Toy Story: quando Woody, Buzz Lightyear e John Lasseter crearono la Pixar

L'Everycult della settimana è dedicato a Toy Story: Il mondo dei giocattoli, il primo film d'animazione della Pixar.

Toy Story: quando Woody, Buzz Lightyear e John Lasseter crearono la Pixar
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Anche prima di debuttare nel lungometraggio animato con Toy Story, la Pixar aveva già iniziato a rivoluzionare il modo di fare cinema a Hollywood. Nata dalla collaborazione tra John Lasseter, Steve Jobs, Alvy Ray Smith e Edwin Catmull, la società si era pian piano innestata nella produzione di un vastissimo elenco di titoli, oggi i preferiti di milioni di persone, rimodellando l'immagine del cinema post-moderno.
Se nella prima parte degli anni '80 la CGI aveva iniziato ad apparire qua e là (Tron, Piramide di Paura, il corto The Adventures of André and Wally B, Star Trek II: L'ira di Khan) dalla fine del decennio alcuni software sviluppati proprio dalla Pixar per la creazione di immagini digitalizzate (soprattutto il cosiddetto programma ‘RenderMan') hanno aperto la strada a opere destinate a essere ricordate come significative nella rivoluzione del linguaggio cinematografico: Jurassic Park, The Abyss, Independence Day, Titanic, Minority Report, 300, Fight Club, Il gladiatore, Avatar di James Cameron, Moulin Rouge e infine Mad Max: Fury Road. E ci fermiamo qui, altrimenti finiremmo lo spazio a disposizione.

Basti dunque precisare che la Pixar è ovunque, anche quando sembra non esserci, sempre rincorrendo quella fusione tra tradizione e innovazione che avrebbe caratterizzato tutto il cinema mondiale tra la fine degli anni '90 e i primi del 2000. E Toy Story, capolavoro di John Lasseter datato 1995, di questa fusione tra passato e futuro, tra vecchio cinema e nuovo cinema, è l'incarnazione definitiva.

Un mondo di giocattoli

Il film, dalla premessa geniale e tipicamente pixariana, che nel corso della sua filmografia si è storicamente interessata alla plastificazione dei corpi e all'inorganico (al punto da rendere "pupazzoso" anche il design dei corpi umani dei suoi film successivi), propone un cambio di prospettiva impossibile nel raccontare non la storia di un bambino e dei suoi giocattoli, bensì quella dei giocattoli e del loro bambino.

Lo sceriffo Woody è il pupazzo preferito di Andy - che in qualsiasi altra storia sarebbe stato il protagonista della vicenda ma che la Pixar mette ai margini sfruttandolo come "punto d'accesso" di un altro mondo, altro cliché dello studio - e di conseguenza viene considerato da tutti i suoi amici giocattoli un po' come il leader del gruppo.
Ma come ogni status quo la permanenza dei giocattoli nella casa di Andy si prepara a saltare: non solo c'è un trasloco dietro l'angolo, probabilmente a causa di un divorzio mai suggerito ma comunque intuibile (quella di Andy pare la tipica famiglia spielberghiana, di periferia e senza padre), ma la festa di compleanno del loro padroncino porta con sé lo spettro dell'arrivo, tramite regalo, di nuovi, temibili giocattoli che rischierebbero di sostituire quelli vecchi.
E infatti ecco l'astronauta super accessoriato Buzz Lightyear, che manda in crisi soprattutto Woody quando questi si rende conto che il suo adorato Andy è così attratto dal nuovo pupazzo da spogliare la sua cameretta da ogni ninnolo western per agghindarla rigorosamente a tema space ranger.

La situazione è complicata poi dal fatto che Buzz non ha idea di essere solo un pupazzo ma è convinto di essere un vero viaggiatore interstellare arrivato solo per sbaglio sulla Terra, fattore che alimenta l'irritazione e la gelosia del cowboy, inasprendo la rivalità tra i due.
Fino a che, inavvertitamente (e con lo zampino, non a caso, di una lampada, simbolo pixariano per eccellenza) Woody e Buzz si ritroveranno ostaggi di Sid, il sadico vicino di casa di Andy, i cui pomeriggi consistono nel far saltare in aria i propri giocattoli con pericolosi petardi (altro suo hobby, nella tenebrosa casa con moquette stile Shining, è la chirurgia sui giocattoli, idea che sarà lo spunto di una delle sequenze horror più geniali di sempre).

È la nascita di un altro cliché della Pixar - il perdersi in un altrove sconosciuto per poi ritrovarsi - praticamente tutti i migliori film dello studio seguono questo intreccio, da Wall-E a Inside Out, da Coco a Ratatouille - ma è soprattutto la messa in scena dell'obiettivo ultimo della casa di produzione: l'incontro tra il vecchio e il nuovo, tra la tradizione e l'innovazione.
Non solo attraverso notevoli citazioni di immagini e situazioni (cosa che sarà riproposta nel capolavoro successivo, Toy Story 2), ma soprattutto attraverso personaggi.

Il vecchio e il nuovo


Interessati alla crisi ontologica del XXI secolo per la riconfigurazione del reale e dell'irreale, i film della Pixar mettono in scena dei mondi fantastici che riecheggiano i modi di fare del mondo realistico, ma focalizzandosi spesso e volentieri sugli oggetti, sull'inorganico.
Toy Story avrebbe lasciato il segno su tutta la produzione pixariana successiva, al punto che anche le figure umane de Gli incredibili, Ratatouille, Inside Out, Coco (ecc) avrebbero assunto tratti artificiali, cartooneschi, di pupazzo, mimando l'inorganico attraverso una replica (digitale) dell'organico.

Uno scontro tra vecchio e nuovo che è al centro del cinema della Pixar e che i due protagonisti di Toy Story, Woody e Buzz, incarnano alla perfezione.
Il primo, un oggetto vintage risalente agli anni '50, di pezza e con pochi accessori, una cordicella che attiva un sistema vocale analogico; il secondo un figlio dell'avvento tecnologico, pieno di gadget e accessori, automatismi, lucine, un impianto sonoro amplificato e migliorato (come farà notare Hamm, neanche stesse parlando di una sala cinematografica all'avanguardia).
Ma ancora, Woody per Lasseter è il rappresentante di un'iconografia superata, quella del western: un'immagine ce lo mostra come un attore di vecchi film del Far West davanti a un dipinto in casa di Andy che ricorda un trasparente cinematografico, e il sorpassato Woody si ritroverà a dover fare i conti con l'avvento della nuova tecnologia, Buzz Lightyear, letteralmente "anni luce" avanti rispetto alla concorrenza.

Solo dalla sintesi dei due, però, può nascere davvero la Pixar: la loro amicizia, che maturerà nel corso del film, simboleggia quell'unione tra tradizione e innovazione che lo studio cinematografico californiano avrebbe costantemente inseguito rinnovando la cifra stilistica di tutta Hollywood.
Un'unione che può avvenire solo attraverso una contaminazione ambivalente: così come il vecchio Woody abbraccerà il cambiamento dei tempi, così il nuovo Buzz accetterà la sua vera natura.
Emblematica, in tal senso, la scoperta di Buzz Lightyear del vero sé: in piedi di fronte a uno schermo, oggetto verso il quale la Pixar torna costantemente nei suoi film quasi a voler mettere in scena la fascinazione per l'immagine che essa stessa insegue.
La tecnologia che diventa calda, che conquista finalmente un'anima, che non è più il nemico giurato della tradizione ma che ne diventa il migliore amico.

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