Rubrica Film del mese - Agosto 2015

Passiamo in rassegna i titoli migliori del mese appena trascorso: chi sarà il vincitore del titolo di miglior film? L'action di Mission: Impossible? Le buffe trovate di Minions? Scopriamo insieme chi si merita la corona questo mese.

rubrica Film del mese - Agosto 2015
Articolo a cura di

Senza troppi giri di parole, possiamo tranquillamente affermare che quello appena trascorso sia stato un agosto cinematograficamente piuttosto imbarazzante, non fosse per qualche titolo (comunque arrivato in ritardo nelle nostre sale rispetto a gran parte del resto del mondo) e al ritorno in pompa magna di Ethan Hunt con Mission: Impossible - Rogue Nation. Non sono mancate le delusioni e le promesse mancate (The Gallows - L'esecuzione, Joker - Wild card, Quando c'era Marnie) ma ci siamo, alla fine, rifatti con qualche bel ripescaggio, in primis Ant-Man e Minions, passando poi per una serie di gustose commedie come L'A.S.S.O. nella manica e Professore per amore, interessanti pellicole drammatiche come Partisan, Nothing but the truth , Il grande quaderno e l'inusuale vincitore dello scorso Leone d'Oro, Taxi Teheran. Dopo la numericamente ricca (ma un po' deludente in quanto a qualità) Mostra del Cinema di Venezia e in attesa dei grandi exploit della stagione invernale vediamo dunque i titoli più interessanti di questa fine estate.

Professore per amore

Tra gli ultimi titoli "riempitivi" recuperati dalle case di distribuzione per l'estate 2015 un posticino interessante spetta a Professore per amore: dimenticate il titolo italiano e abbracciate quello originale, The rewrite, ovvero "la riscrittura", che si apre a diversi significati, riferendosi non solo alla riscrittura di una sceneggiatura ma anche a quella di un'intera vita o progetto di vita. Keith Michaels, uno sceneggiatore dal glorioso passato ma dal presente disastroso, si ritrova ad accettare una cattedra universitaria per sbarcare il lunario nonostante detesti questo lavoro. Ma i suoi nuovi allievi gli faranno cambiare idea... Decisamente lontano da L'attimo fuggente, il nuovo film di Marc Lawrence ci regala una commedia che si muove su binari facilmente intuibili, eppure non risulta mai noiosa o pedante. Merito dei bei dialoghi, di personaggi discretamente ben costruiti (per quanto non originalissimi), della morale non scontata e di una coerenza interna invidiabile, oltre che da ottimi interpreti, tra cui spiccano Hugh Grant, Marisa Tomei e il sempre impagabile J.K. Simmons. Non diventerà un classico ma per una serata disimpegnata è perfetto.

Il grande quaderno

Tratto dal bestseller Trilogia della città di K. di Agota Kristof, Il grande quaderno è stato vincitore del Crystal Globe al Festival di Karlovy Vary e racconta la guerra attraverso la storia di due fratelli gemelli, cresciuti durante gli anni dell'ultimo conflitto mondiale. Ne viene fuori un film assai cupo, una sorta di fiaba gotica sugli orrori della guerra e la necessità, anche per due bambini, di adeguarsi al male pur di sopravvivere. Nonostante una certa staticità dettata forse da un'estrema aderenza alla fonte ispiratrice letteraria, Il grande quaderno si dimostra film molto originale sia dal punto di vista della messa in scena sia da quello prettamente narrativo.

Nothing but the truth

Vagamente ispirato a un fatto di cronaca davvero accaduto nel 2005, Nothing but the truth è un court drama dal destino distributivo sfortunato, nonostante diverse frecce al suo arco. È la storia di una reporter investigativa (interpretata da una inedita Kate Beckinsale) e di un'agente dei servizi segreti sotto copertura (la sempre otttima Vera Farmiga) e di come l'articolo che la prima scriverà sulla seconda cambierà profondamente la vita di entrambe, a causa delle implicazioni legali e giudiziarie della cosa. Ben messa in scena dai suoi interpreti, la vicenda di Nothing but the truth regala ai suoi spettatori numerosissimi spunti di riflessione riguardo all'impianto giudiziario americano, la deontologia giornalistica, il sistema carcerario, ma anche solo alle ingerenze dei "rischi del mestiere" sulle dinamiche familiari e sulla crescita dei figli.

L'A.S.S.O. nella manica

L' A.S.S.O. nella manica, basato sul romanzo Quanto ti ho odiato, di Kody Keplinger, racconta la bizzarra storia di rivincita di Bianca, studentessa decisamente poco popolare che si prende una rivalsa sulle amiche che la "usano" come ruota di scorta del loro gruppo. La teen comedy diretta da Ari Sandel è una di quelle pellicole che fa breccia nella mente, notoriamente distratta e volatile, degli adolescenti contemporanei, grazie a una colonna sonora accattivante, un linguaggio davvero molto vicino alla loro realtà e un modo di raccontarsi ironico e mai troppo serioso, anche quando si affrontano sottotesti più profondi.

Eden

Eden, l'eclettico film diretto da Mia Hansen-Love, ripercorre i passi del cosiddetto "French Touch", genere musicale che ha sfornato una generazione di indimenticabili DJ negli anni '90: basta citare i mitici Duft Punk. Il film inquadra il percorso di formazione di un gruppo di ragazzi all'interno della fervente scena musicale francese di quegli anni, utilizzando la stasi estetica e l'evoluzione musicale per tracciare un iter potente e originale sulla difficoltà di crescere nella consapevolezza di dover poi sempre convivere con una gran dose di incertezze e nostalgie.

Partisan

Al suo esordio nel lungometraggio il talentuoso australiano Ariel Kleiman realizza un film interessante, che segue il percorso di presa di coscienza di un adolescente in una comunità fatta di regole ferree e valori ambigui: Vincent Cassel difatti interpreta Gregori, leader carismatico di un gruppo di donne e bambini maltrattati, loro protettore e mentore... e tra le attività ordinarie e quotidiane che insegna ai bambini c'e? anche l'omicidio. Un'opera autoriale perfettibile, ma sostenuta da un'ottima densità narrativa e dalle notevoli interpretazioni dei due protagonisti Vincent Cassel e Jeremy Chabriel.

Taxi Teheran

Cosa succede se alla guida di un Taxi per le strade di Teheran non trovassimo un semplice autista ma un distratto, un po' impacciato ma sicuramente gentile regista di fama internazionale? Con l'aiuto di un paio di telecamere messe nei posti giusti e di personaggi ai limiti del surreale, Jafar Panahi si improvvisa autista e racconta una giornata qualsiasi al volante della sua auto. Proiettato in concorso al 65esimo Festival di Berlino nonostante la difficile situazione giuridica del regista, Taxi Teheran si dimostra un film profondamente sentito ma soprattutto intelligente, acuto e girato con grande maestria: la dimostrazione di come per fare un film a volte basta cercare un buon soggetto, e il resto viene da sé.

Minions

Dopo il travolgente successo dei primi due Cattivissimo me, gli amatissimi ominidi gialli si prendono la scena: e lo fanno alla grande, tra rimandi pop e folle psichedelia. Quella di Illumination Entertainment è una formula perfetta per gli adulti -che ridono di gusto- mentre i bambini godono delle devastazioni che questi giullari pasticcioni provocano al loro passaggio. Il tutto con una grande ricercatezza e una ricca spolverata cinefila, che omaggia la fantascienza anni Cinquanta, le spy story classiche e lo slapstick più sfrenato. Lunga vita ai Minions!

Ant-Man

L'ennesima scommessa difficile della Marvel che, nonostante tutto, è andata a buon fine. In molti erano preoccupati della riuscita del film con protagonista Paul Rudd sul misconosciuto (almeno per il grande pubblico) supereroe, data la travagliata gestazione e la perdita del suo significativo regista dopo anni di lavoro sul soggetto. Eppure i Marvel Studios e Peyton Reed hanno dimostrato di sapere gestire al meglio un'opportunità problematica che si è, alla fine, tramutata in risorsa. Ant-Man non è certo il migliore film dello Studio ma è comunque migliore di tanti altri più blasonati, e si risolve in una commedia d'azione con tratti da heist movie piuttosto ben riuscita e con una sua identità, pur restando nel solco della continuity del Marvel Cinematic Universe. Una piacevole sorpresa.

Mission: Impossible - Rogue Nation

Quello che non ci ha sorpreso, invece, è stato constatare -per l'ennesima volta- che Tom Cruise, a 53 anni suonati, è in grado di mangiare in testa alla stragrande maggioranza dei suoi colleghi, di ogni età. Se Mission: Impossible - Rogue Nation è così avvincente e ben realizzato è certamente merito di Christopher McQuarrie e tutto l'affiatato cast, ma è Cruise il motore di tutto, attore dal fascino straordinario che non ha mai paura di fare le cose in grande. E, ancora una volta, pubblico e critica l'hanno premiato per questo.