Everycult: I cancelli del cielo di Michael Cimino

L'Everycult della settimana è dedicato a I cancelli del cielo, epocale western "maledetto" scritto e diretto dal compianto Michael Cimino.

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Novembre 2020 può significare tante cose ma per gli amanti del cinema hollywoodiano significa soprattutto i quarant'anni de I cancelli del cielo di Michael Cimino: uscito proprio in questo freddo mese di primo inverno nel 1980, ancora oggi è il film più maledetto che Hollywood abbia mai avuto la sfortuna di incontrare, troppo grande per tutti e amico soltanto del tempo, che è stato così presente da riuscire a salvarlo.
Per la sua scala folle, l'ambizione smodata del proprio regista e l'obiettivo esagerato di arrivare a sfiorare una purezza dell'immagine inedita, I cancelli del cielo più che un western d'avventura e guerra è un dramma epico ed epocale sulle sfortune del mondo e degli uomini, sui loro sforzi per raggiungere i propri scopi e il prezzo che si è disposti a pagare per essi.
Megalomane in tutto, dalla caratterizzazione dei personaggi all'afflato della parabola capitalista che questi cavalcano, diretti verso una meta indefinita che è anche la fine di un'epoca, dell'uomo, della società e di un modo di intendere il cinema, quello di Cimino è un film leggendario che ha determinato un nuovo limite per l'industria, oltre il quale un regista non può spingersi ma che lui ha varcato. E che tonfo meraviglioso che ha fatto subito dopo.

Oltre i cancelli del cielo

La trama, troppo lunga e articolata per essere riassunta in queste poche righe, è quella di una disputa inventata - ma ispirata a un fatto accaduto nella contea di Johnson, conosciuto come battaglia di Johnson County - tra i proprietari terrieri del Wyoming e gli immigrati europei che si stabilirono in quei territori intorno al 1890.
Tra i protagonisti un giovane Jeff Bridges, che insieme a Clint Eastwood era stato al centro del film d'esordio di Cimino, Una calibro 20 per lo specialista del 1974, ma soprattutto Kris Kristofferson, Christopher Walken, John Hurt e Isabelle Huppert.
Il vero protagonista fra tutti però era chiaramente Cimino stesso, due anni prima nel 1978 aveva diretto Il Cacciatore con Robert De Niro e nel '79 aveva chiuso un decennio (quello dei famosi "seventies", fondamentale per la figura del regista a Hollywood) vincendo tutto quello che poteva vincere, inclusi cinque Oscar su nove candidature, tra cui miglior regista e miglior film (come produttore).
Insomma, se la New Hollywood veniva dagli Oscar vinti da Martin Scorsese e da Francis Ford Coppola e soprattutto da uno strapotere in stile Monte Olimpo, Michael Cimino in quei mesi roventi si sentiva praticamente come Zeus.

La sua carriera sarebbe continuata dopo il flop totale de I cancelli del cielo ma lui e il suo pubblico la avrebbero attraversata in silenzio, quasi in punta di piedi e senza mai altri clamori. Non che avesse chiuso a Hollywood ma fu quasi come fosse diventato il cugino che mette tutti in imbarazzo e che tutti preferiscono evitare.
La United Artist per le riprese del suo kolossal gli girò 44 milioni di dollari di budget, una valanga all'epoca.
Basti pensare che nel '77 George Lucas aveva realizzato il primo Star Wars con 11 milioni e nel 1980 - ovvero lo stesso anno di uscita de I cancelli del cielo - L'Impero colpisce ancora ne era costato 33.
Michael Cimino li sperperò in un film di cinque ore e mezza che non avrebbe mai visto nessuno, se non i dirigenti della United Artist stessa.
La loro prima reazione fu quella di tagliare via tutto il tagliabile, accorciando la durata a 219 minuti. Più gestibili, ma neanche troppo.
Nel novembre del 1980, mentre l'allora 20th Century Fox col secondo capitolo di Star Wars contava i 550 milioni incassati dopo l'uscita a maggio, I cancelli del cielo strappava biglietti per soli 3 milioni costringendo la United Artist a dichiarare bancarotta.

Giustizia poetica

Si può solo invocare la giustizia poetica per parlare de I cancelli del cielo. L'idea di Far West che Cimino voleva abbattere finì con l'uccidere il cinema che Cimino, Coppola e gli altri esponenti della New Hollywood volevano perpetrare. A uscirne con le ossa rotte non fu solo la reputazione del povero Cimino, fu l'intera filosofia della New Hollywood che iniziò a puzzare nel naso dei produttori e dei grandi studi cinematografici.
Il dramma economico causato da I cancelli del cielo era nato soprattutto per "colpa" dell'egocentrismo dei registi-autori, che negli anni '70 avevano iniziato a decentrare il potere dell'impero hollywoodiano dagli studi dei produttori alle loro menti visionarie.

Coppola ci aveva provato per anni a diventare più grande dell'industria, era quasi riuscito a farcela con Apocalypse Now e Cimino completò l'opera con questo film, solo per poi affondare insieme a esso.
Il fiasco fu così totalizzante che perfino il genere western per un po' sparì dalla circolazione, la libertà creativa totale per la quale i registi-autori avevano lottato nel decennio precedente passò tutta di nuovo nelle mani dei produttori (che tagliarono nuovamente la versione da 219 minuti riducendola a degli irrisori 149) e I cancelli del cielo fu spazzato via sotto il tappeto della modernità, una macchia che nessuno aveva voglia di ricordare.
Fortunatamente però il tempo è rimasto sempre dalla sua parte: la versione da cinque ore e mezza sarà anche sparita definitivamente (la Cimino Cut potremmo chiamarla, pensando alla recente lotta di Zack Snyder per il suo Justice League) ma quella da tre ore e quaranta è rimasta ed è arrivata fino a noi, rimessa a nuovo anche grazie alla Cineteca di Bologna.

All'epoca dell'uscita neanche ciò che l'opera diceva andava bene: ad esempio Kristofferson, parlando col New York Times nel 2012, raccontò di quando sentì l'allora procuratore generale degli Stati Uniti per l'amministrazione Reagan, William French Smith, ammonire i produttori del film che da quel momento il governo non avrebbe visto di buon occhio le pellicole il cui intento era quello di descrivere o ricostruire la storia americana in maniera negativa, cosa che invece Cimino avrebbe continuato a fare anche coi film successivi.
Per fortuna infatti quella minaccia rimase soltanto tale e al contrario oggi I cancelli del cielo ha la fama di essere uno dei più grandi capolavori cinematografici mai realizzati, grazie a quella giustizia poetica cui abbiamo accennato prima. E grazie al tempo, che Michael Cimino ha purtroppo esaurito prima del dovuto.

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