Infernal Affairs: quando Hong Kong fece innamorare Martin Scorsese

L'Everycult della settimana è Infernal Affairs, thriller hongkongese di Andrew Lau e Alan Mak con Tony Leung e Andy Lau.

Infernal Affairs: quando Hong Kong fece innamorare Martin Scorsese
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È praticamente impossibile, in occidente, parlare dell'orientale Infernal Affairs di Andrew Lau e Alan Mak senza tirare in ballo anche The Departed: Il bene e il male di Martin Scorsese, suo remake hollywoodiano vincitore dell'Oscar per il miglior film nel 2007.
Ma se il grande merito dell'autore di Taxi Driver e Casinò è stato quello di aver saputo rileggere il geniale film hongkonghese con Tony Leung e Andy Lau per inserirlo nei modi e nelle atmosfere della propria filmografia gangsteristica, va innanzitutto riconosciuto a Inferal Affairs il merito di essere a modo suo un film altrettanto (e diversamente) eccezionale e tutto da scoprire.

Tra la fine degli anni '90 e l'inizio dei 2000, con la vittoria a Cannes della Palma d'oro per la miglior regia di Happy Together di Wong Kar-Wai prima e con quella agli Oscar de La tigre e il dragone di Ang Lee poi, il cinema hongkonghese stava iniziando a rinnovare quel grande successo internazionale che aveva contraddistinto il suo filone action degli anni '80, a partire dai film di Tsui Hark e dalla saga di A Better Tomorrow di John Woo.
Eppure era proprio nel genere hard-boiled che iniziava a mancare: quasi come erede spirituale di Woo sarebbe arrivato Infernal Affairs, il cui successo strepitoso diede vita a un sequel e un prequel.

Guardie e ladri

La trama, se avete visto The Departed di Martin Scorsese, la conoscete già: è la guerra di logoramento e senza quartiere giocata sulle lunghe distanze tra il corpo di polizia locale e una pericolosa gang delle Triadi. I protagonisti, il poliziotto Chan e il criminale Lau, sono l'uno il rovescio della medaglia dell'altro.

Il primo lavora da così tanto tempo in incognito tra le fila delle Triadi da essersi conquistato una posizione di rilievo nelle alte sfere della crème malavitosa di Hong Kong, a discapito però della sua moralità; il secondo, al contrario, in tanti anni al servizio delle forze dell'ordine ha scalato la gerarchia del corpo poliziesco e aiuta i suoi veri compagni gangster dall'interno degli uffici della legge. Ma il punto di rottura ormai è vicino: stressati dal peso delle rispettive doppie vite, tempestate di bugie e segreti, di rinuncia totale al senso della fiducia verso gli altri e di relazioni finte tanto con i colleghi di lavoro quanto con gli affetti privati, Chan e Lau si ritrovano al centro degli atti decisivi di un conflitto più grande di loro, ma che forse hanno il potere di risolvere, in un modo o nell'altro.
Il film racconta il tema dell'infiltrato tanto caro al cinema di Hong Kong con dei tratti allegorici che non possono non far pensare alla condizione isolana dell'ex colonia britannica, eternamente divisa tra Occidente e Oriente, lo stesso destino di Infernal Affairs/The Departed.

Un'opera che sa trovare il compromesso perfetto tra azione e caratterizzazione dei personaggi, tutta giocata sul ruolo delle maschere e delle identità fittizie all'interno della società contemporanea e sfumata in un'ambiguità che trascende il confine tra bene e male.
Scritto dagli sceneggiatori Alan Mak e Felix Chong, Infernal Affairs è un thriller sulla dualità dell'uomo e sulle crisi d'identità, non solo dei protagonisti ma della stessa Hong Kong.

Divi divisi

Molto più etereo e sospeso rispetto al remake scorsesiano, che invece alla trama praticamente identica aggiungeva un ritmo più martellante e frenetico, Infernal Affairs vanta un cast di rilievo guidato dal sempreverde Andy Lau e dalla star internazionale Tony Leung Chiu-wai, noto per i capolavori di Hou Hsiao-hsien e Wong Kar-wai e prossimo al debutto nel Marvel Cinematic Universe nel ruolo del Mandarino in Shang-Chi e la leggenda dei dieci anelli.

Due divi di fama globale già allora, che contribuirono - insieme al giudizio di acclamazione universale della critica e il favorevole passaparola del pubblico - ad accrescere la reputazione del film, che all'uscita fu un successo travolgente per il botteghino di Hong Kong, allora in difficoltà.
Venne premiato con ben sette statuette agli Hong Kong Film Awards, incluse quelle per il miglior attore protagonista, il miglior attore non protagonista, la miglior sceneggiatura, la miglior regia e il miglior film, sacrosante considerato il brillante stile registico.
Come in un'opera di Michael Mann ci si interroga costantemente sulla funzione dei dispositivi tecnologici e come nel tipico modus operandi del cinema di Hong Kong (certo debitore dello stile di Sam Peckinpah e Jean-Pierre Melville) conferisce una grande spazialità ai set attraverso l'uso insistito di forti movimenti della cinepresa e degli stacchi di montaggio.

Allo stesso tempo il film si allontana dall'arte dei sopracitati John Woo e Tsui Hark, nella quale l'action è concepito quasi con le forme di un musical.
Insieme alle opere del fondamentale Johnnie To, Infernal Affairs si diverte a spezzare le forme della rappresentazione cinematografica e delle regole di montaggio per sottolineare ed evidenziare la progressiva mancanza di moralità dei personaggi e il continuo miscelarsi dei rispettivi Yin e Yang.

Anche molto hitchcockiano per come genera la suspense fornendo allo spettatore notevoli quantità di informazioni, ben superiori rispetto a quelle di cui i protagonisti della vicenda vengono a conoscenza, Infernal Affairs è il crocevia di tantissime correnti cinematografiche e stili di neo-noir diversi.
Un tripudio di forme che nel rigetto dell'assunzione di un'identità precisa incarna tanto lo spirito di Hong Kong quanto la confusione morale ed etica dei suoi personaggi.

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