Everycult: La Cosa di John Carpenter

L'Everycult della settimana è La Cosa, horror del 1982 diretto da John Carpenter e ispirato al seminale racconto di John W. Campbell.

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Siamo all'incirca nel 1920, a Newark, New Jersey, e un bambino torna a casa da scuola. Sua madre è in cucina, sta preparando il pranzo; il bambino inizia a parlarle, a raccontarle la sua giornata. La donna risponde, sorride, alternando la sua attenzione ora ai fornelli ora al bambino. Ma più la conversazione prosegue - questione di minuti - più il bimbo si rende conto che c'è qualcosa di sbagliato nella persona che gli sta di fronte.
Nel modo in cui la donna lo guarda, nel modo in cui parla, nel modo in cui si muove. Non è sua madre. È uguale a sua madre, veste come lei, parla come lei, però non è lei, il bimbo ne è certo. Non sa come né tantomeno perché, ma è sicuro che la donna nella cucina di casa sua che sembra sua madre non è sua madre.
Quel bambino è John W. Campbell Jr, futuro scrittore e soprattutto editore di fantascienza, e quella donna davvero non era sua madre. Era la sorella gemella, e il piccolo John ha impiegato un'intera conversazione a rendersene conto.
Anni dopo, quando già era diventato l'editore e il curatore della più nota e importante rivista di letteratura fantascientifica dell'era moderna (Astounding, nella quale sarebbero state pubblicate storie di Isaac Asimov o Robert Heinlein, fra gli altri), Campbell avrebbe rievocato l'evento nel racconto Who Goes There?, in italiano La Cosa da un Altro Mondo. Nel 1951 quel racconto sarebbe diventato un film grazie alla RKO Pictures, che avrebbe affidato la regia a Christian Nyby e soprattutto ad Howard Hawks, che all'epoca non venne accreditato ma che col passare del tempo fu riconosciuto come vero padre dell'opera.
Il film ottenne un notevole successo, nonostante lo studio avesse costretto Hawks a tagliare più di un'ora e mezzo di girato (la versione originale durava tre ore, quella uscita nei cinema neanche 90 minuti) e nel 1982 John Carpenter decise di realizzare la sua versione cinematografica. Aveva esordito otto anni prima con Dark Star (1974), e già in Halloween - La Notte delle Streghe (1978) dichiarava il suo amore per il film di Hawks, facendolo comparire in un televisore durante una delle sequenze più famose del suo horror-slasher.

Ma nel 1977 erano usciti Guerre Stellari e Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo e nell'82, lo stesso anno in cui La Cosa sarebbe arrivato nelle sale, Steven Spielberg aveva lanciato E.T. - L'Extraterrestre: la fantascienza aveva assunto connotazioni di magia, di stupore, era allettante e faceva sognare il pubblico di tutte le età. Era, in pratica, molto distante dalle atmosfere orrorifiche che interessavano a Carpenter e la Universal (che di mostri cinematografici ne sapeva qualcosa) temeva che il lancio del film (giugno 1982) sarebbe stato snobbato dalle masse. Alien della 20th Century Fox nel '79 aveva ottenuto un discreto successo, cambiando per sempre il panorama dell'horror mainstream, ma in cartellone proprio in quel giugno dell'82 c'era un'altra opera che trattava la fantascienza con tocco oscuro, intitolata Blade Runner, registrando numeri pericolosamente bassi.
Alla fine dell'anno Spielberg e il suo simpatico alieno disperso avrebbero surclassato tutti (quasi $400 milioni al box office) ma il destino de La Cosa sarebbe stato simile a quello del neo-noir cyberpunk di Ridley Scott. Il tempo li avrebbe consegnati alla leggenda.

The Hateful Twelve

Un gruppo di persone intrappolate in una struttura isolata dal mondo e sommersa nella neve, il dubbio che si insinua fra di loro, i rancori sepolti che riemergono, le musiche di Ennio Morricone.
C'è anche Kurt Russell nel ruolo del protagonista ma non siamo nell'emporio di Minnie che Quentin Tarantino avrebbe messo al centro della vicenda del suo The Hateful Eight (2016), non siamo nelle montagne del Wyoming e neanche alla fine degli anni '60 del 1800. Siamo in Antartide, nel 1982, e i protagonisti non sono pistoleri, fuorilegge o cacciatori di taglie ma un'equipe di scienziati composta da biologi, meteorologi, ricercatori e responsabili della sicurezza. In tutto, se escludiamo gli agenti norvegesi dei primi minuti (che arrivano direttamente dal discreto e divertente prequel del 2011 La Cosa, di Matthijs van Heijningen Jr., con protagonisti Mary Elizabeth Winstead e Joel Edgerton), sono in dodici. Uno di loro, o forse più di uno, è l'alieno.
Mentre il concetto alla base della trama rimane essenzialmente immutato rispetto al film di Hawks, Carpenter aggira il clone in stile Frankenstein che emergeva dal film del '51 per tornare a John W. Campbell, realizzando una sorta di chimera formata da una moltitudine di cellule simbiotiche molto più fedele al racconto originale.

A ben vedere è chiaro come mai Tarantino abbia preso ispirazione da questo capitolo per il suo ottavo film: il MacReady di Kurt Russell, che gioca a scacchi, beve whiskey e guida elicotteri col cappello, è essenzialmente un cowboy del ventesimo secolo. Da quest'ottica La Cosa può essere visto come una sorta di western fantascientifico che si mescola ad atmosfere noir, con la stessa facilità con la quale l'alieno protagonista assume fattezze umane.
Carpenter orchestra i ritmi in modo magistrale, con la notte polare che aumenta il senso di claustrofobia restituito dai confini della base medica, oltre la quale il mondo sembra non esistere più. Ci sono solo quel determinato spazio e quel determinato tempo, ed entrambi diventano il terreno di caccia del mostro. Concentrandosi principalmente su di esso, Carpenter si può ergere ad antesignano del body horror, realizzando ben quattro anni prima del capostipite La Mosca immagini disgustose, contorte e orribili che mostrano l'unione di organismi e fibre e DNA: petti che diventano mascelle e strappano le mani di un uomo, teste che si staccano dai tronchi per diventare animali a quattro zampe, teste di cani glabre che esplodono. Il regista, insieme all'intramontabile lavoro del truccatore Rob Bottin (The Fog, L'Ululato, Robo-Cop, Atto di Forza) ci trasporta in un dipinto di Hieronymus Bosch, usando tentacolari effetti speciali analogici che ancora oggi tolgono il fiato e danno il voltastomaco.

Cattivo sangue

Il primo film ad affrontare il tema del vampirismo è stato Nosferatu, di Friedrich Wilhelm Murnau (1922), e Carpenter lo ricicla in un modo tutto suo, ribaltandolo: se per il conte vampiro il sangue è linfa vitale, ne La Cosa diventa una contromisura.
L'organismo alieno infetta il sangue degli umani come farebbe il morso di Dracula, ma la trasformazione qui diventa più una sorta di corruzione: il corpo dell'ospite viene mutato dall'interno diventando la Cosa, e l'unico modo per costringere il DNA infetto a rivelarsi è il fuoco, similmente a quanto accade con i vampiri e la luce del sole. L'allegoria diventa chiarissima nella celebre sequenza del test del sangue, nella quale il protagonista lega tutti i suoi compagni e ne analizza il sangue alla ricerca dell'impostore: la Cosa infatti si nasconde all'interno di uno di loro, e l'unico modo per stanare l'alieno è quello di bruciare il campione di sangue del suo ospite.
In questa scena Carpenter non solo realizza una delle sequenze più incredibilmente tese della storia del cinema - tensione che alla fine viene sprigionata da uno scatto di violenza allucinante - ma porta a compimento la tesi dell'intero film: il nemico principale infatti non è tanto la Cosa quanto il sospetto e la paranoia che essa evoca, sospetto e paranoia che esasperano i nervi e permettono il riaffiorare di conflitti e risentimenti sopiti.

Capovolgendo il film originale (ambientato al polo nord) Carpenter ne ribalta anche il senso ultimo: i protagonisti dell'opera di Hawks formavano un fronte compatto per respingere il mostro venuto dallo Spazio (riecheggiando in maniera subliminale la chiamata alle armi per la Guerra Fredda e la paura comunista), mentre in questo remake, figlio delle paure e delle ombre degli anni '70, l'unione fra gli uomini viene meno e si sgretola, al punto da impedire persino il tradizionale lieto fine hollywoodiano (che invece era stato forzatamente aggiunto al contemporaneo Blade Runner).
Nell'ultima scena, addirittura, i due soli esseri umani rimasti (il MacReady di Russell e il Childs di Keith David) piuttosto che scegliere di fidarsi l'uno dell'altro rischieranno di morire assiderati: il reciproco sospetto che l'altro sia stato contagiato gli impedirà di ragionare e assalirà anche lo spettatore, con l'improvviso arrivo dei titoli di coda voluto da Carpenter che saggiamente interrompe la narrazione per lasciarla proseguire nell'immaginazione del pubblico. E così La Cosa continua a diffondersi, come una malattia, come il morso di un vampiro, che potrebbe o meno aver contagiato MacReady o Childs oppure entrambi, ma che sicuramente ha infettato tutti noi.

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