Zombieland: Doppio Colpo, la recensione del nuovo film di Ruben Fleischer

La disfunzionale famiglia composta da Emma Stone, Woody Harrelson, Eisenberg e la Breslin torna in un sequel riuscito e molto divertente.

recensione Zombieland: Doppio Colpo, la recensione del nuovo film di Ruben Fleischer
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Bentornati a Zombieland. Dieci anni dopo l'incontro tra Tallahassee (Woody Harrelson), Columbus (Jesse Eisenberg), Wichita (Emma Stone) e Little Rock (Abigail Breslin) le cose sono un po' cambiate, nel mondo post-apocalittico ideato da Rhett Reese e Paul Wernick. I quattro sono ormai una famiglia disfunzionale ben consolidata, che nel corso di un decennio ha imparato a conoscersi a fondo e ad affrontare in modi sempre più intelligenti i suoi nemici. Così bene, a dire il vero, da arrivare a classificarli in diverse categorie, che dalla più bassa alla più alta sono gli Homer (i meno intelligenti), gli Hawking (i più astuti) e i Ninja (i più silenziosi e pericolosi).

Il nucleo caloroso formatosi dopo il primo capitolo comincia però a subire dei contraccolpi dovuti al passare del tempo, al senso di oppressione tipico del nucleo familiare, alla convivenza prolungata in un solo luogo (la Casa Bianca). La più insofferente è la ventiduenne Little Rock, che sente il bisogno di allontanarsi e non essere più considerata una bambina.
Proprio questa avversione tipica di un'adolescenza in ritardo dà allora il calcio d'inizio ai nuovi eventi di Zombieland: Doppio Colpo, portando i nostri protagonisti a imbarcarsi in una nuova avventura on the road per le strade disastrate dell'America, in uno spassoso e movimentato viaggio coast to coast nel quale incontreranno personaggi stralunati, alleati importanti e apprenderanno il vero significato della parola "casa".

Cardio

Agitato e mescolato, questo riuscito e divertente sequel - che riprende alcuni vecchi elementi del Benvenuti a Zombieland del 2009 - ne elimina degli altri e aggiunge caratteristiche inedite, creando un cocktail dal sapore molto interessante, gustoso e dissetante. Non si inventa nulla che possa dirsi realmente innovativo o seminale, Zombieland: Doppio Colpo, cercando invece di percorrere la via del perfezionamento stilistico e concettuale dando una precisa idea d'evoluzione e aggiornamento. Non ha la stessa carica di rinnovamento che aveva il predecessore ma ne omaggia e ne rispetta delle precise linee guida, giustificando con intelligenza tematica il ritorno dei protagonisti e riuscendo soprattutto a non ripetersi con tediosa e poco efficace insistenza. Arriva forse fuori tempo massimo e non tiene conto intenzionalmente (a parte un solo passaggio) di alcuni attuali canoni narrativi della commedia di genere, fidandosi solo di se stesso, del proprio universo, dei suoi personaggi.

Tutto questo si configura come uno dei maggiori pregi del film, che sa soffermarsi in momenti e battute davvero esilaranti che danno un piacevole e caloroso senso di continuità con Benvenuti a Zombieland, decretandone di base il successo. Immaginatevi tutta la pletora di trovate stilistiche che avete imparato ad amare dieci anni fa però ampliate e in parte revisionate, in alcuni momenti estremamente efficaci e in altri, invece, appena un po' ridondanti (le Regole di Columbus).

La scrittura di Reese e Wernick si conferma irriverente, candidamente scorretta, brillantemente sopra le righe, tutta mediata dalle ben tratteggiate personalità dei protagonisti, mantenutesi ottimamente nel tempo e anzi, maturate per essere ancora più eccessive, alcune irascibili ed esplosive, altre ciniche e oltremodo sprezzanti. Sembra insomma che Doppio Colpo abbia tenuto fede alla regola più importante di Zombieland: il Cardio, l'allenamento.

Si è dato estremamente da fare per mantenersi in forma e non soccombere al passaggio degli anni, riuscendo a forgiare con scopo il suo spirito cinematografico e a non tirare mai il fiato al primo ostacolo apparentemente insormontabile, sia esso il pericolo ripetizione o una certa stanchezza di fondo, evitando dunque il rischio infarto creativo. Al massimo c'è qualche leggerissima aritmia, ma ci pensano i vecchi e nuovi abitanti del franchise e persino la regia di Ruben Fleischer a tenere a bada una frequenza spesso incerta.

"Sono ca**i, ragazzi!"

Se il Tallahassee di Woody Herrelson è ancora una volta il mattatore assoluto del film, con i suoi fantastici scatti di rabbia, un linguaggio scurrile dai tratti infantili e quell'ironia sagace e scorretta che ce lo ha fatto idolatrare da subito, i restanti membri del gruppo e le new entry lo seguono staccati di qualche distanza ma non sono assolutamente da meno. Eisenberg e la Stone sono una coppia collaudata che affronta qualche piccola incertezza relazionale dando vita ad alcuni pungenti battibecchi, con entrambi gli interpreti visibilmente cresciuti in termini attoriali, ancora più bravi, ancora più in parte. La Breslin è la protagonista fisicamente più cambiata dal passare del tempo ma ugualmente a suo agio nei panni della ribelle Little Rock, qui in cerca di emancipazione, di un rapporto con l'altro sesso, di un suo posto nel mondo.
Oltremodo simpatica e teneramente silly è una delle nuove aggiunte, la Madison di Zoey Deutch, una bionda tutto pepe ma poco cervello che non è davvero chiaro come sia riuscita a sopravvivere tanto a lungo all'apocalisse zombie. È sexy e senza peli sulla lingua e la Deutch la caratterizzata magnificamente, rendendola quasi la mascotte del sequel, un personaggio impossibile da detestare proprio a causa della sua semplicità e della sua innocua bontà.

Questo la rende anche un pericolo, comunque, non sapendo mai dove riuscirà a condurla (e condurre il gruppo) la sua incauta innocenza. Agli antipodi è poi la Nevada di Rosario Dawson, la cotta di Tallahasse con cui condivide un'insana e fanatica passione per Elvis Presley. Badass, carismatica e letale: la Dawson è adatta e convincente nel ruolo, specie quando messa faccia a faccia proprio con Harrelson.
Concludendo infine con la regia, bisogna ammettere che Ruben Fleischer tira fuori il meglio di sé proprio con Zombieland, riequilibrando in buona parte le sue energie artistiche e dando il giusto sfogo alla sua creatività. Dopo il debutto nel 2009, il regista non è riuscito infatti a procedere su dei binari cinematografici ben dritti, incontrando lungo il tragitto diverse problematiche stilistiche o produttive, da Gangster Squad fino a Venom (tant'è che la regia del secondo è passata di mano ad Andy Serkis).

Forse perché si trattava di un passion project o forse perché (proprio come nel film) è stato un po' come ritrovarsi in famiglia, in Zombieland: Doppio Colpo si ritrova finalmente il Fleischer di dieci anni fa, dalla mano e dalla visione ferme e centrate, di carattere, senza sforare mai nell'autoriale (non ha dei suoi precisi stilemi), divertito, intenzionato a fare bene.
Se questo risulta chiaro già dai titoli di testa, è in un piano sequenza al centro del sequel che il regista sforna probabilmente la sua sequenza capolavoro, mettendo in scena un flusso costante d'azione e tensione edulcorata sempre da una profusa ironia, lavorando in spazi stretti con largo e brillante controllo. Un altro dei tanti elementi che rende quindi Doppio Colpo un secondo capitolo tendenzialmente riuscito, tenendo però conto dei problemi di ritmo e montaggio descritti e di una fisiologica perdita di innovazione che impediscono al film di elevarsi al di sopra del predecessore, spalleggiandolo efficientemente.

Zombieland - Doppio Colpo Zombieland: Doppio Colpo si rivela sequel efficace e riuscito del film ormai cult del 2009, dimostrandosi degno del valore del predecessore e tentando di rispettarne linee guida e caratteristiche principali. Non copia nulla e non si dilunga mai troppo in facili ripetizioni, sfruttando invece l'irriverente e spassosamente scorretta scrittura di Paul Wernick e Rhett Reese per calibrare attentamente battute e situazioni, restare attaccato con efficienza ai protagonisti, alle loro dinamiche, alle varie assurdità che li accompagnano. Il quartetto di interpreti principale resta la carta vincente del progetto, con l'aggiunta di Zoey Deutch nei panni della svampita Madison, praticamente la mascotte del franchise. Anche Ruben Fleischer torna a far sperare e sforna la sua (piano)sequenza capolavoro, un misto d'azione, commedia e tecnica davvero efficace. Al netto di un paio di sviste nel montaggio, di un fisiologica perdita di novità e di un ritmo altalenante (specie nel terzo e ultimo atto), questo Doppio Colpo può insomma dirsi un secondo capitolo tendenzialmente valido. Un bentornato a Zombieland come si deve.

7.5

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