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Yes Day, la recensione del film Netflix

Jennifer Garner protagonista di una commedia per tutta la famiglia, nella quale una coppia di genitori per un giorno intero dirà solo sì ai propri figli.

Yes Day, la recensione del film Netflix
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Carlos e Allison Torres sono i genitori di tre figli scatenati: l'adolescente Katie e i più piccoli Nando ed Ellie. Il matrimonio procede a gonfie vele ma la situazione coi ragazzi non è delle più semplici, soprattutto per via dei continui rifiuti alle loro richieste da parte di Allison.
La madre viene vista come una vera e propria dittatrice e questo si riflette anche nei loro lavori scolastici, tanto che i professori chiamano la coppia per informarla della questione.
Inizialmente imbufalita per ciò che ha scoperto, Allison viene convinta dal marito a organizzare uno "yes day", un giorno nel quale tutti i desideri della prole saranno consentiti con soltanto alcune, comprensibili, limitazioni.
La donna è determinata a dimostrare di essere ancora una persona divertente come nella sua giovinezza e ha inoltre un'ulteriore scommessa in ballo con la primogenita, relativa alla partecipazione a un concerto. Quando scoccano le fatidiche ventiquattro ore, Carlos e Allison si troveranno a gestire situazioni sempre più rocambolesche.

Dimmi di sì

Lo spunto principale può parzialmente ricordare quello alla base di Yes Man (2008), sottovalutata commedia con Jim Carrey nella quale il protagonista aderiva a un programma secondo il quale doveva rispondere affermativamente a tutto. In realtà la principale fonte di ispirazione di questo nuovo originale Netflix ha solide fondamenta nella realtà, dato che lo Yes Day è diventato una sorta di ricorrenza celebrata da molte famiglie americane, diffusasi dopo la pubblicazione dell'omonimo libro per bambini di Amy Krouse Rosenthal e Tom Lichtenheld.
La stessa Jennifer Garner, qui nelle vesti di protagonista femminile, conferma di organizzarlo ogni anno per i propri figli e che questo ha aiutato l'armonia familiare.
Peccato che lo stesso non si possa dire per quest'improvvisato aggiornamento su grande schermo, dato che ci troviamo davanti a una commedia relativamente banale nell'approccio e nelle sue dinamiche, che risente eccessivamente della condensazione del racconto in un'unica giornata filmica.

Questo non tanto per il minutaggio ridotto, che supera a stento gli ottanta minuti, ma per la miriade di gag e situazioni che si alternano senza un attimo di respiro nel corso della visione. Un ritmo eccessivo che snatura personaggi ed emozioni, come fa già ampiamente intuire il prologo in voice-over che nell'arco di due, miseri, giri di lancette introduce rozzamente il background familiare.

Senza freni

I personaggi risultano così come semplici cartonati senz'anima, pronti a subire le varie disavventure che si pongono loro davanti: dall'abbuffata di gelato da completare nell'arco di una mezz'ora scarsa all'autolavaggio coi finestrini aperti, dalla sfida in massa a rubabandiera per la quale vengono utilizzati gratuiti effetti action al rallentatore fino alla lotta per il peluche gigante di un gorilla, tutto è visto e rivisto e per di più vive su un'infinita serie di forzature.
Certo la verosimiglianza non va ricercata in produzioni di questo tipo, ma la fortuna con la quale i Nostri riescono a risolvere anche le sfide più complicate finisce per rendere il contorno del tutto inutile, semplice e magro palcoscenico per le instancabili peripezie dei personaggi.
Il regista portoricano Miguel Arteta, specialista di titoli così "condensati" avendo diretto qualche anno fa Una fantastica e incredibile giornata da dimenticare (2014), preme sull'acceleratore senza una reale idea di sceneggiatura e il risultato - nonostante le pur discrete interpretazioni della Garner e di Edgar Ramírez - finisce ben presto per irretire più che divertire.

Yes Day Una commedia per tutta la famiglia che corre a cento all'ora, dimenticandosi della logica e dell'equilibrio narrativo in favore di un reiterato, infinito, susseguirsi di gag e situazioni esagerate e gratuite, dove genitori e figli provano a ricostruire un rapporto in crisi. Yes Day si ispira a un evento che ha preso piede Oltreoceano, durante il quale molti genitori decidono di sacrificare una loro giornata assecondando tutte le richieste dei pargoli. Un'idea potenzialmente interessante da trasportare in ambito filmico che però si perde in una messa in scena convulsa, dove l'esagitazione dei personaggi - sia piccoli che grandi - rischia di condurre verso una totale confusione d'intenti: una parziale pausa si ha nella fase finale, con la tipica retorica a tema a far ovviamente capolino, con la maggior parte degli spettatori che sarà ormai scossa dal dominante fracasso di fondo.

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