Venezia 70

Recensione Wolf Creek 2

Torna John Jarratt nel sequel del cult del 2005, diretto ancora una volta da Greg McLean

recensione Wolf Creek 2
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Presentato presso il Festival di Cannes del 2005, il già cult Wolf creek, primo lungometraggio diretto da Greg McLean, partì dallo sconcertante dato riguardante il fatto che in Australia, ogni anno, scompaiono nel nulla 30000 persone, il 90% delle quali viene ritrovato nel giro di un mese, altre entro un anno... mentre del resto non se ne sa più nulla.
Sconcertante dato che fu utile all’ideazione dell’agghiacciante vicenda di due ventenni inglesi che, in viaggio insieme a un amico australiano sulla costa occidentale della terra dei canguri, si ritrovavano con l’automobile in panne e soccorse dal misterioso Mick Taylor, il quale finiva per rivelarsi un pericoloso psicopatico che sembrava un incrocio tra Mr Crocodile Dundee e tutt’altro che raccomandabili individui realmente esistiti del calibro del serial killer Henry Lee Lucas o il contadino necrofilo e cannibale Ed Gein.
Il Mick Taylor che, incarnato ancora una volta dall’ottimo John Jarratt, torna all’opera anche in questo secondo episodio nuovamente sotto la regia di McLean, che ha avuto nel frattempo modo di dirigerlo, inoltre, nel non disprezzabile Rogue, eco-vengeance incentrato su un gigantesco coccodrillo sbrana-innocenti.

Nella terra dei can... gore!

Secondo episodio che, dopo la didascalia volta ad avvertirci che siamo anche in questo caso dinanzi a un elaborato basato su fatti realmente accaduti, riporta immediatamente in scena il folle dal coltello facile per mostrarcelo, già nel corso del prologo, alle prese con due agenti di polizia intenti a multarlo per eccesso di velocità.
E risulta subito evidente che, a differenza del capostipite, che iniziava a scatenarsi in tensione e sadismo soltanto una volta sorpassata circa un’ora di chiacchiere, questo numero due abbonda in violenza e spargimenti di liquido rosso fin dalla visione appena avviata.
Infatti, mentre la vicenda si evolve tirando in ballo prima una coppia di giovani turisti tedeschi, poi un ragazzo inglese fornito di jeep, tutti e tre destinati a fare il terribile incontro con Taylor, non mancano deflagrazioni di teste attuate tramite arma da fuoco e decapitazioni.
Ma McLean, che abbandona l’abbondanza di riprese a mano sfoggiate nel primo film e dovute all’influenza del Dogma 95, il gruppo di registi danesi guidato da Lars Von Trier che ha dato il via alla rivoluzione digitale liberando i registi dai vincoli dei budget insostenibili, provvede fortunatamente a infarcire in maniera azzeccata l’insieme con grottesche venature che non mancano di lasciar emergere l’ironia.
Grottesca venatura volta ad emergere non solo nel lungo, sadico gioco finale a quiz tra vittima e carnefice, ma anche in situazioni come quella dei canguri (evidentemente realizzati in digitale) schiacciati sotto le ruote del camion mentre la sempreverde The lion slepps tonight dei Tokens fa da commento.
Quindi, si esce dalla sala con la piacevole sensazione di aver appena assistito a una seconda puntata che, oltre ad apparire decisamente più riuscita della prima, rispetto alla quale presenta anche qualche momento spettacolare, si rivela capace di regalare tanto macabro divertimento quanto è il gore.

Wolf Creek 2 - La preda sei tu Trasformatosi quasi subito (e, se vogliamo, inspiegabilmente) in un cult dell’horror su celluloide, il guardabile Wolf creek (2005) di Greg McLean, che non faticò a incarnare le fattezze di sorta di risposta australiana al super classico Non aprite quella porta (1974) di Tobe Hooper, ritrova in questo sequel - diretto dallo stesso regista - il sadico Mick Taylor magistralmente interpretato da John Jarratt. Sequel che, con gran sorpresa, si rivela decisamente superiore rispetto al capostipite, grazie alla capacità di fondere in continuazione le notevoli dosi di splatter e violenza con una indispensabile venatura grottesca destinata a fornire non poco divertimento allo spettatore. E il movimento, oltretutto, regna sovrano dall’inizio alla fine della quasi ora e cinquanta di visione.

6.5

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