Everycult: Terminator 2 - Il Giorno del Giudizio di James Cameron

L'Everycult della settimana è dedicato a Terminator 2 - Il Giorno del Giudizio, opera del 1991 scritta, prodotta e diretta da James Cameron.

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Terminator 2 - Il Giorno del Giudizio non è soltanto uno dei più grandi film d'azione fantascientifica mai prodotti nella storia - affermarlo nel 2019, a quasi trent'anni dalla sua uscita, è quasi una banalità -, rappresenta anche una tappa fondamentale nello sviluppo della poetica di James Cameron, della sua intera filosofia applicata al cinema.
Per Cameron la poesia dell'immagine che molti suoi colleghi ricercano altrove (che sia nell'art-house, nella musica, in una scenografia visionaria, in una determinata scelta di fotografia o chi più ne ha più ne metta) va ricercata esclusivamente nell'ingegneria; nei suoi film l'ingegneria, o comunque il progresso tecnologico, è la vera magia cinematografica.
L'unica vera ragione per continuare a produrre film per l'autore canadese è la possibilità di avanzare nelle scoperte scientifiche, di migliorare la tecnologia di cui l'umanità dispone, ovvero mettere il cinema al servizio dell'avanzamento della società. Ed è chiaro che, in questo continuo avanzare, prima o poi nel pensiero cameroniano si arriverà al punto in cui il progresso tecnologico colliderà col progresso del corpo umano.
È una tesi che il regista-sceneggiatore-produttore porta avanti da sempre, quella del progressivo miglioramento del corpo umano attraverso la bioingegneria, ed è proprio in Terminator 2 che viene piantato il seme più florido e rigoglioso.


Hasta la vista, corpo umano

Il primo germoglio di questa idea si può trovare già in Aliens: Scontro Finale, quando la protagonista Ellen Ripley (Sigourney Weaver) si rende conto di non poter sopraffare gli xenomorfi che le danno la caccia senza l'aiuto di un esoscheletro robotico (che sarebbero tornati, in versione aggiornata, anche in Avatar). È chiaro che per Cameron il corpo umano da solo non basta, e se nel sequel dell'horror/sci-fi di Ridley Scott (leggi: Everycult su Alien) aveva fantasticato con questa teoria, è nella saga di Terminator che inizia a svilupparla come vero e proprio dogma intellettuale.

Se nel primo Terminator il regista si interroga sui pericoli dello sviluppo tecnologico, dopo Aliens (e in una certa misura anche The Abyss, del 1989, tre anni dopo il sequel del film di Scott e due anni prima del ritorno di Arnold Schwarzenegger e Linda Hamilton) ha compreso che tecnologia e corpo umano possono procedere di pari passo, dunque in Terminator 2 quello stesso sviluppo scientifico diventa l'unica strada da percorrere per permettere la sopravvivenza dell'umanità. Il pericolo è ancora tangibile e dietro l'angolo (ci aspetta nel futuro e forse dal futuro addirittura arriverà per farci fuori nel presente) ma trovando il giusto equilibrio lo si può controllare e usare a proprio vantaggio.
In Terminator 2 il corpo meccanico diventa necessario all'uomo: è questo che Cameron realizza attraverso il film, e da quel momento nei suoi lavori assisteremo a un progressivo allontanamento dall'umano in favore del tecnologico.

Nel '95 con la sceneggiatura di Strange Days, diretto dall'allora appena ex-moglie Kathryn Bigelow, Cameron lascia indietro la mente, affidando i ricordi dell'uomo alla memoria tecnologica; con Alita - Angelo della Battaglia (arrivato solo recentemente ma nato non a caso agli inizi degli anni 2000), inizia a far confluire il metallo della tecnologia nella carne del corpo umano, per poi, come avrete intuito, arrivare ad Avatar, dove la mente che era centrale in Strange Days confluisce definitivamente in un corpo ibrido che è la naturale unione/evoluzione di quelli totalmente tecnologici della saga di Terminator e di quelli metà-umani dell'adattamento del manga di Yukito Kishiro. 


Il cuore nella macchina

Al di là delle considerazioni analitiche cui si presta l'opera, se osservata dal contesto generale di tutta la carriera del suo autore, come abbiamo detto in apertura Terminator 2 è anche un incredibile spettacolo cinematografico.
Nella sua onnipotenza registica e produttiva (all'epoca fu il film più costoso di tutti i tempi, diventando anche quello col maggiore incasso dell'anno e terzo nella classifica generale dietro solo a Guerre Stellari ed E.T.), Cameron realizzò un film ancora oggi impressionante a livello tecnico, che ha segnato il passaggio dagli anni '80 ai '90.
A sette anni di distanza dal primo Terminator (uscito nell'84), Il Giorno del Giudizio rappresenta in pieno lo stacco culturale e produttivo del genere fantascientifico, vantando un'anima drasticamente diversa rispetto a quella del film originale.
Dove il primo era orgogliosamente grezzo, violento, notturno e liquido nella sua natura artigianale, il secondo risulta invece luminoso, quasi sgargiante, beandosi delle sue fondamenta digitali.

Dove il primo Terminator recuperava l'estetica di altre pellicole degli anni '80, anche più importanti in chiave di influenza cinematografica, Terminator 2 invece quell'estetica la rigettava, creandone un'altra e in pratica stabilendo i dettami per il decennio successivo, a sua volta veicolato da Matrix (leggi: Everycult su Matrix).
L'influenza del film di Cameron si può riscontrare ancora oggi, nella maniera in cui è stato in grado di rileggere completamente il capitolo originale della saga (i Russo hanno fatto la stessa identica cosa con Endgame e Infinity War): questo ribaltamento è incarnato - letteralmente - nel personaggio di Schwarzenegger, come sempre geniale nel trovare i ruoli che più si confanno al suo fisico, come abbiamo visto nell'Everycult di Predator.
In Terminator c'era una macchina priva di emozioni all'interno di un corpo perfetto (secondo i canoni estetici degli anni '80), in Terminator 2 invece Cameron va a cercare l'emozione all'interno della macchina. Se il primo film era incentrato su un aborto retroattivo nel tempo, il secondo è invece basato sulla creazione di una figura paterna surrogata per John Connor, la cui nascita doveva essere sventata nel capitolo precedente.
La capacità di reinventarsi rimanendo coerente a se stesso che ha James Cameron è più unica che rara (ecco spiegate le nostre grandi aspettative per Avatar 2), e questo aspetto è testimoniato in Terminator 2: l'elemento più inquietante della sua opera precedente, la minaccia principale e terrificante apparentemente implacabile in Terminator, ne Il Giorno del Giudizio diventa il cuore pulsante del film, è un fattore confortante e rassicurante che conferisce all'opera quell'anima umana che Cameron cerca nella tecnologia.

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