Everycult: Daredevil di Mark Steven Johnson

L'Everycult della settimana è Daredevil di Mark S. Johnson, cinecomic del 2003 con protagonisti Ben Affleck, Jennifer Garner e Colin Farrell.

Everycult: Daredevil di Mark Steven Johnson
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Oggi se parliamo del supereroe Marvel Daredevil il grande pubblico non può non pensare immediatamente a Charlie Cox, protagonista dell'acclamata serie tv di Netflix ambientata (quasi timidamente) nel Marvel Cinematic Universe e prossima a un reboot sotto l'egida dei Marvel Studios (almeno stando ai rumor, che vorrebbero Matt Murdock tornare in tribunale per Spider-Man: No Way Home).
Eppure nel 2003, praticamente all'alba della nuova era del cinecomic, Mark Steven Johnson aveva azzardato un adattamento cinematografico del Diavolo di Hell's Kitchen: uscito tra i primi due Spider-Man di Sam Raimi (distribuiti rispettivamente nel 2002 e nel 2004) e con un invisibile Kevin Feige a lavorare dietro le quinte in qualità di produttore esecutivo, col "senno di poi" Daredevil assume un interesse particolare come piccolo esperimento (anche di franchise) che avrebbe aperto il cinecomic a non poche tendenze future.
Nel presentare il film al pubblico di oggi, analizziamo insieme le più curiose.

Dalla parte del bene

La storia, raccontata in flashback col più classico degli escamotage, è quella del giovane Matt Murdock, un ragazzino di New York che vive con il padre Jack Murdock. Un giorno Matt rimane vittima di un incidente che espone il suo viso a una sostanza radioattiva, diventa cieco per sempre ma allo stesso tempo tutti gli altri suoi sensi acquistano capacità straordinarie, e insieme sono in grado di "restituirgli" la vista tramite un finissimo senso radar.
Il padre, un pugile sul viale del tramonto, viene ucciso da un gangster dopo essersi rifiutato di truccare un match molto importante, e per vendicare questo torto Matt oggi agisce come "braccio violento della legge": di giorno è un avvocato al servizio dei più deboli, aiutando le vittime delle attività criminali del boss Kingpin, di notte è il supereroe Daredevil, l'uomo senza paura.
La tormentata e impossibile storia d'amore con Elektra Natchios, le macchinazioni di Wilson Fisk, i duelli in tribunale fianco a fianco del collega Foggy, l'intervento del micidiale Bullseye e l'inchiesta del giornalista Ben Urich a caccia dell'identità del "Diavolo" daranno il "la" a un'avventura notturna, ancora oggi più violenta degli standard del genere cinecomic e con alcuni spunti davvero interessanti.

Intanto c'è l'evidente e simpatica citazione a Rocky 4 di Sylvester Stallone durante il match decisivo per la vita di Jack Murdock. Non solo le sequenze da videoclip saranno diverse, ma vicino al gangster interpretato da Mark Margolis il regista immortala un personaggio pensato su misura della Ludmilla Drago di Brigitte Nielsen.
L'uso della computer grafica è ereditato di forza da Matrix: la resa visiva del senso radar sotto la pioggia sembra la medesima del mondo digitale del film delle sorelle Wachowski con Keanu Reeves, senza contare la sovrabbondanza di costumi in pelle.
Daredevil ragiona in maniera opposta dall'Hulk di Ang Lee (sempre 2003) nel mettere in scena il mondo dei fumetti.

Un film contenitore

Con una predilezione quasi esagerata per le inquadrature oblique, fatte di angolazioni a volte estreme più figlie delle pagine dei fumetti che non dei noir della Hollywood degli anni '40 e '50, il film di Mark Johnson pur con tutti i suoi limiti è un chiaro esempio di cinecomic moderno ante litteram, a volte per merito della propria ambizione, altre per pura casualità (il che lo rende ancora più interessante visto oggi).

Nel campo della casualità, si pensi al cast: Ben Affleck, Jon Favreau, Colin Farrell, nomi e volti destinati a tornare prepotentemente nel mondo dei cinecomic (l'ultimo dei tre sarà in The Batman con Robert Pattinson nei panni del Pinguino) e lo stesso Michael Carke Duncan (un indimenticabile Wilson Fisk, cattivissimo e per niente sfumato di grigio rispetto all'altrettanto riuscita versione di Vincent D'Onofrio), che avrebbe vestito i panni del personaggio per un episodio di Spider-Man: The New Animated Series.
Nel campo dell'ambizione poi basti citare la director's cut (come spesso accade di molto superiore alla versione cinematografica) e addirittura i piani non solo per una saga ma proprio di un franchise, con un sequel (che avrebbe seguito la trama Born Again e avrebbe avuto come villain Mysterio) successivamente cancellato dopo il fallimento del primo spin-off su Elektra.

Da film contenitore qual è, Daredevil possiede anche non pochi riferimenti all'arte figurativa cristiana (se ne fa carico insospettabilmente Bullseye) che Zack Snyder avrebbe utilizzato successivamente come modello del suo Snyder-Verse per la DC, ma allo stesso tempo riprende momenti del passato del genere (in particolare dal Batman di Tim Burton, forte influenza per Mark Johnson) per diventare inconsapevolmente uno degli ultimi bastioni del cinecomic dei primi anni 2000.
Un film spesso fallace e ingenuissimo se visto oggi, ma anche tremendamente identificativo di uno specifico momento di passaggio del genere destinato a diventare il più popolare del mondo.

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