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X-Men: Apocalisse Recensione

Con X-Men - Apocalisse Bryan Singer riporta al cinema i Mutanti Marvel con il loro nono lungometraggio, un'avventura solida ed epica.

recensione X-Men: Apocalisse Recensione
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Nel mondo degli X-Men, si crede che i Mutanti siano una evoluzione genetica sviluppatasi nel corso del ventesimo secolo, con poche eccezioni prima di allora (vedasi Wolverine e Sabretooth): la più importante di tutte, quella che ha lasciato il segno nel corso dei secoli, è rappresentata da En Sabah Nur, detto dai suoi seguaci Apocalisse, mutante nato in Egitto molti millenni fa e risorto da un'ibernazione che pareva destinata a rimanere eterna. Rinvigorito dalla scienza odierna, il temibile superessere, dotato di incredibili poteri, vuole assoggettare il pianeta al suo volere per costruire la sua utopia e non si fermerà davanti a nulla pur di portare a termine il suo progetto. Nelle sue mire di conquista verrà coadiuvato da quattro alfieri, quattro Cavalieri dell'Apocalisse le cui rinnovate abilità paiono inarrestabili. Tra loro e la distruzione della civiltà umana c'è solo un baluardo di resistenza: gli X-Men del Professor Charles Xavier, chiamati una volta in più a combattere per la stessa umanità che li teme e li ghettizza.

Incasinatissimi X-Men

Ha ben ragione Deadpool, nel suo film, a dire che la continuity cinematografica degli X-Men "è un bel casino": è innegabile e lo stesso Bryan Singer, regista di molti film della saga, non lo nasconde. Nove i film finora usciti nel corso degli ultimi sedici anni, spesso con elementi in aperto contrasto fra loro a creare confusione tra il pubblico, in un continuo gioco al reboot e al retcon che fanno sembrare i tre Spider-Man avvicendatisi negli anni 2000 una cosa del tutto indolore. Qua e là si è tentato di "metterci una pezza" ma sembra proprio che l'indole verso la complicanza faccia parte del gene mutante di questo franchise, tanto che anche in X-Men - Apocalisse non sì può fare a meno di rimescolare le carte e ripresentare personaggi e situazioni già viste, ma in veste nuova: del resto, l'espediente ideato nello scorso Giorni di un Futuro Passato ha permesso agli sceneggiatori di fare una quasi totale Tabula Rasa e portare la storia e i personaggi ovunque si voglia, incuranti di ripetizioni e incongruenze.
Perché questo lungo preambolo? Perché si tratta di un elemento oramai inscindibile dall'equazione quando si parla di X-Men, e bisogna essere coscienti, una volta varcati la soglia del cinema, che quello che si andrà a vedere sarà l'ennesimo reboot-non reboot dei Mutanti Marvel. Per alcuni potrebbe rappresentare un difetto, o quantomeno un limite.

Innumerevoli X-Men

Il problema della coerenza all'interno della saga, tuttavia, ci sembra secondario nel momento in cui ci rendiamo conto che il film ha coerenza interna ed è fruibilissimo da tutti, appassionati degli X-Men come neofiti del franchise. Tutti i personaggi, noti, meno noti, nuovi o rebootati che siano, sono presentati/ripresentati piuttosto bene, e l'unico personaggio il cui screen time è risicato e su cui si poteva lavorare meglio è Jubilee, poco più che una simpatica comparsa. Convincono, invece, su tutti la Jean Grey di Sophie Turner e la Psylocke interpretata da Olivia Munn, oltre a Kodi Smit-McPhee nei panni di un giovanissimo Nightcrawler. Dispiace, invero, che nell'operazione reboot vengano cancellate non solo le brutture del passato (come la Psylocke farlocca di X-Men: Conflitto Finale) ma anche gli elementi ben riusciti come, per l'appunto, il "vecchio" Kurt Wagner, ma in sostanza possiamo dire che il roster è ben pensato e ben strutturato, senza dare l'effetto "personaggi di ripiego" che caratterizza altri capitoli della saga, First Class su tutti. Certo, a volte il senso di déjà vu è innegabile, soprattutto di fronte all'ennesima comparsata di Wolverine-Arma X e alle bizzarre scene al rallenty di Quicksilver, divertenti, ben realizzate e irresistibili, ma entrambe un po' insistite.

Insuperabili X-Men

Quel che conta, tuttavia, in finale è che il film intrattenga, sia ben realizzato e anche solo vagamente epico, e su quello non abbiamo nulla da ridire. Singer usa tutti i suoi soliti "trucchetti" e ci presenta una pellicola che ci riporta indietro di parecchi anni, ai suoi primi due X-Film, per tono e struttura, con un afflato epico pompato ad arte da musica, fotografia e composizione delle scene, piene di bei costumi (con alcune gradite sorprese) e pose plastiche che non potranno non esaltare i fan delle pagine disegnate. La mancanza di due punte di diamante come Patrick Stewart e Ian McKellen si fa sentire, ma James McAvoy e Michael Fassbender sopperiscono al meglio e ci presentano il primo uno Xavier finalmente maturo e l'altro un Magneto mai così tormentato; mentre Oscar Isaac, irriconoscibile nelle vesti di Apocalisse, crea un villain credibile, sensato, potente e denso di dettagli appena percettibili.

X-Men: Apocalisse X-Men - Apocalisse è un film peculiare all'interno della saga dei Mutanti Marvel: da un lato potrebbe annoiare per la sua mancanza di elementi di rottura, per il suo reiterare schemi e personaggi già visti e rivisti, oltretutto qui rebootati per l'ennesima volta; dall'altro, tuttavia, la sua struttura classica e ampiamente rodata lo rende immune da molti dei difetti che affliggono la "concorrenza": non c'è umorismo fuori posto, motivazioni balzane alla base delle azioni dei protagonisti e nemmeno il proto-realismo darkettone che spesso fa crollare tutto come un castello di carte. C'è Singer, con la sua consumata bravura nel costruire situazioni fantastiche ad effetto e nel gestire con destrezza numerosi personaggi in contemporanea. C'è un carnet di attori in parte che sa essere puntuale e bucare lo schermo al momento giusto. E, soprattutto, c'è una buona dose di epica ed estetica da fumetto, che non dovrebbe mai mancare in questo genere di pellicole e, invece, spesso latita. Al netto dei problemi 'strutturali' derivanti dalla saga tutta, ad ogni modo, Apocalisse è il miglior X-Movie dai tempi di X2.

8

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