Everycult: La finestra sul cortile di Alfred Hitchcock

L'Everycult della settimana è dedicato a La finestra sul cortile, thriller del 1954 diretto da Alfred Hitchcock con James Stewart e Grace Kelly.

Everycult: La finestra sul cortile di Alfred Hitchcock
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Per Alfred Hitchcock il cinema era una riproposizione della vita con tutte la parti noiose tagliate via in fase di montaggio, e questa filosofia viene applicata alla perfezione nel suo capolavoro La finestra sul cortile: thriller immaginifico e trattato di messa in scena insuperato e insuperabile, il film diretto dal maestro del brivido nel 1954 è la più grande opera cinematografica mai realizzata sul guardare, inteso come atto voyeuristico non fine a sé stesso ma legato a quella filosofia dell'indagine visiva che è tipica del miglior cinema possibile.
In un periodo particolarmente fiorente della sua carriera, e sbarcato da qualche anno a Hollywood, Hitchcock si era presentato alla Mecca del cinema firmando prima lo sperimentale e spericolato Nodo alla gola e poi Il peccato di Lady Considine, per lui un insolito dramma in costume che però gli aveva dato la possibilità di riunirsi a Ingrid Bergman dopo Io ti salverò e Notorious. E in quell'anno, il '54, l'autore era già uscito nelle sale con un altro film, Il delitto perfetto, girato in 3D e con protagonista Grace Kelly, con la quale collaborerà, proprio come fu per la Bergman, altre due volte.
La prima, nello stesso anno de Il delitto perfetto, con l'ancor più perfetto La finestra sul cortile.

La quotidianità e il giallo

La trama, costruita su tre assi portanti, è celeberrima e successivamente verrà ripresa, con diverse sfumature, da tanti altri registi, non ultimo Krzysztof Kieslowski con Il decalogo. Il fotoreporter L.B. Jefferies, un avventuroso e spensierato James Stewart, è bloccato non solo in casa ma addirittura su una sedia a rotelle a causa di una brutta frattura alla gamba, che deve tenere assolutamente a riposo.
La fine di quella che lui considera una prigionia è quasi giunta, ma è resa insopportabile dalle costanti visite della domestica infermiera e soprattutto dallo spasmodico corteggiamento di Lisa, una ragazza bellissima della quale lui è innamorato ma che considera troppo sofisticata per lui, abituato com'è per lavoro a lasciare New York da un giorno all'altro per i Paesi più esotici.
A circa una settimana dalla sua guarigione Jefferies inizia ad appassionarsi al proprio vicinato, che dalla sicurezza del suo appartamento prende a spiare munito di binocolo: ed è proprio scrutando le vite degli altri che si convincerà che il dirimpettaio, un uomo schivo e scorbutico, potrebbe aver ucciso la propria moglie.

Ecco quindi che si profilano i tre assi portanti cui abbiamo accennato in apertura di paragrafo: Hitchcock eregge le fondamenta de La finestra sul cortile sul protagonista, sempre immobile (come una cinepresa con cavalletto), sul vicinato (ovvero l'oggetto dello sguardo del personaggio, che diviene quello del pubblico) e le reazioni di lui, la vera causa del crescendo della suspense. Protagonista e cinepresa non lasceranno mai la loro postazione fissa, la tensione sarà costruita sempre tramite il controcampo, raramente così efficace.
Figlio di un'educazione cattolica che lo ha visto sempre in soggezione, poi, Hitchcock con La finestra sul cortile sembra quantomai affascinato dalla relazione che interconnette le persone e la dubbia moralità che regola le loro vite, distanti ma a portata di sguardo, ognuna con i propri segreti.
Come al cinema guardare equivale a invadere la privacy degli altri, penetrare i loro mondi, e più impronunciabili sono i misteri da svelare tanto più lo sguardo, invece che ritrarsi, sarà attratto da essi.

Il fascino del guardare

Ma il fascino del guardare che permea tutto La finestra sul cortile è soprattutto oggettivato, quasi a voler ribadire come non sia legato esclusivamente al protagonista e alla sua passione per l'immagine (del resto è un fotografo, e per la sua indagine si servirà dei "ferri" del mestiere) ma che da lui si sprigioni per rivolgersi allo spettatore.

Non a caso il primo sguardo che verrà rivolto all'esterno dell'appartamento, al cortile e alla vita del vicinato non appartiene al protagonista: Hitchcock fa partire il film con una falsa soggettiva che solo in seguito rivelerà il volto di James Stewart, circondato da un'oggettistica superdettagliata che ci dice tutto di lui senza dire niente (la macchina fotografica, i negativi, le foto, stabiliscono immediatamente chi e cosa sia Jefferies) mentre lo vediamo impegnato a fare altro.
Il protagonista non è quindi riconducibile alla panoramica offerta dal film, quel primo attacco è tutto dell'autore e accomuna - come del resto ribadirà l'intero film - il personaggio allo spettatore, dato che entrambi saranno bloccati nella condizione estenuante di non poter mai raggiungere il soggetto del loro sguardo.

Soggetto, ma anche soggetti: La finestra sul cortile immortala tutti gli aspetti della vita nei condominii che si ritrova a osservare, i personaggi sono sempre incastonati nelle cornici delle loro finestre (simboli rettangolari di altri mondi privati, altre storie, altri schermi cinematografici) e rappresentano tutte le fasi di quella vita coniugale dalla quale Jefferies vuole fuggire ma con la quale, proprio grazie alla (dis)avventura che vivrà insieme a Lisa, imparerà a scendere a patti.
Perché, ed è questo aspetto che rende il film di Hitchcock l'opera immensa che è, se James Stewart recita nella doppia parte di personaggio e spettatore, Grace Kelly, in qualità di oggetto guardato, diventa automaticamente la protagonista della storia.
Lo spettatore, cioè Jefferies, sarà attratto da Lisa nel momento in cui lei varcherà la porta meta-cinematografica del cortile per finire nella finestra, nell'inquadratura, nello schermo cinematografico al di qua del quale Jefferies è seduto a guardarla.
Lei agirà come protagonista attivo della vicenda al centro del racconto, come l'eroina di un film, diventando il soggetto consapevole proprio di una di quelle pericolose avventure per le quali lui non la riteneva degna.
Lo spettatore si innamorerà quindi della protagonista del film, in un tipo di corteggiamento che trova le sue pulsioni erotiche esclusivamente nello sguardo cinematografico.

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