Everycult: Quella Casa Nel Bosco di Drew Goddard, tra horror e citazionismo

L'Everycult della settimana è Quella Casa Nel Bosco, horror fuori di testa del 2012 scritto e diretto da Drew Goddard.

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Erano passati quattro anni da quel brillante 2008, l'anno più importante della carriera hollywoodiana di Drew Goddard. Lost, che aveva co-prodotto e di cui aveva scritto una decina di sceneggiature, aveva abbandonato il palinsesto di ABC ma di certo non aveva abbandonato lui, che era entrato nelle grazie di quel J.J. Abrams che si preparava a finanziare il Cloverfield di Matt Reeves già durante i titoli di coda della serie.
La sceneggiatura era stata affidata proprio a lui e non aveva deluso, il film aveva riscontrato un enorme successo tanto al cinema quanto nel mondo internettiano (che bella che fu l'idea per la campagna promozionale), ma come abbiamo detto erano passati già quattro anni: il 2008 era diventato 2012 ma la carriera di Goddard era rimasta ancorata a quei "pochi" successi.
Visto che il mondo non era finito come avevano predetto i Maya (né come aveva provato a fare nel 2009 l'omonimo disaster movie di Roland Emmerich) bisognava inventarsi qualcosa per andare avanti, un'idea particolare, diversa, capace di fornire nuovi stimoli. Magari un esordio alla regia, perché no.
E allora una vecchia fiamma si riaccese nei meandri della mente di Goddard, una che si era spenta all'incirca nel 2010 per colpa dei problemi finanziari della Metro-Goldwyn-Mayer e della United Artists, che quell'idea avrebbero dovuto finanziarla: aveva a che fare con l'horror, lo slasher, con un pizzico di revisionismo e forse addirittura con lo scrittore-visionario di Providence H.P. Lovecraft, e sicuramente c'entrava parecchio con Joss Whedon, col quale aveva collaborato dal 2002 al 2004 prima con Buffy l'Ammazzavampiri, poi sulla serie spin-off Angel.
Quell'idea si chiamava Quella Casa Nel Bosco, arrivò nel 2012 e cambiò per sempre la carriera di Drew Goddard: l'anno dopo avrebbe scritto per Marc Forster e Brad Pitt la sceneggiatura del campione d'incassi World War Z, nel 2015 sarebbe stato invitato dall'Academy all'ottantottesima cerimonia degli Oscar in qualità di candidato per la sceneggiatura di Sopravvissuto - The Martian di Ridley Scott, mentre recentemente è tornato al cinema con la sua seconda opera da regista, 7 Sconosciuti a El Royale.

Bad Times at the Cabin

Sono sette sconosciuti quelli che si incontrano nell'hotel El Royale al centro della vicenda di Bad Times at the El Royale (titolo originale del film con Jeff Bridges, Jon Hamm e Dakota Johnson), un film che nella struttura e nelle intenzioni è in tutto e per tutto simile a The Cabin in the Woods: nel film del 2012 però i protagonisti erano cinque (due in meno, e fra loro c'era sempre Chris Hemsworth), c'era una baita in mezzo al bosco invece che un hotel fra due Stati e soprattutto c'era la stessa volontà di prendere uno specifico genere cinematografico e ribaltarlo, giocando coi suoi stilemi e i suoi cliché.
In pratica ciò che 7 Sconosciuti fa col pulp tarantiniano, Quella Casa Nel Bosco lo ha fatto con l'horror: partendo da La Casa di Sam Raimi, l'opera propone tutti i topi e tutte le riflessioni retoriche dei film dell'orrore con l'intenzione di farli andare in una direzione completamente diversa rispetto a quella cui lo spettatore è abituato generalmente.
La sceneggiatura, scritta a quattro mani con Whedon, non prevede atmosfere orrorifiche e l'impianto filmico con cui la tratta Goddard esalta proprio questo aspetto: non c'è quella necessità di ingannare lo spettatore e calarlo in un mondo di ombre e paure tipiche del cinema horror, e il film stesso non è più inquietante di quanto non lo sarebbe una dissertazione accademica che si impegni ad esporre le caratteristiche del genere.
Quella Casa Nel Bosco è più uno studio sull'orrore e dell'orrore che un'opera horror vera e propria, vuole indagarne le sfumature, mescolarne gli stereotipi e vedere fin dove si possono spingere i suoi luoghi comuni prima che si trasformino in qualcos'altro.
Hemsworth, Anna Hutchinson, Fran Kranz, Jesse Williams e Kristine Connolly sono rispettivamente Curt, Jules, Marty, Holden e Dana, cinque amici che decidono di passare un week-end in una casa nel bosco.

Come in molti slasher movie che hanno preceduto il lavoro di Goddard, i cinque personaggi rispecchiano le maschere narrative del genere, vale a dire il maschio alfa (Hemsworth), la bionda sexy (Hutchinson), il buffone (Kranz), l'intellettuale (Williams) e la vergine (Connolly): lo spunto originale sta nel fatto che gli attori si calano nelle rispettive parti in maniera graduale, seguendo l'incedere del film fin quasi a volerlo accontentare, come se le atmosfere dell'opera si insinuassero dentro di loro e li possedessero, costringendo persone normali a comportarsi come personaggi di un prodotto di finzione.
"Curt ha un dottorato, perché fa lo zotico arrapato?" domanderà Marty, lo strafumato che come il Peter Parker di Tom Holland in Avengers: Infinity War conosce benissimo il mondo del cinema, avendo magari passato più tempo degli altri sul divano: lui è il primo a capire che c'è qualcosa che non va in quella casa nel bosco, è il freak che non viene creduto, quello che prega i suoi amici di uscire dalla cantina e lasciar perdere gli stravaganti e chiaramente inquietanti oggetti che assomigliano tanto ai manufatti maledetti che nei film dell'orrore risvegliano minacce indicibili. È il burattino che vede i fili come il Dottor Manhattan di Watchmen, cosa che comunque implica l'esistenza di qualche burattinaio. Magari sottoterra.

Una troupe al servizio degli Antichi

Se i cinque personaggi protagonisti sono le maschere del sottogenere slasher, quelli di Richard Jenkins e Bradley Whitford rappresentano in tutto e per tutto Joss Whedon e Drew Goddard.
Mentre i cinici e nichilisti scienziati/protettori della Terra che lavorano (e presumibilmente vivono) all'interno del laboratorio sottostante la casa fanno di tutto per rispettare le regole del loro mondo, così i due creatori del film, ugualmente cinici e altrettanto nichilisti, si divertono a stabilire regole narrative solo per poterle violare.
Il Gary Sitterson di Jenkins e lo Steve Hadley di Whitford, con le loro depravate passioni per le scommesse e i trichechi, all'apparenza intendono codificare il libero arbitrio dei protagonisti, esaminare il comportamento di ciascun archetipo di fronte a una data varietà di scelte, come i modelli dei bivi narrativi previsti da un videogame. A loro volta però sono gli inconsapevoli strumenti degli autori, Whedon e Goddard, che dietro le quinte del set "tirano le fila di coloro che tirano le fila".

Goddard e Whedon riempiono delle loro passioni il film: Alien, Carrie, Venerdì 13, Halloween ovviamente, Le Colline Hanno gli Occhi, La Sposa in Nero e La Notte dei Morti Viventi, Re-Animator, Shining, La Mummia, La Stregoneria Attraverso i Secoli, Hellraiser, It, Scarecrows, Cube, Anaconda, Il Labirinto del Fauno, King Kong e perfino il cinema orientale, le storie di spettri tipiche dell'horror giapponese ("Il Giappone è sempre in vantaggio").
Il gioco allestito così scientificamente da Goddard prende in considerazione tutta la filmografia dell'orrore realizzata in cento e più anni di cinema, condensandola in novantacinque minuti di delirio meta-testuale. Non solo una splendida lettera d'amore indirizzata al genere, ma anche uno degli horror più interessanti e originali mai realizzati.

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