Star Wars

Everycult: Star Wars - Il Risveglio della Forza di J.J. Abrams

L'Everycult della settimana è Star Wars: Episodio VII - Il Risveglio della Forza, film del 2015 co-scritto e diretto da J.J. Abrams.

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Fra pochi giorni arriverà nelle sale italiane l'attesissimo The Rise of Skywalker, nono episodio della saga di Guerre Stellari incentrata sulla dinastia Skywalker che questa volta conoscerà - o almeno così la Disney ha annunciato - la sua conclusione.
Il film, che intreccerà tutte le trame partite nel 1977 con Episodio IV - Una Nuova Speranza (ai suoi tempi noto più semplicemente come Guerre Stellari, o Star Wars per gli anglofoni) e poi proseguite dal 1999 al 2015 con la saga prequel e La Minaccia Fantasma, L'Attacco dei Cloni e La Vendetta dei Sith, dopo una serie di vicissitudini che hanno portato all'abbandono di Colin Trevorrow (comunque, notizia di qualche giorno fa, ancora accreditato come autore del soggetto) è tornato nelle mani di quel J.J. Abrams che l'inizio di questa fine l'ha preparato nel 2015 con Il Risveglio della Forza.

All'epoca - quattro progetti starwarsiani fa, contando oltre a Episodio VIII: Gli Ultimi Jedi di Rian Johnson anche gli spin-off Rogue One, Solo e la serie Disney+ The Mandalorian attualmente in corso - eravamo dieci anni esatti dopo l'uscita de La Vendetta dei Sith, conclusione di un filone col quale attraverso la figura di Anakin Skywalker Lucas aveva messo in scena il suo personale Faust, mescolandolo a lezioni di Storia che rievocavano senza troppe metafore l'ascesa al potere di Adolf Hitler.

All'epoca, già a partire da La Minaccia Fantasma, chi era cresciuto nel mito di Star Wars (quelli originali) quei prequel li aveva osteggiati, criticati, derisi, ma chi alla fine degli anni '90 era ancora adolescente o perfino bambino ne aveva goduto al cinema e, soprattutto, li aveva utilizzati come porta d'ingresso principale per addentrarsi nell'universo creato da Lucas e recuperare anche i primi capitoli. In quei dieci anni di passaggio fra Episodio III ed Episodio VII, l'odio per la seconda trilogia (quella prequel) era praticamente sfumato lasciando il posto soltanto all'affetto. Forse perché stava arrivando J.J. Abrams e tutto l'odio doveva incanalarsi nella sua direzione.

Il risveglio dell'avventura

Certo è difficile parlare di odio a fronte di un box office che vanta oltre 2 miliardi di dollari (quarto maggior incasso di sempre, terzo prima dell'arrivo di Endgame e record assoluto al botteghino domestico con $936,662 milioni) e un punteggio di 81 su Metacritic e 91% su Rotten Tomatoes, ma la verità è che per molti, moltissimi, i film di Star Wars non vengono mai giudicati come tali, ma solo come "progetti Star Wars".
Ecco perché, ancora oggi, frange di oppositori continuano con ogni mezzo possibile a screditare l'Era Disney con una veemenza tale da far sembrare coriandoli e cioccolatini le polemiche che hanno accompagnato il finale di Game of Thrones, e la "colpa" è principalmente di J.J. Abrams, al quale molti non riconosceranno mai il merito di aver realizzato un incredibile film d'avventura, ma solo il demerito di non aver confezionato il grande ritorno di Star Wars che desideravano.

Il perché è presto detto: rimanendo fedele alle sue sensibilità cinematografiche, Abrams ha tolto (quasi) tutto George Lucas dall'equazione e ha spostato la saga che Lucas stesso creò verso le longitudini e le latitudini del cinema spielberghiano, (ap)portando per primo importanti e drastiche variazioni alla dogmatica formula classica del longevo franchise.
Il settimo episodio della saga di Guerre Stellari trabocca di soluzioni tecniche care al cinema di Steven Spielberg, di cui Abrams si era già accreditato come unico e vero erede moderno con Super 8 (leggi: Everycult su Super 8), allestendo una narrazione per immagini fantastica tramite un montaggio (sia interno che tradizionale) a dir poco fuori dal mondo, preferendo raccordi, stacchi e movimenti di macchina alle transizioni che Lucas copiò dalla Fortezza Nascosta di Akira Kurosawa.
A differenza del cinema spielberghiano Abrams non guarda alla Galassia lontana lontana con quello stesso fare naïf e ammaliato tipico del leggendario regista (leggi: Everycult su Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo oppure Everycult su Indiana Jones), lo fa piuttosto con aria sia reverenziale che soprattutto pragmatica, creando un tipo di intrattenimento perfetto per la Hollywood moderna, uno che guidi lo spettatore all'interno di un mondo che esiste solo sullo schermo insieme ai personaggi che lo popolano, con la camera sempre puntuale a fare da ponte fra immagine e sguardo come solo il miglior cinema d'avventura sa fare.


Un film nuovo e diverso

L'altro grande reato commesso dal terribile J.J. Abrams, a detta della vulgata popolare, è quello di aver ricalcato per filo e per segno la sceneggiatura di Una Nuova Speranza, realizzando un remake/reboot/lega-sequel privo di anima e fantasia e optando per una soluzione artistica forse addirittura peggiore di quella del sovversivo Rian Johnson, perché pigra e conservatrice.
Non è propriamente così: Il Risveglio della Forza somiglia poco a Episodio IV, ne ha la stessa struttura (comune a praticamente tutti i blockbuster), è composto in tre atti (come ogni capitolo della saga tranne Episodio VIII), ha un droide messaggero e una seconda Morte Nera, ma per il resto si distingue dal film originale di George Lucas sotto ogni singolo aspetto, anzi addirittura spesso e volentieri lo ribalta.

Nel primo film ci sono un mentore e un villain, Obi-Wan e Darth Vader, figure da cinema classico che in Episodio VII sono totalmente assenti; il punto principale, quello che muove la trama, è una ricerca (quella di Luke, disperso) e non la lotta al Lato Oscuro, inteso come Impero, che invece nel film del '77 tutti cercavano di sconfiggere; non c'è un solo protagonista come lo era indiscutibilmente Luke Skywalker in Una Nuova Speranza, ma ben tre personaggi principali (oltre a Rey e Kylo Ren impossibile non citare anche Finn), tutti diversissimi fra loro e mossi da motivazioni e caratteri diversi.
L'unico "cattivo", Ben Solo (la cui identità è rivelata con un colpo di scena sublime), è anche il personaggio meglio costruito, quello che a differenza di tutti gli altri (eroi o villain, o eroi che diventano villain) visti nella saga prova con tutto se stesso a resistere al Lato Chiaro per rimanere abbracciato a quello Oscuro, e in questo si dimostra l'esatto opposto della figura alla quale è associato. La scena della rimozione della maschera è emblematica in questo senso, perché oltre a offrire un ribaltamento totale di una delle retoriche classiche della saga (quella della maschera, appunto) rimarca la differenza fra i due personaggi nei rispettivi film d'esordio (all'epoca in cui uscì Episodio IV Vader non era neppure considerato un essere umano, si pensava che fosse un altro droide e addirittura Michael Kaminski, nel suo The Secret History of Star Wars, fa sapere che George Lucas decise di fare del personaggio il padre di Luke solo nel 1978, un anno dopo il successo mondiale di Una Nuova Speranza).

Il senso di tragedia portato nella saga da Il Risveglio della Forza tramite il concetto di morte illustre non è paragonabile a nessun altro di quelli visti nei precedenti film (c'è una morte in Una Nuova Speranza, quella di Obi-Wan, che però non ha assolutamente nulla di tragico, anzi è chiaramente impostata per offrire un mistero da risolvere successivamente), così come è sciocco declassare Rey a una Luke femmina (dov'è in Luke, nel primo film, un mistero così appassionante come quello relativo al concetto di identità?) o fare paragoni fra Han Solo e, si, ancora Han Solo (quello di Episodio VII è un personaggio totalmente inedito, che porta nella saga di Star Wars una tematica, quella della genitorialità, del tutto inedita).
E poi con quanta reverenza Abrams ammira la spada laser, non solo come concetto ma come puro oggetto fantasy, come fosse il reperto archeologico di una mitologia passata e quindi, in chiave meta-cinematografica, rappresentandone il valore ultimo col quale le nuove generazioni di cinefili dovrebbero guardare all'importanza di Star Wars per la Storia del Cinema.
E quell'arrivo all'ultimo secondo delle astronavi della Resistenza, campo lungo che cita espressamente l'entrata in scena della cavalleria ricollegandosi in modo non solo diretto ma soprattutto inventivo alla natura da western cui Lucas si ispirò in primo luogo.
Altro che remake pedissequo, quindi. Ma, come fu per la trilogia prequel, probabilmente dovranno passare anni prima che le aspettative personali lascino il posto ad analisi cinematografiche più ponderate e, di conseguenza, a una rivalutazione totale.

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