Everycult: Bastardi Senza Gloria di Quentin Tarantino

L'Everycult della settimana è dedicato a Bastardi Senza Gloria, film del 2009 scritto e diretto da Quentin Tarantino.

rubrica Everycult: Bastardi Senza Gloria di Quentin Tarantino
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Dopo aver studiato l'audacia iconoclasta del suo film più celebrato e giustamente più venerato nell'Everycult di Pulp Fiction, la rubrica di Everyeye dedicata ai classici senza tempo del mondo del cinema torna a parlare di Quentin Tarantino: per ingannare la spasmodica attesa che circonda l'arrivo di C'Era Una Volta a Hollywood, che abbiamo visto in anteprima al Festival di Cannes (qui trovate la recensione di C'Era Una Volta a Hollywood) volgiamo il nostro sguardo a Bastardi Senza Gloria.
Celebrato dall'Academy, che ai Premi Oscar 2010 gli assegnò il più alto numero di nomination mai registrato nell'intero curriculum del suo autore (ben 8, che superarono le 7 di Pulp Fiction; C'Era Una Volta a Hollywood riuscirà a fare meglio?), il film rappresenta forse la maggior espressione del cinema tarantiniano, dai colori profondi e intensi della pellicola in 35mm, che restituiscono il senso tattile di un mondo vivido, all'anima da b-movie elevata allo stato dell'arte, passando per un affascinante discorso meta-narrativo che esalta la potenza distruttiva dell'audiovisivo, trasformando l'atto del fare cinema in letterale atto di guerra.

Tanto dramma da interni quanto splatter senza remore, Bastardi Senza Gloria mescola con armonia i propri estremi letteralmente inconciliabili se maneggiati da chiunque altro che non sia Tarantino, rispecchiando il caos matematico e passionale che è la natura stessa della poetica del suo autore.

Sperimentale e ardito

Un film di Tarantino è tipicamente esente dalle classiche categorizzazioni cinematografiche, non è che le schivi scientemente o le ripudi a priori, semplicemente fin dall'ingresso nella storia del cinema l'autore di categoria ne ha creata un'altra, ovvero la sua: e così nonostante ci siano le divise, il setting della "Francia occupata dai Nazisti" (come ci dice il titolo del primo capitolo dei cinque che compongono i 153 minuti di montaggio), le armi da fuoco di quell'epoca specifica e soprattutto i film di quegli anni, Bastardi Senza Gloria non è un war movie, esattamente come Pulp Fiction non è un film di gangster, pur partendo da quei canoni.

Probabilmente nessuno come Tarantino dimostra questo tipo di maestria quando si tratta di eviscerare una data iconografia per coglierne la matrice originale e rileggerla sotto una chiave completamente diversa, esagerata e nuova: quando la storia del cinema ci dice che un genere ha i suoi tratti consolidati e riconosciuti, le sue regole da seguire e i suoi cliché, questo cineasta sia unico che raro quei tratti li ribalta, li storpia, li fa suoi e li ripresenta come se nessuno prima di lui avesse mai diretto un film, come se lui fosse il primo in assoluto e quindi completamente libero dalle regole stabilite da altri.
Non è solo il modo col quale Tarantino riesce a calare perfettamente il film di guerra nello spaghetti-western, creando qualcosa di totalmente nuovo, ma è la visione temeraria eppure pienamente auto-consapevole del voler uscire dalla propria zona di comfort ed esplorare nuovi territori a rendere questo film incredibilmente imprevedibile: gettato dinanzi a un punto di vista così inedito, lo spettatore non ha la minima idea di cosa aspettarsi, ed è questo che Tarantino vuole più di ogni altra cosa.
Uno dei tratti caratteristici del suo cinema, ovvero l'estremizzazione visiva dei piccoli piaceri della vita - il cibo, la sigaretta, il drink, ovviamente il dialogo, il gusto del parlare - qui ricorre martellante e sempre per enfatizzare i maggiori momenti di tensione: il latte appena munto da gustare prima di ammazzare gli ebrei nascosti sotto le assi del pavimento, il whiskey perfetto invecchiato trent'anni da buttare giù prima di bussare alle porte dell'inferno, la pipa da fumare con oscenità, il sesso da fare prima di andare a pranzo, i giochi di carte con gli amici e i fiumi di birra coi quali accompagnarli, la panna montata da abbinare a un'amichevole conversazione che in realtà cela un micidiale e potenzialmente fatale interrogatorio, la sigaretta da succhiare con avidità prima di dare fuoco a un cinema pieno di nazisti...

Tarantino va oltre la mera dimostrazione delle proprie abilità con le parole e i dialoghi, ogni scambio di battute cela la minaccia di uno spargimento di sangue imminente, ogni frase fa salire la tensione pesante nell'aria.
La suspense viene rilasciata solo quando arriva al limite estremo di sopportazione, ma arrivarci è un piacere perché Tarantino di piaceri si circonda, mostrandocene di ogni sorta.

La pellicola come arma definitiva

Al di là della forza irriverente con la quale Tarantino cita, omaggia e rilegge il cinema del passato - oltre a Patton Generale d'Acciaio, Quella Sporca Dozzina, Quel Maledetto Treno Blindato di Enzo Castellari, La Caduta e tantissimi altri riferimenti sia a uno specifico cinema di serie B anni '70 sia a quello tedesco degli anni '30 e '40, c'è perfino il ribaltamento, in chiave feticista, di una celebre scena di Cenerentola - Bastardi Senza Gloria sorprende per la tesi, totalmente tarantiniana, che mette in scena.

Se è vero che la penna ferisce più della spada, per Tarantino la pellicola è più micidiale di entrambe: e non solo la pellicola a livello letterale (l'autore in una scena di montaggio alternato ci mostra alcune sequenze proprie dell'arte del montaggio, nelle quali stralci di pellicola vengono incollati fra loro, inseriti nei rulli e proiettati sullo schermo) ma la pellicola in quanto film, in quanto arte cinematografica, che può permettersi qualsiasi cosa.
Per Tarantino una volta entrati al cinema si esce dalla realtà vera per arrivare in qualcos'altro, un mondo che esiste solo lì e da nessun'altra parte: Bastardi Senza Gloria rappresenta le potenzialità "fantastiche" del cinema, in grado di far cadere miti e rovesciare imperi, di giocare con le storie e con la Storia, di rileggere fatti e avvenimenti e aggiustarli facendoli andare come avrebbero dovuto, o come avremmo voluto che andassero.
È un po' quello che l'autore ha sempre fatto coi suoi film, prendendo cioè elementi di altre epoche per rileggerli e spingerli lungo altri corridoi o farli svoltare verso nuovi bivi, questa volta tutto rivisto e corretto in chiave umanista al fine di addrizzare il più grande sbaglio della storia dell'uomo. La strage avviene e non a caso all'interno di un cinema, l'unico luogo dove un evento simile può oggi accadere.

In questo senso Bastardi senza gloria è il lavoro più "favolistico" della filmografia di Tarantino: immagina come le cose sarebbero potute essere se a decidere il destino dell'umanità fosse stato un demiurgo dalla penna così affilata, uno che firmi le sue opere scarnificando svastiche sulle fronti dei suoi nemici.
La battuta finale recitata da Brad Pitt, tipicamente tarantiniana nel modo in cui un personaggio commenta il lungometraggio del quale fa parte ("Coraggio, entriamo nei personaggi" dicevano Jules e Vincent al termine del discorso sui massaggi ai piedi, cioè qualcosa che non ci si aspetta da gangster in un film gangster) riassume tutta l'ambizione e la passione che il regista ha riversato in questo strano, unico e irripetibile progetto.

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