Recensione Zombeavers

Dopo le pecore di Black Sheep, tocca questa volta ai castori trasformarsi in implacabili zombie assetati di sangue nel divertente esordio trash del regista Jordan Rubin che parodia il genere.

recensione Zombeavers
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Il sottofilone degli animal zombie-movie ha spesso travalicato le vette del trash più godurioso ed insensato, regalandoci veri e propri scult indimenticabili. E se dopo le fameliche pecore di Black Sheep pensavate che niente potesse più sorprendervi, dovrete ricredervi: in Zombeavers infatti saranno animali solitamente pucciosi come i castori a trasformarsi in creature morte-viventi. Esordio su grande schermo dell'apprezzato sceneggiatore newyorkese Jordan Rubin, il film omaggia tutti i classici stereotipi del genere portato ad imperitura gloria da George A. Romero con una realizzazione volutamente ai minimi termini che vede il classico gruppo di teenager in vacanza alle prese con un'epidemia che, prima degli uomini, si diffonde tra la fauna di campagna.

Attenti al castoro

Le studentesse e amiche Mary, Zoe e Jenn decidono di trascorrere un weekend di vacanza nella casa di campagna della prima, anche per dimenticare il recente tradimento nei confronti di Jenn da parte del suo attuale compagno. In un luogo isolato dal resto del mondo le ragazze vengono inaspettatamente raggiunte di notte dai rispettivi fidanzati, ma ben presto scoprono che questi non saranno gli unici visitatori inattesi. Infatti ben presto la casetta viene presa di mira da un gruppo di castori zombie, condizione successiva ad una contaminazione da rifiuti tossici. Dopo l'iniziale sconcerto il gruppo dovrà fare forza comune, nonostante gli scomodi segreti che ben presto vengono alla luce tra di loro e l'epidemia che sembra diffondersi anche tramite i morsi dei mutati animaletti.

Un tranquillo weekend di paura

B/z-movie dallo spirito istrionicamente caciarone, Zombeavers non nasconde i suoi limiti ma anzi li eleva a mossa parodica nel reinterpretare in chiave farsesca tutti i leit-motiv di genere. Ne esce un'operazione che dopo la fastidiosa parte iniziale, eccessivamente infarcita di battute sboccate e di cattivo gusto, trova il suo senso del divertimento alla comparsa degli improbabili nemici, realizzati con un artigianale, sanamente amatoriale, ritorno ai modelli animatronics: il risultato riesce ad aumentare inaspettatamente la vena trash delle sequenze squisitamente horror oriented, nelle quali poi si ritrovano anche delle improbabili trasformazioni in ibridi umano/castoro/zombie (vedere per credere!). La narrazione si adagia su una componente splatter elementare ma dalla discreta efficacia e un mix di personaggi, nel quale ovviamente svettano per esibita sensualità le tre attrici protagoniste, da mandare al macello nella più classica tradizione del genere, con caratterizzazioni volutamente estremizzate e pseudo caricaturali. In una volontaria fiera del ridicolo il film trova, proprio grazie alla sua sincerità priva di artifizi e lungaggini (la visione, seguita dalle papere durante le riprese, supera i 70 minuti scarsi) un motivo in più per farsi benvolere, con il prologo e l'epilogo che si ricollegano per un finale ad alto tasse di cattive risate.

Zombeavers Un'invasione di zombie non è mai facile da gestire, ancor meno se ad essere morti-viventi è un'intera colonia di castori. Zombeavers gioca col genere nella sua essenza parodica che accentua con furbizia i limiti di budget per portare il trash ad alti livelli, ricorrendo addirittura all'utilizzo dei mai dimenticati animatronics. Ci si diverte di gusto, molto più che nella maggior parte dei titoli similari odierni, pur consci che ci si trova davanti ad un'operazione qualitativamente ai minimi termini.

6

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