è dovuto attendere Al Servizio Segreto di Sua Maestà per assistere a un repentino cambio di rotta grazie a Tracy Draco (Diana Rigg). Con lei vedemmo un James Bond deciso ad abbracciare la vita matrimoniale, salvo trovarsi sul finale con l'amata morta tra le sue braccia, uccisa per mano della segretaria di Blofeld. Molto innovativa è stata la leggendaria Pussy Galore di Honor Blackman nel celeberrimo Goldfinger (nella nostra lista sui 10 Migliori film di James Bond). La sua bisessualità viene solo accennata rispetto al romanzo, ma di fatto nessuna Bond Girl aveva saputo farsi rispettare come lei da 007, imponendo un rapporto paritario tra i due personaggi. Abilissima combattente, sfrontata e sicura di sé, è lei che decide come e quando "concedersi" a Bond, così come la Octopussy di Maud Adams, personaggio incredibilmente accattivante e seducente, donna libera e giramondo. Tuttavia bisogna ammettere che, storicamente, sono state quasi sempre le villain a rappresentare il maggior inno alla libertà femminile nel mondo di 007. Fiona Volpe (Luciana Paluzzi) senza ombra di dubbio è stata un personaggio importantissimo. Il sesso senza controllo, un certo sadismo e una sorta di odio viscerale per ciò che Bond rappresenta (il maschio predatore) ne fanno una delle nemesi migliori della saga.

In parte, tale dimensione verrà recuperata e portata all'estremo da Famke Janssen in GoldenEye. La sua Xenia è una delle antagoniste più folli e psicotiche di sempre.
Per quanto bistrattata infatti, l'era di Pierce Brosnan ha avuto alcuni dei personaggi femminili migliori. Probabilmente l'apice è stato raggiunto dall'Elektra King di Sophie Marceau, una donna di straordinaria astuzia e fascino, una mantide religiosa la cui morte sconvolgerà il solitamente imperturbabile 007.

L'evoluzione degli ultimi anni

E così arriviamo a Daniel Craig che ha cambiato James Bond, soprattutto per il suo rapporto con le donne. Tutto è cominciato con lei: Vesper Lynd. Una rivoluzione totale di rappresentazione femminile. A unire lei e Bond non è tanto l'attrazione fisica o la voglia di evasione, ma il riconoscersi l'uno nell'altra per una vita fatta di affetti spezzati e di paura, di una solitudine che cercano di dimenticare assieme.

Sono due solitari dal cuore insanguinato, due anime che si completano. La sua morte è stata quella che più di tutte ha sconvolto 007, in virtù di un'illusione distrutta. Vesper è una donna innamorata di Bond ma anche disposta a mentirgli e ad usarlo. 007 a causa sua diventa diffidente, sospettoso e ancora più distaccato verso le donne, almeno finché non incontra Madeleine Swann. Come solo pochissime altre Bond Girl (quale Natalya Simonova di GoldenEye), Madeleine entra in scena perché costretta nel mondo di 007, non è una collega, una ladra o un'assassina.

Forse proprio per questo Bond si legherà a lei, abbraccerà la volontà di lasciare la sua fortezza della solitudine, per cercare di creare una famiglia, con l'ideale di vita borghese che non ha mai sentito suo. Il mancato flirt con due Bond Girl di grande fascino e coraggio come Camille (Olga Kurylienko) in Quantum of Solace (qui potete trovare la nostra recensione di Quantum of Solace) o da ultima la scatenata Paloma (Ana de Armas) non è infatti casuale, così come il rapporto conflittuale con la nuova 007. Tutto ciò è rappresentativo di un'ammissione di vulnerabilità: non colleziona più donne perché Madeleine è ormai l'unica ragione di vita. La Lea Seydoux vista in Spectre (e ovviamente eccovi la nostra recensione di Spectre), così come nell'ultimo capitolo, è classica e innovativa, è vulnerabile eppure incredibilmente coraggiosa, porta alla luce lati della personalità di Bond che il protagonista si era sempre ostinato a seppellire. Ma soprattutto è una donna che non chiede il suo aiuto, lo ottiene in virtù di un legame fortissimo. E forse questa è stata la più grande innovazione vista negli ultimi anni in James Bond: rendere le donne oggetto di un complesso sentimento, non più di un mero e superficiale desiderio.

Qualunque sia il destino della saga, è fuor di dubbio che le donne avranno un ruolo sempre più centrale, una caratterizzazione più eterogenea, che ci regalerà sorprese e protagoniste in grado di ergersi a simbolo di un universo femminile più mutevole e sorprendente.

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