Everycult: A History of Violence di David Cronenberg

L'Everycult della settimana è A History of Violence, thriller del 2005 scritto e diretto da David Cronenberg con protagonista Viggo Mortensen.

Everycult: A History of Violence di David Cronenberg
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C'è un non-mostrato gigantesco prima di A History of Violence di David Cronenberg, come se dietro al film se ne nascondesse un altro che il regista ha deciso di occultare al pari di un cadavere che non deve essere scoperto. Del resto prima del 2005 la filmografia dell'autore canadese aveva avuto una vita e un'evolversi molto diverso che era culminato tra Crash ed eXistenZ e che nel 2002 con Spider aveva iniziato ad affacciarsi verso altri panorami, a cambiare pelle per ricominciare.
Come il suo nuovo protagonista Tom Stall, David Cronenberg con A History of Violence taglia col passato e si reinventa, facendolo con la classe e l'originalità che l'hanno sempre contraddistinto: quel non-mostrato cui abbiamo accennato in apertura è ovviamente la prima storia del personaggio di Viggo Mortensen, quella che avrebbe interessato qualsiasi altro regista e che invece in Cronenberg diventa polvere sotto al tappeto, qualcosa di già lasciato alle spalle e ignorato per anni e di conseguenza destinato a tornare prepotentemente, a invadere il presente per chiedere il conto con una forza che a volte solo gli elementi fuori campo nel cinema possono avere.

Quel pazzo furioso di Joey

Ispirato all'omonimo romanzo a fumetti di John Wagner (ebbene sì, quello di Cronenberg è un insospettabile cinecomic) A History of Violence racconta la storia di Tom Stall (Viggo Mortensen), il mansueto proprietario di un piccolo ristorante a Millbrook, Indiana. Benvoluto da tutti e membro stimato della comunità, Tom trascorre una placida esistenza con la moglie Edie (Maria Bello), brillante avvocato molto vicina allo sceriffo di contea, e i figli, l'adolescente Jack (Ashton Holmes) e la bimba Sarah.
Una sera, sforato l'orario di chiusura, il ristorante di Tom è preso d'assalto da due rapinatori assassini, che per settimane avevano attraversato il paese lasciandosi alle spalle una scia di cadaveri: pronti ad aumentare il numero di vittime, i due vengono brutalmente sopraffatti da Tom, che come posseduto li devasta con quello che trova a portata di mano e riesce a salvare gli avventori del suo locale.

Di colpo l'uomo diventa una star, tutti in città lo amano ancora di più e addirittura suscita l'interesse delle tv nazionali, i cui servizi spingono la notizia fino a Philadelphia. Ed è proprio nella città di Rocky Balboa che tale Carl Fogarty (Ed Harris), membro di spicco della mafia irlandese locale, associa il volto di Tom a quello di Joey Cusack, un uomo che molti anni prima faceva parte della sua banda criminale e che da una notte all'altra era fuggito lasciandosi quella vita alle spalle.
L'arrivo dei malavitosi a Millbrook sarà l'inizio di un progressivo disgregamento della famiglia Stall: perché Fogarty è convinto che Tom sia questo Joey Cusack? Che cosa vogliono da Tom quei criminali? E perché Edie, indiscutibilmente innamorata del suo uomo da quando lo conosce, inizia a sospettare che possa avergli mentito?

In gamba ad ammazzare

Già il long-take iniziale, trascinato e ai limiti della svogliatezza, lascia intendere le dirompenti ambizioni di Cronenberg: il pericolo in A History of Violence è assonnato ma si sta svegliando, e una volta che avrà ripreso coscienza di sé ne avrà per tutti quanti.
La cosa vale ovviamente per il protagonista di Viggo Mortensen (snobbato agli Oscar, si rifarà col successivo lavoro di Cronenberg, La promessa dell'assassino) ma riguarda tutto il film: mano a mano che la verità sul suo conto viene a galla, che il passato sfocia nel presente cambiando la rotta del futuro, davvero sembra di assistere solo al "Capitolo Due" di una vita molto più ampia e iniziata da qualche altra parte, perduta chissà dove e quando.

Un po' sulla falsa riga di quanto accade con Gli spietati di Clint Eastwood, che inizia da quelli che sembrano i titoli di coda di una vita intera, Cronenberg pare ambientare il suo film dopo la conclusione del gangster movie di qualcun altro, quello che ha per protagonista quel Joey Cusack che oggi è interpretato da Tom Stall.

Come un dottor Jekyll e mister Hyde senza fantascienza o metamorfosi, quelle della carne che il Cronenberg pre-Spider avrebbe reso in immagini, A History of Violence è un tipo diverso di trasformazione per l'autore, un qualcosa che rimane sotto la pelle senza squarciarla, che emerge dagli sguardi e riguarda soprattutto la mente. A differenza di Crash qui le macchine non sono estensioni del fisico dei personaggi ma metafore del loro inconscio (pensate al tormentone ricorrente del furgone di Tom, sempre rotto ma "pronto a risvegliarsi" quando Joey dovrà tornare a Philadelphia) e le ferite e i lividi che emergono sui corpi dei protagonisti (quelli della stupenda Maria Bello soprattutto) rappresentano le conseguenze di segreti sepolti e mezze verità di una vita.
La clamorosa e violenta scena di sesso tra Tom ed Edie sui gradini di legno delle scale, ribaltamento di quella dolce e appassionata vista in apertura (che infatti era parte di un gioco di ruolo adolescenziale, una finzione, una maschera) è un'allegoria dell'emergere definitivo della vera natura del protagonista, una bestia rimasta dormiente per anni e ormai risvegliata.

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