Zack Snyder's Justice League, la recensione: un'epica diversa

La director's cut di Zack Snyder è più coerente dell'originale dal punto di vista stilistico e narrativo, soffre però di alcuni problemi.

Zack Snyder's Justice League, la recensione: un'epica diversa
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Quello della Zack Snyder's Justice League è stato un viaggio incredibile durato quasi quattro anni. Quando nel 2017 Zack Snyder abbandonò infatti la regia del crossover DCEU, Warner Bros. consegnò la post-produzione e le riprese aggiuntive del cinecomic in mano a Joss Whedon, modificando al cuore essenza, stile e contenuto del progetto. In termini puramente cinematografici, il film non venne accolto come un successo ma non fu del tutto abbattuto dalla critica, colpita soprattutto dal primo incontro su grande schermo dei principali supereroi DC, guardando anche a Flash, Cyborg e Aquaman. Furono i fan, soprattutto, a lamentare una profonda mancanza di gusto, un evidente rimaneggiamento del materiale originale, un cambio quasi radicale di tono e una durata semplicemente misera, nemmeno due ore per introdurre in live-action quella che sarebbe dovuta essere la Lega della Giustizia, diretta rivale d'etichetta dei Vendicatori Marvel.

Il crossover piacque dunque poco, la DC Films modificò completamente i piani del futuro cinematografico, ristrutturò i vertici della società a causa del flop commerciale e per diverso tempo della Justice League non se ne volle parlare più. Discorso diverso per gli appassionati, invece, che seguendo via social Snyder, ripresosi dal lutto della figlia Autumn e desideroso di condividere la sua visione del progetto, cominciarono a chiedere a gran voce ai dirigenti Warner Bros. di pubblicare quella che chiamarono la Snyder's Cut, rendendo virale l'hashtag #ReleasetheSnyderCut.

Spinto da questo endorsement dei fan, rinvigorito nell'animo, l'autore prese a cuore la causa, perorandola di sua iniziativa con la continua pubblicazione di materiale inedito, sostenendo "l'esistenza di una director's cut del film" e la "totale differenza dalla versione cinematografica". Arrivarono endorsement importanti e gli attori direttamente interessati come Ben Affleck o Jason Momoa appoggiarono in modo importante il regista, ri-condividendo a più riprese anche l'hashtag via social. Alla fine, anche grazie al lancio di HBO Max, assecondando quello che era divenuto davvero un movimento virtuale per la pubblicazione della Snyder's Cut, lo scorso maggio 2020 Warner Bros. ha dato il via libera al progetto, permettendo a Snyder di ultimare il suo montaggio con la possibilità di aggiungere scene inedite e mai girate grazie a un budget aggiuntivo di 70 milioni di dollari. Quasi quattro anni dopo il disastroso impatto del crossover DC, la Zack Snyder's Justice League è finalmente qui per dirci una cosa: che la visione dell'autore è sacra.

Sei capitoli + uno

Fatto il necessario excursus produttivo, entriamo nel dettaglio di questo prodotto unico e anche raro, dato che non tutti i giorni un regista licenziato da uno studio ha la possibilità di rimettere mano a un suo titolo in verità non più suo. In quanto evento molto atteso, non vi riveleremo nulla di troppo dettagliato circa le tante sequenze aggiuntive del film, dandovi nell'immediato una linea guida essenziale: la Zack Sndyer's Justice League è un titolo molto più completo, coerente, epico e spettacolare della versione cinematografica ultimata da Joss Whedon, e dimostra come l'autore di Avengers e la vecchia produzione Warner abbiano in verità rimaneggiato senza coscienza, gusto o lungimiranza un prodotto in tutto e per tutto figlio dell'estro del suo regista originale. La versione cinematografica della Lega della Giustizia appare così come una sorta di tentata damnatio memoriae dello stile di Snyder, al tempo considerato problema essenziale dello scarso successo delle produzioni DC Films, essendo in sostanza sotto la sua diretta curatela e a quella di Geoff Johns.
Dall'inizio alla fine, invece, si nota subito come la Justice League di Snyder sia stata pensata per essere un tutt'uno con i precedenti film DC da lui diretti, tant'è che il focus sulla morte di Superman risulta essenziale già a partire dagli straordinari titoli di testa - che mostrano la fine dell'Uomo d'Acciaio e al contempo il risveglio delle Scatole Madri.

La sola sequenza d'apertura dona al film un pathos e un senso epico completamente diversi da quelli inesistenti rimaneggiati da Whedon, e si avverte forte il tocco di Snyder, la volontà di costruire un racconto che proseguisse in senso logico quanto iniziato con Batman v Superman, in modo stratificato, dedicato ai personaggi e al loro incontro, al concetto d'Unione positiva, a fin di bene, contro quello d'Unione negativa, incarnato dal malvagio piano di Steppenwolf, che trova finalmente senso e veridicità.

Il film assume le caratteristiche di un percorso ben ragionato anziché apparire come un collage di successioni casuali o quasi, e questo non solo grazie al montaggio spudoratamente e felicemente snyderiano (dalle ritmiche ben note, con i suoi eccessivi rallenty, le sue belle inquadrature) ma anche alla suddivisione in capitoli, che danno un costrutto preciso ed essenziale alla formazione della Justice League e donano una carattere differente al comparto psicologico-emotivo dei protagonisti. Risulta anche evidente come sia stata effettivamente la mano di Whedon a rendere Batman più protagonista di altri, persino più ironico.

Qui, sotto la lente di Snyder, resta più dark, più burbero, con le sole battute di spirito che sono quelle che già al cinema non apparivano fuori luogo (pensate a quella dopo lo scontro con Superman, ad esempio).

Il tono è come deve essere: diverso da un prodotto Marvel, più austero e pesante, d'accompagno alle intenzioni cinematografiche del regista, che non ha mai nascosto una visione dei supereroi molto più vicina ai Watchmen di Alan Moore che a un Iron Man o uno Spider-Man. In sei capitoli + uno, così, Zack Snyder rimette in piedi la sua Justice League, riposiziona i fili del racconto e rivede l'impatto visivo del prodotto, che torna fortunatamente ai criteri originali con una fotografia più spenta e in linea con il tocco noto del regista (il terzo e ultimo atto è quello che ci guadagna di più), vede la presenza di sequenze d'azione più violente e dinamiche, uno Steppenwolf dal look magnifico e l'aggiunta di qualche pezzo di purissimo guilty pleasure e fan service da parte dell'autore.

Brilla, ma non tutto è oro...

Al netto di un'operazione che possiamo dire valere effettivamente la pena d'esistere, fosse anche solo per dimenticare un recente passato cinematografico non proprio brillante per DC Films, la Zack Snyder's Justice League non è esente da problematiche strutturali, di regia e anche di portata. Le quattro ore di durata sono pienamente giustificate dalla necessità di introdurre i sei protagonisti e il villain, ma è innegabile come anche Snyder non riesca a raggiungere un equilibrio perfetto od ottimale tra le parti, e questo anche in termini d'azione.

Sono scelte ponderate a monte, questo sì, ma non sempre il focus - ad esempio - su Flash risulta migliore di un'aggiunta di Whedon (come la scena di Batman posta all'inizio). È abbastanza palese una dilatazione della durata ragionata in particolar modo sulla ricerca del giusto screen time di ogni personaggio, e in tal senso a guadagnarci sono soprattutto Cyborg (che ha una scena alla "palazzo mentale" di Sherlock davvero niente male) e Aquaman, il cui background veniva spiegato a dovere prima dell'approfondimento avvenuto poi nel film stand-alone di James Wan.

Di Flash cambia soprattutto l'impatto e ha un ruolo essenziale nel terzo atto (via la famiglia russa in pericolo!), ma è comunque affascinante la scena del salvataggio di Iris West, anche se davvero fine a se stessa e inserita nel progetto guardando ovviamente all'annunciato solo movie sulla Saetta Scarlatta DC.

Lato cattivi, Darkseid è presente come promesso ma non fatevi troppe illusioni: il villain della storia, pensata come primo atto di un'eventuale trilogia e così rimasta, è Steppenwolf, anche se viene messo in chiaro lo strapotere del Tiranno di Apokolips e vengono introdotte nozioni care al personaggio creato da Jack Kirby, conosciute e amate dai fan dei fumetti. La scena dell'attacco nel passato, comunque, ambientata durante l'ultima alleanza per la salvezza della Terra, è qualcosa di davvero spettacolare rispetto alla versione teatrale del crossover. Anche in questo caso, purtroppo, si avverte però un taglio commisurato alla necessità di continuare in futuro l'approfondimento del nemico, lo stesso che probabilmente non avverrà mai e che, in contesto, crea una problematica non di poco conto per la soddisfazione post-visione. Per quanto riguarda il Joker, Deathstroke e le altre aggiunte ampiamente anticipate, non commenteremo nulla per lasciarvi il gusto della sorpresa, ma possiamo dirvi questo: non ci fossero state, non sarebbe stato un problema.

Pur soffrendo di alcuni problemi già ereditati dalla precedente versione, la Zack Snyder's Justice League è un compendio d'epica e d'eroismo figlio del suo autore, dalla visione vivida e cristallina, dal contenuto più solido e compatto.

È uno di quegli eventi da vedere con curiosità, di cui parlare, su cui confrontarsi senza superbia e provare a ragionare in totale onestà. Perché sì, pur essendo "uguale", in realtà, è qualcosa di completamente, drasticamente, essenzialmente diverso dal film di tre anni e mezzo fa: un titolo profondo tutto da (ri)scoprire e in cui rituffarsi con un'apertura mentale differente, accettando i difetti purtroppo intrinseci, poi quelli nuovi e derivativi dall'operazione, ma cercando comunque di godersi tutto il buono che c'è.

Justice League La Zack Snyder's Justice League è effettivamente un'operazione unica che ha senso d'esistere. Il cambio di tono e di focus sui protagonisti è drastico ed evidente, e rispetto alla versione cinematografica post-prodotta da Joss Whedon è un titolo dal senso epico più marcato, di grande pathos, con un approfondimento coerente dei protagonisti, legato a doppia corda con i precedenti film DC firmati da Snyder. Anche lo stile è diverso, finalmente chiaro e distintivo dell'autore originale, che rimette al proprio posto una visione funzionale, dark e intrigante ridotta a brandelli da scelte scellerate e da un evento terribile accaduto nella vita del regista. La dedica alla figlia prima dei titoli di coda è infatti commovente: è come se Snyder avesse scelto di finire qualcosa che aveva cominciato per lei, per mantenere vivo il suo ricordo e regalare a se stesso e ai fan di tutto il mondo la Lega della Giustizia che aveva promesso, non necessariamente quella perfetta. E va benissimo così.

7.5

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