300: dalla vera storia della battaglia delle Termopili al grande schermo

Inauguriamo una nostra nuova rubrica con 300, film di Zack Snyder del 2007. Qual è l'evento storico dietro l'impresa di Leonida e dei suoi uomini?

rubrica 300: dalla vera storia della battaglia delle Termopili al grande schermo
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Tratto da una storia vera. Quante volte questo mantra ha fatto capolino in una promozione cinematografica? Quante volte la storia ha fatto da fonte di ispirazione per registi e sceneggiatori? La domanda però è sempre la stessa: cosa c'è di vero nelle vicende raccontate al cinema? Quanto è labile il confine tra realtà e finzione? Inauguriamo una nostra nuova rubrica raccontando un film da sempre al centro di un'accesa discussione tra i puristi storici: 300.
Uscito nel 2007 con la regia di Zack Snyder, è una fedelissima trasposizione dell'omonima graphic novel fumettistica del maestro Frank Miller.
La storia dei guerrieri spartani e del loro re Leonida trae ispirazione da una delle battaglie più importanti dell'antica storia greca, quella delle Termopili, svoltasi ad agosto o a settembre del 480 A.C.

Il film

La pellicola è una riproposizione quanto mai fedele del fumetto del 1998 di Frank Miller, dunque, a sua volta ispirato al film del 1962 L'Eroe di Sparta. In questa doppia trasposizione si va naturalmente a perdere il reale senso storico della battaglia, ci si concentra sulla vicenda di Leonida e dei suoi guerrieri.
Il punto di vista è prettamente spartano, partendo dal racconto romanzato delle loro tradizioni, passando per la nascita della guerra, arrivando ai decisivi scontri che portano alla battaglia finale nelle Termopili, al sacrificio dei 300 e alla grande riscossa di tutta la Grecia.
Diventato in poco tempo un cult quasi quanto il fumetto da cui è tratto, il film si è distinto per una resa grafica digitale al tempo piuttosto innovativa: i colori, i costumi, gli sfondi, la violenza, ogni elemento è stato spettacolarizzato per essere in tutto e per tutto uguale all'opera di Miller.
Un vero e proprio fumetto in movimento, piacevole da vedere e amatissimo per il messaggio finale di eroismo e sacrificio che è riuscito a trasmettere, seppur tra forti polemiche rispetto alla veridicità delle vicende raccontate.

Antefatto storico

Quella delle Termopili rimane una delle battaglie più importanti della storia, simbolo imperituro di eroismo e di un tempo passato capace di tramandare valori positivi ancora piuttosto attuali.
La storia di questo incredibile scontro ha inizio alla fine del 400 A.C., con l'Impero Persiano che tentò di far sue le libere colonie greche dell'Asia Minore: il tentativo di Re Dario fallì miseramente grazie all'intervento provvidenziale delle più importanti città della Grecia.
Fu proprio nel 490 A.C. che Dario subì la sua sconfitta più grande per mano degli ateniesi, nell'altrettanto famosa Battaglia di Maratona. Più o meno dieci anni dopo il successore di Dario, Serse, decise di organizzare una clamorosa controffensiva per vendicarsi dell'onta subita dal suo popolo. Mise insieme un esercito incredibile, secondo le leggende superiore a 2 milioni di unità, oggi ricalcolato con più precisione intorno ai 300.000 uomini, e partì alla volta dell'odierna Turchia.
Il suo piano era sottomettere le città libere e vendicarsi per quanto accaduto dieci anni prima. Aveva fatto le cose in grande, ma aveva sottovalutato, anche lui, il territorio greco e la tenacia del suo popolo.

La Battaglia

Arrivati via mare, i persiani salparono pronti a far di un sol boccone i rivali. L'obiettivo era arrivare nella parte nord della Grecia. Tracia, Macedonia e Tebe si arresero senza batter ciglio, spaventate dalla grandezza dell'esercito nemico. I veri problemi arrivarono al momento dell'ingresso nel cuore del territorio continentale greco, quello che avrebbe spalancato a Serse le porte di Atene.
Per raggiungere l'obiettivo i persiani si videro costretti ad attraversare il passaggio delle Termopili: si trattava di un angusto sentiero largo poco più di 15 metri, chiuso dalle catene montuose da un lato e da una scogliera a strapiombo sul mare dall'altro. L'esercito spartano, guidato dal suo re Leonida, decise di intervenire per difendere il territorio.
Insieme ai suoi guerrieri più fidati, il Re si mise in marcia, accogliendo lungo il cammino i soldati di altre città e mettendo insieme un esercito di circa 7.000 uomini. Leonida conosceva bene la conformazione del terreno di scontro, sapeva che i persiani avrebbero dovuto attraversare il passo e che la sproporzione numerica delle loro truppe avrebbe avuto un peso molto minore in un terreno così angusto.
La battaglia fu un vero bagno di sangue per Serse: i suoi uomini tentarono inutilmente di forzare il passo, ma ogni assalto venne puntualmente respinto. In pochi giorni persero circa 20 mila uomini, prima di scoprire, grazie a un traditore nemico, un piccolo sentiero attraverso il quale aggirare le Termopili.
Leonida aveva preventivamente messo un manipolo di uomini alla salvaguardia del sentiero, ma questi inaspettatamente si ritirarono, esponendo i greci all'assalto a viso aperto dei rivali. Fu qui che Leonida prese la decisione che lo ha reso famoso e che ha ispirato Miller: per dare tempo a tutte le truppe raccolte di ritirarsi, decise di sacrificarsi e rallentare i persiani.
Insieme ai suoi imperituri 300 spartani, rimasero anche i Tespiesi e i Tebani.
Morirono tutti, ma il loro atto eroico diede tempo e modo ai greci rimasti di ritirarsi e riorganizzarsi in vista di una guerra che segnò un'altra sconfitta per i persiani.

Veridicità e finzione

Come spesso accade quando si ha a che fare con film tratti da eventi realmente accaduti, le critiche per la mancata veridicità non sono mancate. Spesso piuttosto aspre, nella maggior parte dei casi non hanno però tenuto conto della reale fonte di ispirazione della pellicola, una graphic novel.
Il film va ben oltre la semplice ispirazione, compiendo un'opera molto più ambiziosa. Snyder, infatti, si è dedicato a una minuziosa trasposizione 1:1 delle tavole del fumetto: fotogramma per fotogramma sono riportate su pellicola tutte le pagine dell'opera del fumettista americano. L'intento del regista, anche dal punto di vista ideologico, è esattamente lo stesso di chi 300 lo ha creato e concepito, Miller: la ricerca della veridicità storica passa totalmente in secondo piano, lasciando spazio a una vicenda tutta forza ed eroismo.
300 è un cinecomic nel vero senso della parola, con un supereroe al centro della scena, un nemico vile e cattivo da combattere e una più o meno netta contrapposizione tra bene e male. Da qui la spettacolarizzazione, del tutto predominante rispetto alla veridicità storica.
Ogni scena è una continua e incessante rincorsa verso la perfezione stilistica, la bellezza delle coreografie e la violenza visiva delle scene. Il canovaccio storico non poteva non essere piegato a queste esigenze, adattato ai tratti distintivi del racconto, alla drammatizzazione e alla caratterizzazione volutamente esasperata dei personaggi.

L'importanza delle fonti

In questo è molto importante la fonte storica dalla quale sono stati tratti gli eventi, i racconti dello studioso greco Erodoto. La sua visione della battaglia delle Termopili è ancora oggi la più importante, tramandata e studiata, seppur con le sue leggere inesattezze.
Quel canovaccio è stato ripreso e plasmato da Miller per le sue esigenze, semplificando alcuni concetti e idealizzandone altri, processo più che mai fondamentale per creare un'opera d'intrattenimento degna di questo nome.
300 non vuole essere un'opera storicamente accurata ma un film di puro intrattenimento, con preponderanti elementi fantasy. Per questo le critiche di veridicità mancata possono tranquillamente essere spente all'origine, per un prodotto che ha tutt'altro intento e che, invece, ha avuto il merito di interiorizzare la lezione storica e trasformarla, con valori netti e precisi, semplificati al massimo e per questo efficaci.
300 ha saputo scavare oltre i semplici eventi storici, ne ha colto i messaggi più concreti e ha saputo condirli con una massiccia dose di spettacolari effetti visivi. Il risultato è ancora oggi sotto gli occhi di tutti: un prodotto di puro intrattenimento, tanto semplice quanto pungente, ben costruito e particolarmente bello da vedere. Magari anche Erodoto ne sarebbe stato fiero.

Differenze principali

Da qui le differenze principali tra la realtà filmica e quanto accadde veramente. Le prime riguardano Leonida: non fu l'ultimo a morire durante la battaglia e nel 480 aveva circa 60 anni, 20 in più rispetto a quelli presunti del film. Molto importante, a livello narrativo, è la dicotomia tra libertà e schiavitù, tra bene e male, vista nettamente a favore dei protagonisti, gli spartani.
In realtà i confini erano molto più labili: nell'impero persiano dei tempi la schiavitù era stata abolita ed era la società spartana a fare uso di schiavi, gli iloti. La semplificazione, già presente nell'opera di Miller, era un espediente per contrapporre il modello imperialista persiano a quello democratico e più libero delle città greche, per rendere la contrapposizione più palese e riconoscibile al grande pubblico.
Anche dal punto di vista visivo le libertà artistiche sono numerose: oltre al numero stesso degli spartani, nella battaglia finale accompagnati anche da altri guerrieri, questi non combattevano a petto nudo, ma con delle armature alquanto pesanti; allo stesso modo, naturalmente, i persiani non avevano grandi animali come gli elefanti nel loro esercito e nemmeno esplosivi tra i loro armamenti.
Il personaggio di Delios è esistito davvero, ma non è stato accolto come un eroe al suo ritorno a Sparta, bensì accusato di diserzione e costretto a riscattarsi nella successiva battaglia di Platea. Un altro superstite, Pantite, si tolse addirittura la vita per essersi ritirato per paura: il popolo spartano non accettava i concetti di ritirata e diserzione.
Molto forte è anche la mistificazione delle tradizioni spartane: il rituale di iniziazione prendeva il via a 8 anni e finiva intorno ai 25, mentre la prova finale non consisteva nel sopravvivere da solo nella foresta o uccidere un lupo, ma solo nell'assassinare uno schiavo senza farsi scoprire.
Il rituale, inoltre, coinvolgeva solo i cittadini comuni e non la famiglia reale. Infine, Serse non inviò nessun emissario a Sparta come mostrato all'inizio della pellicola, memore dell'errore fatto dal suo predecessore Dario.

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