X - A Sexy Horror Story Recensione: l'instant cult slasher di Ti West

Un sentito omaggio al genere, oltre che una coinvolgente riflessione sul confronto generazionale, sul cinema stesso e sulle pulsioni sessuali

X - A Sexy Horror Story Recensione: l'instant cult slasher di Ti West
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C'è stato un periodo per l'horror, piuttosto florido, contrassegnato da un approccio concettuale che ha provato a scuoterne le fondamenta e i principi, attraverso una rimeditazione sull'estetica e sulla struttura narrativa. Dopo anni di sperimentazioni, di recente sembra che i percorsi stiano cambiando nuovamente, tornando a parlare di carne e violenza come vi accennavamo nella nostra recensione di Fresh.

Vietato ai Minori di 18 anniAttenzione, poco prima dell'uscita nelle sale il film è stato classificato come Vietato ai Minori di 18 anni in Italia.

E fra le varie tendenze in continua ripresa emerge quella legata all'esplorazione della nostalgia per tempi e luoghi lontani a noi (leggi la recensione di Licorice Pizza) che non ha risparmiato l'horror. Ti West imbocca questa strada e, dopo The Sacrament, In a Valley of Violence e le esperienze televisive, torna con X: A Sexy Horror Story, opera che attinge a piene mani da capolavori del genere come Non aprite quella porta, riuscendo a restituirne il sapore meglio del sequel targato Netflix (qui la nostra recensione di Non aprite quella porta), grazie ad una vivacità cinematografica che travolge il classico e lo rivitalizza.

È il 1979 e una giovane troupe ha in mente di girare un film per adulti a basso budget e per farlo affitta una casa indisturbata nelle zone rurali di Texas. Una volta arrivati l'atmosfera non sarà delle più gioviali. Ad attenderli i proprietari, un anziano signore dai toni burberi e inconsapevole del lavoro dei giovani e la moglie Pearl che osserva il tutto dalla finestra della sua camera. Una volta abituati al clima spettrale del luogo, i protagonisti iniziano le riprese del loro progetto, distribuendole tra l'abitazione - un casolare distante dalla casa principale - e un fienile vicino. Ma velocemente l'anziana donna inizierà a nutrire un lascivo interesse per quei seducenti corpi, soprattutto per la ribelle Maxine. Un interesse che sfocerà in qualcosa di più morboso e violento.

Luci rosso sangue

Basta la prima sequenza di X per capirne i chiari obbiettivi ed entrare nel mood: un quadro nel quadro, che altro non è che il finale della storia. Poi lentamente l'immersione nella cruenta vicenda, passando da un formato all'altro (da quello utilizzato dai protagonisti nelle loro riprese, così come quello adottato dal cinema che omaggia, ad un widescreen più moderno) e sovrapponendo il curioso occhio dello spettatore a quello della macchina da presa.

Il complesso e stimolante gioco di rimandi parte così da subito, mettendo da parte un facile ma sterile citazionismo pedissequo e spiccando invece per una freschezza nello sguardo che omaggia lo slasher riscrivendolo con modernità. Il richiamo evidente è sia il cult di Tobe Hooper del 1974 che Le colline hanno gli occhi, due dei punti di riferimento più importanti per il genere, contaminati però da elementi di diversa natura che si relazionano perfettamente tra loro, non pestandosi i piedi a vicenda ma anzi valorizzandosi l'un l'altro. Perché dietro la superficie, X è in primo luogo un'opera sul confronto fra due diverse culture, generazioni e modi di vivere. Sul tempo che scorre e traccia irrimediabilmente un solco, reso evidente dall'approccio alla dimensione carnale e al sesso. Chi vorrebbe ma non può e chi, invece, concede il proprio corpo alla macchina da presa con una sfrontata libertà, senza vergogna e con un certo compiacimento, al solo scopo di arrivare a qualcosa di più grande. Un po' il sogno americano destinato a fallire - come vediamo dalla primissima sequenza.

E l'elemento orrorifico qui non è la mattanza - i sussulti, seppur ben equilibrati e gestiti, sono davvero pochi. A far paura è piuttosto quella società americana che già il cinema dell'orrore negli anni Settanta metteva in gioco, spinta dalla fame di successo e da una grande illusione di libertà e di ricchezza. Il pregio della scrittura sta anche qui, nel voler sempre cercare altro, riuscendo a renderlo palese ma mai didascalico e cogliendo benissimo lo zeitgeist di un'epoca fatta di sesso, droghe, rivoluzione giovanile e rottura col passato.

Generazioni a confronto

L'ulteriore elemento di assoluto valore del progetto targato A24 è quell'impeccabile commistione tra paura, grottesco e seduzione, da ricercare nell'incontro/scontro dei corpi, elementi centrali per la narrazione visuale del lungometraggio e per l'analisi di quella sottile linea che separa le urla di piacere da quelle di dolore e che caratterizza dall'inizio alla fine X : A Sexy Horror Story.

Perché prima di compiere efferati omicidi, lo sguardo della regia indugia sempre feticisticamente sulla componente carnale: prima ne studia le forme e le caratteristiche e poi, lentamente, prova a colpirle (si veda, fra tutte, la prima affascinante sequenza con l'alligatore). Corpi giovani e belli, trasgressivi e privi di pudore contro quelli degli anziani contadini, sfiancati dall'età. Fulcro di questo discorso è una straordinaria Mia Goth in un complesso doppio ruolo: quello di Maxine e Pearl, che sono vittima e carnefice, - nonché i volti di due generazioni differenti pronte ad entrare in conflitto - oltre che l'indomito e sensuale oggetto della pulsione, la prima, e la fragile quanto inquietante libido, la seconda. Così come doppia è la parte da protagonista della ragazza, sia di X che di The Farmer's Daughters (il titolo a luci rosse che stanno girando). Pearl rivede se stessa in Maxine ed è emblematico questo suo desiderio di poterla stringere a sé: riappropriarsi di un bellissimo passato e di chi siamo stati, così come fa West con il genere, tornando indietro e guardando al suo apice per sfruttarne ogni preziosità.

X, infatti, sembra dare il suo massimo proprio quando affronta in modo inquietante questi due personaggi, i loro desideri e le frustrazioni, analogie e differenze in una storia dalle forti ma mai invasive implicazioni socio-politiche. E nella sua densità riesce a funzionare bene su più fronti, restando sempre godibile: è interessante per la sua complessità legata alla riflessione sul tempo e sulla società americana ma si distingue decisamente anche nelle atmosfere dello slasher, fondandosi su un impianto narrativo classico ma mettendo sul piatto interessanti spunti, coinvolgendo con un ritmo e un montaggio eccezionali, che non ha paura di frenare quando necessario, raccontando, per poi prendere brusche ed energiche accelerate.

Oltre a ciò, un cast di comprimari azzeccatissimi nei loro ruoli stereotipati al limite del possibile e forse anche per questo genuinamente divertenti. E a rendere X ottimo c'è anche quel gusto per la ripresa sporca, per quel cinema explotation di serie B da grindhouse - così come quello che prova a fare la troupe e che alimenta il meccanismo metalinguistico del mise en ebyme - che per molto ha segnato il genere e che Ti West sembra guardare da sempre con nostalgia e ammirazione, padroneggiandolo con notevole maestria. Al momento, il miglior film horror dell'anno con una scena di sesso impossibile da dimenticare.

X: A Sexy Horror Story X - A Sexy Horror Story, oltre che essere uno dei migliori film del 2022, è una brillante riflessione sul tempo che passa e sulle generazioni a confronto, calata nel contesto di uno slasher dal sapore retrò. Guardando ai classici del genere come Non aprite quella porta, il film diretto da Ti West prova ad indagare dall'interno il genere horror e a portare sullo schermo uno spettacolo meta-cinematografico fatto di sangue e sesso, aiutato dalla straordinaria doppia performance di Mia Goth nei panni di Maxime, l'oggetto del desiderio, e Peal, la desiderante. In attesa di mettere gli occhi sul prequel già annunciato e girato, X si candida a diventare l'horror dell'anno.

8

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