Everycult: Matrix di Lana e Lilly Wachowski

L'Everycult di oggi è dedicato a Matrix, capolavoro del 1999 con Keanu Reeves scritto e diretto dalle sorelle Wachowski.

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Immaginate un mondo in cui, fin dalla nascita, le persone siano intrappolate. Da sempre, per sempre, bloccati in maniera ineluttabile: non solo i loro corpi ma soprattutto le loro menti, incatenate da vincoli invisibili che, oltre a tenerle in vita, le nutrono con proiezioni di falsità; e immaginate che quella falsità, quegli inganni, essendo le uniche cose che quelle menti abbiano mai visto, diventino l'unica realtà possibile, l'unica realtà esistente. Una realtà non-vera che diventa l'unico mondo possibile.
Ora immaginate che qualcuno liberi quegli uomini, o uno solo di loro. Quell'uno, quel singolo individuo, quell'unico eletto che possa rendersi conto di aver passato la sua intera vita fino a quel momento incatenato, e che quella vita non sia stata altro che un sogno talmente realistico da sembrare inequivocabilmente vero.

Immerso in questa sua nuova consapevolezza, lui, l'eletto, non potrà far altro che tornare indietro e portare la nuova verità agli altri, a quelli che, come lui, sono da sempre incatenati e da sempre convinti, sbagliando, di abitare nel mondo giusto.
Arrivati a questo punto, quelli fra voi che abbiano ricevuto un'educazione umanistica probabilmente staranno pensando alla nascita di una nuova sezione di Everyeye.it, votata allo studio della filosofia, ma non temete, non siamo impazziti: lo scopo di questo lungo incipit non è quello di tirare in ballo il Mito della Caverna del greco Platone. Intende riassumere l'idea alla base di Matrix, di Andy e Larry Wachowski, successivamente Lana e Lilly.


Realtà

Già il fatto che oggi, nel 2019, a vent'anni dall'uscita originale del film con Keanu Reeves (nelle sale con John Wick 3 - Parabellum, diretto da quello stesso Chad Stahelski che in Matrix gli faceva da controfigura) i fratelli Wachowski "non esistano più", basterebbe per riassumere la grandezza della visione del loro film: realtà oggettiva e realtà soggettiva sono due cose talmente opposte da non poter condividere neanche lo stesso spazio, gli stessi corpi, ed è in base a questo credo che i Wachowski oggi sono diventate le Wachoski, Lana e Lilly, da fratelli a sorelle.
Come dopo un upload in Matrix, hanno potuto importare la propria natura-essenza in corpi nuovi, distruggendo le catene che li/le bloccavano per raggiungere il massimo potenziale cui aspiravano; quando si dice il film della vita.
E lo è eccome, Matrix, il film della vita: più volte Andy/Lilly e Larry/Lana hanno dichiarato di aver inserito nel film del loro sci-fi del 1999 ogni singola idea che abbiano mai avuto, e non è difficile credergli riguardando l'opera.

In un anno, l'ultimo del millennio, che regalò alla cinematografia mondiale pietre miliari come Essere John Malcovich, Il Sesto Senso, Fight Club, The Blair Witch Project e Magnolia, il capolavoro targato Warner Bros. - che tra l'altro arrivava dopo il successo di Terminator di James Cameron, che già aveva parlato al grande pubblico del rapporto tecnologia/umanità - può comodamente vantarsi di aver segnato un'epoca artistica (e la cultura pop tutta) più di ogni altro dei suoi concorrenti contemporanei. E si vanterebbe a ragione!
Nel 2019, del resto, viviamo in Matrix: una società così intrinsecamente legata all'uso della tecnologia dall'esserne diventata praticamente, e forse tristemente, succube, che si divide in realtà reale e realtà virtuale, che esiste e non esiste allo stesso tempo e a seconda di chi la guarda-pensa-immagina-vive.
Ma al di là delle nozioni filosofiche e profetiche di cui è densa la trama del film, è nella potenza visiva che i Wachowski hanno trovato il vero senso dell'opera, che intorno a quei paradigmi narrativi costruiva un mondo innovativo, mescolava generi, descriveva realtà cinematografiche diverse e fino ad allora ritenute molto distanti, che amalgamava attraverso tecniche filmiche dell'era pre-digitale - che il digitale lo emulavano, anticipandolo.


Un miracolo

Proprio perché in Matrix tutto è possibile, i/le Wachowski hanno voluto inserire in Matrix tutto il possibile: la fantascienza, ovviamente, con distopie terribili e strutture fatte di cavi e tubi che richiamano i set di un film di Terry Gilliam (leggi: Everycult su Brazil), ma anche il noir investigativo, l'heist-movie, lo spaghetti-western e l'azione chiaramente, quest'ultima però non tanto figlia dell'action americano quanto di quello orientale, del quale il pubblico occidentale era completamente a digiuno all'epoca della sua uscita.
Oltre alla celebre sequenza di scontro a fuoco ispirata al cinema di John Woo, in Matrix i combattimenti corpo a corpo sono figli dei migliori gonfu movie cantonesi, che tutti i Bruce Lee, i Jackie Chan e i Jean-Claude Van Damme del mondo messi insieme non erano riusciti a esportare dal b-movie fin dentro le grandi produzioni hollywoodiane.

I Wachowski sonno stati i primi a farlo, ben due anni prima della consacrazione di quel tipo di cinema (a livello di massa) con la vittoria agli Oscar de La Tigre e Il Dragone (non solo eletto miglior film straniero ma candidato a dieci premi in totale, con vittorie nelle categorie della fotografia, della scenografia e della colonna sonora), quando ormai la richiesta per coreografi del Sol Levante era ai massimi storici e l'uso dei cavi per le acrobazie di attori e stunt era stato sdoganato.

Movimenti espressionisti ma sofisticati nella loro stilizzazione, che i corpi dei personaggi imparano a replicare in pochi secondi (grazie ai download di Matrix) ma che i corpi degli attori devono apprendere con mesi di allenamenti. Il film diventa la realtà virtuale, il set la realtà vera.
Persino la color correction non sapeva di reale ma di astratto, nonostante restituisse la sensazione di essere vero, quasi tangibile.
Gli effetti visivi vengono giustificati in maniera diegetica nel contesto della narrazione, distinguono le sequenze ambientate in Matrix da quelle invece che hanno luogo nel presente, ma con la potenza paradossale tipica dei miracoli vengono realizzati in maniera analogica: esempio notissimo l'effetto bullet-time, già utilizzato prima di Matrix (come per i cavi e lo stile orientale dei combattimenti, del resto) ma che con il film dei Wachowski si è fissato nell'immaginario collettivo grazie all'ideazione della tecnica del time-slice - che ritaglia letteralmente una "fetta di tempo" in quello che sembra uno spazio virtuale ma che invece è uno spazio reale, fotografato da un numero elevato di camere disposte tutte intorno al soggetto - diventato poeticamente la firma della natura ibrida dell'opera dei Wachowski.

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