Yesterday, la recensione del nuovo film di Danny Boyle

Lo stimato Richard Curtis torna con una commedia musicale britannica dal forte sapore nostalgico, dedicata sempre all'amore e alla potenza di un sogno.

recensione Yesterday, la recensione del nuovo film di Danny Boyle
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Carriera curiosa, questa degli ultimi anni di Danny Boyle. Soffermatosi sul cinema di genere con 127 ore e con il dibattuto In Trance, infatti, il regista di The Millionaire è passato a raccontare nel biopic autorizzato l'immensa figura di Steve Jobs, confezionando insieme alla veloce e sagace penna di Aaron Sorkin un titolo fiume in pieno stile walk'n'talk. È poi toccato successivamente a un non così riuscito Trainspotting 2, grande operazione di ritorno al passato, ai personaggi e alle situazioni che avevano decretato il successo internazionale di Boyle nell'ormai lontano 1996. Film importanti che hanno fatto così bene alla sua carriera da farlo ingaggiare dalla Sony alla regia dell'atteso Bond 25, che sappiamo adesso si intitolerà No Time To Die, nome che sembra quasi uno schiaffo morale allo stesso autore, che sappiamo essere stato licenziato dallo studio proprio per divergenze creative sul destino della spia inglese.

Fallito dunque il suo take su 007, Boyle si è ritrovato senza lavoro e con un intero anno perso dietro a un progetto che si è rivelato un nulla di fatto, spingendo il prolifico filmmaker (dal 1996 un film ogni due anni) a prendere in mano le redini di questo Yesterday, commedia musicale interamente dedicata alle canzoni dei Beatles scritta dallo stimato Richard Curtis (Quattro matrimoni e un funerale, I Love Radio Rock). Un film piccolo, a dire il vero, che spinge su di un concept anche originale ma sviluppato e approfondito in modo forse sbrigativo e puntando su elementi fin troppo cari allo sceneggiatore, che sono delicati, divertenti e romantici quanto basta per dare senso di esistere al progetto, dove il tocco di Boyle si fa nuovamente generalista e perde la sua vocazione simpatetica con il virtuosismo stilistico.

Ieri è già oggi

La storia imbastita da Curtis ha un incipit sovversivo e brillante: il mondo non si ricorda dei Beatles. Nessuno ha memoria della band e dei Quattro Ragazzi di Liverpool, le loro canzoni sembrano del tutto svanite dal ricordo popolare e non c'è persona nell'intero globo che sappia accennare anche solo fischiettando la melodia di Hey Jude, Let it Be o proprio di Yesterday, che è considerata la loro canzone più famosa e importante. Nessuno tranne Jack Malik (Himesh Patel), giovane cantautore in difficoltà che si scopre essere il solo a ricordare i Beatles, i loro testi, la loro musica. Lo scopre quasi per caso, Jack, cantando in una serata una sua cover di Yesterday e ricevendo applausi e congratulazioni dai suoi amici, che gli rivelano di non avere mai sentito una canzone così bella e di non sapere assolutamente chi siano questi Beatles.
Si aprono così le porte del paradiso al protagonista, che decide di far conoscere al mondo intero le canzoni del gruppo, facendole però passare per proprie e operando un plagio bello e buono travestito da atto d'amore nei confronti di una delle band più importanti del ventesimo secolo, che sembra purtroppo (o per fortuna) non essere mai esistita.

Questa scelta lo porterà a diventare famoso e a collaborare con Ed Sheeran (che recita nei panni di se stesso), campione della musica pop contemporanea e tra le star britanniche più amate, e con la manager e amica d'infanzia Ellie Appleton (Lily James), facendogli vivere in grande il proprio sogno che lo porterà comunque a farsi molte domande sulla conquista della fama, la perdita dell'anonimato e persino dell'innocenza e sul senso più intimo e culturale del valore delle icone, inimitabili e insostituibili.
Se l'incipit e il flusso costante dell'aura dei Beatles e delle loro straordinarie composizioni animano e alimentano il fuoco creativo di Yesterday, il resto si rivela essere una commedia musicale dai tratti anche romantici che non aggiunge poi così tanto ad altre operazioni ben più riuscite come ad esempio Questione di tempo - sempre dello stesso Curtis.

È forte il british humor ma strettamente (e strenuamente) correlato alle dinamiche del gruppo di Liverpool, di cui Jack tenta con insistenza di imitarne il percorso creativo e visitando luoghi a loro cari, come Penny Lane, Abbey Road o Strawberry Field, ma si fa chiaro il discorso di impossibilità di emulare completamente i Quattro di Liverpool, in quanto il protagonista è solista e foriero di un diverso talento musicale. Leggera, praticamente spensierata e senza pretese elevate (se non quella di ricordare la musica che fu, seminale, importante), Yesterday è una commedia che vive soprattutto di momenti e confronti, strattonate al cuore dei fan più sfegatati dei Beatles, scelte revisioniste e ucroniche al contempo ironiche e sagge, che dalla sfera personale di Jack vogliono arrivare ad analizzare l'ascesa dei Fab Four, il loro successo e lo scioglimento finale, partendo dal piccolo fino alla celebrità e facendo infine un passo indietro e tornando al punto di partenza, dando senso tematico al film.

La mano di Boyle resta condensata e quasi superflua, ma dopo Steve Jobs si intuisce perché abbia voluto dedicare il suo tempo a un titolo che omaggi i Beatles: perché è come tornare alle radici e raccontare un mondo che non c'è più, provando a riproporlo in modo artificioso nel presente e dimostrando incontrovertibilmente come la nostalgia sia una delle armi più potenti sulla faccia della Terra. E lo è anche il cinema, peccato che Yesterday non sappia sfruttarlo al meglio e approfitti dell'occasione solo in parte, con intelligenza e umorismo ma in modo abbastanza superficiale e fine a se stesso.

Yesterday Danny Boyle torna in sala con una commedia musicale dai tratti romantici scritta con la solita grazia )ma con più superficialità del previsto) dallo stimato Richard Curtis. Con Yesterday i due confezionano un film interessante soprattutto nell'incipit, meno nello svolgimento, prevedibile, poco scaltro, fin troppo legato alla mitologia dei Beatles e poco interessato alla sviluppo intelligente di situazioni e personaggi. Resta piacevole il flusso costante delle canzoni dei Fab Four e il british humor che accompagna da sempre le produzioni di Curtis, eppure manca il sensibile tocco di Boyle, qualche virtuosismo, la pazienza di soffermarsi anche sullo stile al di sopra di un contenuto sì godibile, ma decisamente fine a se stesso. Un progetto nostalgico che racconta un mondo che non c'è più, auspicando il ritorno della musica che fu ma dando anche una precisa metrica culturale nel dichiarare velatamente la fine del passato e un presente che non avrà mai più icone tanto grandi come i Beatles.

6.5

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