Zombie contro Zombie, la recensione del sorprendente cult giapponese

Costato appena 20.000 dollari, la pellicola di Ueda ha spopolato nella Terra del Sol Levante ed è pronta a stupire il pubblico occidentale.

recensione Zombie contro Zombie, la recensione del sorprendente cult giapponese
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Déjà vu. Ogni volta che si guarda un film sugli zombie ci tormenta questa sensazione. Si muove piano, come gli orripilanti protagonisti delle pellicole, e morde l'attenzione dello spettatore, che osserva inerte i minuti che rimangono, fino a ridestarsi sui titoli di coda, riprendendo sembianze umane.
One Cut of the Dead abbatte con un'ascia questa sensazione e la rispedisce al mittente, perché sin dai primi minuti si capisce che non sarà il solito film con gli zombie. Non solo: si intuisce subito che i novantasei minuti del film saranno più veloci e appassionanti che mai.
Il lavoro di Shinichiro Ueda è una brezza fresca in un luogo diventato ormai torrido, in cui gli spettatori di The Walking Dead e delle ultime pellicole popolate da morti viventi vorrebbero forse uscire, dopo essersi impantanati per anni. Si rimpiange Romero e si guardano vecchi film con una lacrima nostalgica, perché da troppo tempo manca un'idea con la "I" maiuscola. Il guizzo arriva dal Giappone e la freschezza autoriale contagia subito la platea.
Nella terra del Sol Levante, da sempre fabbrica di idee in ambito artistico, Zombie contro Zombie (titolo italiano) ha sbancato, diventando il caso cinematografico dell'ultima estate. Non sempre quando si uniscono un'idea brillante e un budget a dir poco esiguo, i risultati sono positivi. Qui si va oltre le più rosee aspettative, perché gli appena 27.000 dollari a disposizione del cineasta nipponico sono stati trasformati in oro. Un oro che abbaglia critici e appassionati del genere.

Chi ferma le riprese è perduto

Questo piccolo gioiello prende vita in una fabbrica abbandonata del Giappone. Un ambiente spoglio, sporco. Non ci sono premesse, subito si va nel cuore dell'azione: una ragazza è spaventata, in trappola, poiché uno zombie sta lentamente avanzando verso di lei. Soltanto un'ascia la protegge, ma non basta. Il morto vivente è ormai vicino alla sua carne succulenta e l'attacca. Una classica scena da film zombie, recitata senza particolare pathos. Ma è qui che si innesca il meccanismo a orologeria di Ueda. Da questo momento in poi nulla sarà prevedibile e il film prende per mano lo spettatore e lo fa correre fino ai titoli di coda, con una telecamera sulle spalle.
Nella scena entra infatti il regista e si scopre che quello che si sta osservando è il set di un film, nel pieno di una scena clou. È il quarantesimo ciak. Il cineasta, ormai sull'orlo di una crisi di nervi, si avvicina all'attrice e la rimprovera per lo scarso realismo con cui sta recitando. Il racconto così assume subito due volti, le due facce di una produzione horror. La messa in scena e il backstage, che qui si fondono e diventano un unicum.
Improvvisamente si viene a sapere che il set stesso è stato in passato luogo di esperimenti militari. Ed è così che zombie veri attaccano i loro simili-dissimili attori. Tutto si ribalta, il meta cinema torna ad avere connotati reali. Chi è zombie, chi è attore? Lo sviluppo della trama porterà a continui dubbi, continue sorprese, che stravolgeranno continuamente lo spettatore.

Piccolo grande Zombie

La potenza registica di Zombie contro Zombie travolge come un'onda già nei primi trentasette minuti, in cui viene confezionato un piccolo capolavoro tecnico: un unico lunghissimo piano sequenza. La videocamera filma tutto senza mai staccare, segue zombie, registi e operatori, senza pause, lasciando a bocca aperta lo spettatore. Tutto corre a velocità smodata, compreso l'obiettivo, che si muove repentino intorno e in mezzo agli attori, diventando anch'esso protagonista del (meta) film. Ed è quando la telecamera cade e inquadra i fili d'erba, che lo straniamento del piano sequenza (one cut appunto) si propaga e insinua dubbi nei fruitori del film: chi sta filmando? Quali sono i confini della finzione? Ed è questa continua propensione a farsi domande a non lasciar tregua: si gioca in continuazione con il concetto di cinema, su come realizzarlo e come confezionarlo.
Un'opera che ha le sembianze di una Matrioska e più si scava, più si va avanti, maggiori sono le sorprese, capaci di ribaltare in continuazione quello che si è appena visto. Oltre alla stratificazione narrativa, un'altra caratteristica che depone a favore della pellicola è l'abilità encomiabile con la quale si dà vita a una perfetta commistione di generi: prendete il found-footage e mescolatelo con dosi simili di zombie movie e di commedia.
A prima vista, il terzo ingrediente sembra stonare: com'è possibile inserire parti comiche in un lavoro con protagonisti gli zombie? Come già sperimentato in passato, tra tutti L'alba dei morti dementi (Shaun of the Dead) del geniale Edgar Wright, è possibile ridere guardando morti viventi che uccidono a velocità letargica. Durante la pellicola le risate saranno molte e sguaiate, legate agli errori e alle peripezie di una troupe al completo sbaraglio.

"Continua a girare!" è il leit motiv del regista/attore della pellicola, evidente richiamo e presa in giro delle ossessioni del cinema degli ultimi anni, schiavizzato da scelte registiche ormai ridondanti, proprio come il piano sequenza su cui ruota la struttura di Zombie contro Zombie. Il film sa costruire un'ulteriore critica all'industria cinematografica contemporanea nel suo ricordarci che il budget non è direttamente proporzionale alla qualità di un film.
È un segnale presente nel film e fuori di esso. Shinichiro Ueda con soli 27.000 dollari ha saputo scalare il box office giapponese, diventando un caso nazionale con oltre 20 milioni di incasso e due milioni di spettatori nelle sale. La libertà creativa, svincolata dalle catene di grandi case di produzione, ha trasformato un outsider in un cult. E la storia del cinema horror ha insegnato in passato che proprio quando si hanno piccoli mezzi, ma grandi idee, si riesce a produrre piccoli, ma grandi gioielli.

Zombie contro Zombie Ueda ha scoperto la cura contro l’epidemia che ha colpito gli zombie movie negli ultimi anni con una piccola, geniale idea. Dove finisce il cinema e dove inizia la realtà? Zombie contro Zombie gioca con lo spettatore e lo proietta in varie dimensioni, avvolte da un metalinguaggio che stranisce, sorprende e infine appaga. La settima arte ha le sue regole, i suoi meccanismi, ma a volte è bello prendere un’ascia e distruggere tutto, perché anche l’improvvisazione e lo stupore sono ingredienti che rendono unico il cinema.

8

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