Everycult: Non è un paese per vecchi di Joel e Ethan Coen

L'Everycult della settimana è Non è un paese per vecchi, neo-western del 2007 con Josh Brolin, Tommy Lee Jones e Javier Bardem.

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A spostare le atmosfere western verso i territori della modernità ci avevano già pensato fra gli altri Arthur Penn e Walter Hill, rispettivamente nel 1966 con La caccia e nel 1987 con Ricercati: ufficialmente morti. Il cinema del far west dagli anni ‘70 in poi ha iniziato a muoversi sempre di più verso la fine, non della sua necessità bensì di un modo di essere. Questa fu decretata da Gli spietati di Clint Eastwood, non solo punto d'arrivo e pietra tombale di un genere ma soprattutto nuova partenza ideale.
Da quel momento l'approccio alla messa in scena della grande mitologia americana sarebbe cambiato per sempre, e il selvaggio west e i suoi valori sarebbero diventati un'atmosfera, una sensazione, tramite cui mettere in scena e raccontare problematiche o situazioni ancora presenti nel mondo moderno. Ed è da questo panorama che emergono i fratelli Coen con Non è un paese per vecchi.

Fughe e morti

Non è un caso che agli Oscar 2008, dove si scontrarono tre capolavori come L'assassinio di Jesse James, Il petroliere di Paul Thomas Anderson e l'ultima fatica di Joel e Ethan Coen a trionfare furono proprio questi ultimi, con l'unico dei tre film che sembrava voler guardare al futuro.
E l'Academy ci vide lungo, perché Non è un paese per vecchi ha ripensato un intero immaginario e aperto la strada a una corrente cinematografica del tutto nuova.
Il film rappresenta la creazione di innovative sfumature per il western, come se rubasse una borsa piena di valori ed estetiche e poi dovesse confrontarsi con le conseguenze che questa scelta comporta.
La fuga del protagonista interpretato da Josh Brolin è anche il fuggire da un vecchio modo di pensare di un certo tipo di cinema, mentre la Morte incarnata da Javier Bardem è l'incombenza di una minaccia di estinzione per un genere che però sta cercando di capire come risorgere e diventare immortale, trasformarsi in un'influenza, una sensazione.
E di influenzati ce ne sarebbero stati, negli anni immediatamente successivi: il più celebre fra tutti rimane Taylor Sheridan, che con la sua trilogia della frontiera (Sicario, Hell or High Water e Wind River, poi estesasi in tv con Yellowstone) ha raccolto il testimone lasciato dai Coen, ma in un certo senso anche Nicolas Winding Refn ha fatto qualcosa di simile, come abbiamo avuto modo di analizzare nella nostra puntata di Everycult dedicata a Solo Dio perdona ma anche nella recensione della serie tv Too Old to Die Young.
Oggi il western è un timbro, un marchio, una griffe che simboleggia un'identità precisa ma legata a un immaginario differente, nuovo, che sono stati i Coen a plasmare.


Determinismo e cadaveri

Senza spingersi troppo oltre l'iper-testo del film, quello dei fratelli Coen è anche un thriller magistrale e un sogno giallo, caldissimo, polveroso, etereo ed ellittico, dominato da ombre sfuggenti riflesse su uno schermo spento o immagini di uomini neri nascosti dietro porte di cui su ha il timore di aprire.
Impostato sui temi cardine della filmografia dei due cineasti, il destino e il determinismo e l'incapacità dell'uomo di controllarli, Non è un paese per vecchi è dominato da un senso di inevitabilità che non si preoccupa dei personaggi che popolano il racconto.
Ogni azione ha una sua conseguenza, ogni frase ha il suo peso e potrebbe essere l'ultima (magistrale, e figlia di Psyco, l'uscita di scena del protagonista principale, raccontata per ellissi). Il futuro, come in una sceneggiatura, sembra modellarsi di volta in volta sulla base delle decisioni prese nelle scene precedenti.

Tutto è desertico e bollente eppure l'opera sembrerebbe essere la metaforica messa in scena di una palla di neve da cartone animato che, posta sulla vetta di una montagna, iniziando a rotolare diventa via via più grande e incontrollabile.
È la storia del male del mondo che arriva, incarnato dall'amorale Anton Chigurh, una ‘peste bubbonica' antropomorfa che affida le sue scelte a una moneta e quindi al fato (avrebbe in un certo senso anticipato il Due Facce del secondo capitolo della trilogia del Cavaliere Oscuro); e che alla fine, senza mai neppure incontrarlo (perché è etereo, è un'idea, un incubo), riesce a spezzare il vero protagonista del film, lo sceriffo Ed Tom Bell, colui che attraversa la trasformazione più netta nel corso del suo arco narrativo.
Prossimo alla pensione, si sente circondato e sopraffatto dai cambiamenti in arrivo, e come eroe della mitologia occidentale che invecchia diventa il simbolo di una tradizione più antica di lui, che sta mollando e non regge il passo con l'evoluzione.
Ma è anche la storia del lancio di una moneta: la lancia Llewelyn Moss per provare a vincere i suoi due milioni e la lancia pure un anonimo vecchiettino a una stazione di servizio per ottenere un solo dollaro. Entrambi si giocano tutto e con esiti diversi, perché è vero che la fortuna è cieca ma nei film dei Coen lo è ancora di più.

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