Everycult: Indiana Jones e l'Ultima Crociata di Steven Spielberg

L'Everycult della settimana è dedicato al terzo capitolo della saga di Indiana Jones, un soggetto di George Lucas diretto da Steven Spielberg.

Everycult: Indiana Jones e l'Ultima Crociata di Steven Spielberg
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Tecnicamente quel vaso di Pandora della cultura pop che sono gli anni '80 è stato aperto da L'Impero Colpisce Ancora, che Irvin Keshner diresse sotto l'egida dello sceneggiatore Lawrence Kasdan e del produttore-demiurgo George Lucas, arrivando nelle sale cinematografiche di un'ormai zoppicante New Hollywood il 17 maggio 1980; eppure la matematica del cinema ci impone di far risalire la genesi del quinto - allora secondo - capitolo della saga franchise di Guerre Stellari al 1979 (le riprese iniziarono a marzo, in Norvegia), quindi romanticamente si potrebbe affibbiare all'altro Harrison Ford, quello con cappello e frusta e non quello con blaster e nave spaziale, il merito di aver inaugurato il decennio che oggi consideriamo il Santo Graal del cinema occidentale.
Con la produzione datata 23 giugno 1980 e l'uscita quasi un anno esatto dopo, il 12 giugno del 1981, Indiana Jones si presentò al mondo con i Predatori dell'Arca Perduta: sarebbe stato nuovamente l'avventuroso professore, cavalcando verso un aranciato tramonto giordano a dorso di cammello, a chiudere quel glorioso decennio il 24 maggio dell'89.

A fare da filo conduttore fra le due opere dieci anni di trionfi per il regista di Cincinnati, che nel decennio precedente aveva regalato alla storia del cinema due dei film più iconici mai prodotti come Lo Squalo e Incontri Ravvicinati Del Terzo Tipo e che, senza soluzione di continuità, tra il primo colpo di frusta di Indy e quella galoppata finale nei pressi di Petra si era letteralmente scatenato, partendo da E.T. (1982) e arrivando a L'Impero del Sole (1987), passando per Ai Confini della Realtà, una seconda avventura dell'eroe fordiano (Indiana Jones e il Tempio Maledetto), Il Colore Viola, la sceneggiatura di Poltergeist per Tobe Hooper e la cura del soggetto de I Goonies di Richard Donner, senza dimenticare ovviamente i crediti da produttore (tra gli altri I Gremlins, Chi Ha Incastrato Roger Rabbit e Ritorno al Futuro 2).

L'Oscar, da sempre importantissimo per gli autori americani perché simbolo di Hollywood, fatta eccezione per qualche candidatura e un premio speciale nell'87 forse considerava Spielberg ancora immaturo per consacrarlo davvero. C'era bisogno di un passaggio all'età adulta, di lasciarsi dietro quel senso di inferiorità nei confronti della religione e soprattutto della figura paterna, il cui divorzio dalla madre segnò, e non poco, il resto della sua vita. Quel passaggio avvenne ne L'Ultima Crociata.

Esemplare

C'è un motivo se tutti i film d'avventura arrivati dagli anni '90 in poi - prendiamo solo i recenti Aquaman e il reboot di Tomb Raider con Alicia Vikander, che del film di Spielberg è praticamente la fotocopia - si sono rifatti più o meno direttamente all'opera del 1989 scritta da Jeffrey Boam su soggetto di Meyes e Lucas: Indiana Jones e L'Ultima Crociata è un film seminale. Non solo per come avrebbe ispirato il concetto di franchise con una scena iniziale che, oltre a spiegare le origini del nichilismo borderline che il protagonista aveva mostrato nei precedenti capitoli, lancia la produzione di una serie televisiva sulla gioventù di Indy (se leggendo la frase precedente avete pensato a come Kevin Feige si prepara ad ampliare la portata del suo MCU sul piccolo schermo tramite il servizio streaming Disney+, allora ci state seguendo), anche per il modo in cui orchestra ogni singolo dettaglio allo scopo di spingere il personaggio di Harrison Ford a raggiungere e comprendere quella visione del mondo che Spielberg ha bisogno di interiorizzare.

Lo fa in una maniera meravigliosamente scorrevole, che traduce su schermo il significato stesso di film d'avventura spingendoci di qua e di là alla scoperta di ogni angolo di mondo: nel viaggio ipertrofico pensato dal cineasta lo spettatore segue l'eroe dal Portogallo all'Italia, dall'Austria alla Germania, con barche, motoscafi, aeroplani, side-car, dirigibili e perfino carri armati e cammelli, fino ad arrivare alla Turchia e alla Giordania per poi spingersi in un luogo al di là delle mappe geografiche stesse.

In poco più di due ore il film contiene al suo interno tutto ciò che si può pretendere che un'opera simile contenga, dalla commedia al dramma, dall'action al romanticismo, dalle riflessioni profonde per chi ha bisogno di nutrire la mente all'eccitazione da divertimento per chi un lungometraggio vuole viverlo nei polmoni, nella gola e nel cuore. Nel mezzo giochi di maestria tecnica di un autore del cinema (sequenze indimenticabili gestite da Spielberg in maniera impeccabile), una prova attoriale fra le più incredibili per uno dei più talentosi fra gli attori (Ford è il più bravo di tutti nella Storia del Cinema nel comunicare la fatica del compiere un gesto action o il dolore di subirlo) e, soprattutto, l'analisi del complicato rapporto che il protagonista ha con il proprio padre.

Padre e Figlio

Spielberg ci ha girato intorno per tutta la sua carriera, raccontando di madri single e padri assenti e bambini segnati da quella frattura, rilasciando interviste su quanto quella frattura avesse segnato lui stesso, e finalmente con L'Ultima Crociata sembra volersi scrollare di dosso quelle rimuginazioni per affrontare di petto il suo fantasma più grande.
Tutto il film si regge sul conflitto-che-poi-diventerà-rispetto-reciproco tra Indiana Jones e suo padre, che hanno lo stesso nome (Henry Jones, jr. e sr.) e la stessa qualifica (professor Jones), che hanno perfino condiviso la stessa donna (pensate un po'!), una sexy dottoressa nazista in rotta di collisione con la redenzione, ma che indossano sempre e comunque abiti diversi, da avventuriero uno, da colto istituzionale l'altro.

Questo perché Ford è lo Spielberg giovane e Sean Connery quello adulto, ovvero lo Spielberg Maturo che il giovane Steven deve imparare a essere: nel venirsi incontro, nel superare le proprie differenze, nell'insegnarsi nuove cose a vicenda c'è un processo di crescita che accomuna personaggi e autore, che non a caso dopo un fisiologico strascico (Hook - Capitan Uncino, che però si inserisce perfettamente in questo desiderio di amore/odio nei confronti dell'età adulta) lascerà che dal decennio dei '90 in poi quella crescita si compia del tutto. Con essa sarebbero arrivate sia opere più drammatiche che le vittorie importanti ('94 Schindler's List, '99 Salvate Il Soldato Ryan), con ritorni al fantastico più saltuari che in passato ma comunque evidentemente e stupendamente inevitabili.

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