Wolf Call - Minaccia in alto mare, la recensione del film di Antonin Baudry

In un prossimo futuro, in cui l'Europa è in potenziale guerra con la Russia, l'analista acustico di un sottomarino francese si rivelerà determinante.

recensione Wolf Call - Minaccia in alto mare, la recensione del film di Antonin Baudry
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In un prossimo e ipotizzabile futuro, un sottomarino nucleare francese si trova nelle acque vicine alla costa siriana con il compito di recuperare una squadra di forze speciali operative a terra. Il mezzo è sotto la responsabilità del comandante Grandchamp e del suo assistente D'Orsi, colti alla sprovvista quando uno strano suono viene captato dai sonar, proveniente probabilmente da un apparecchio nemico.
L'unico che può comprendere l'entità della minaccia è l'analista acustico Chanteraide, giovane militare dotato di un udito finissimo: il ragazzo, considerato un portento dai suoi superiori, commette però un errore e il sottomarino e l'equipaggio riescono a scamparla per il rotto della cuffia, facendo poi ritorno al porto sicuro di Brest.

In Wolf Call - Minaccia in alto mare la situazione geopolitica si è nel frattempo complicata in maniera irrimediabile, con l'invasione da parte della Russia di un arcipelago appartenente alla Finlandia, situazione che spinge il Presidente francese a schierarsi apertamente con il Paese scandinavo e a scendere in campo in prima linea proprio attraverso i fondali marini.
Chanteraide viene reintegrato dopo lo sbaglio commesso (e che proprio sbaglio non era) ma quando si appresta a partecipare alla missione viene sorprendentemente estromesso. Qualcuno o qualcosa cova per favorire lo scoppio di un nuovo conflitto mondiale e anche il terrorismo islamico è direttamente coinvolto.

In fondo al mar...

Le produzioni ambientate a bordo dei sottomarini corrono spesso il rischio di cedere a una parziale monotonia, data soprattutto dai limiti della ristretta e claustrofobica location: i tempi morti vanno quindi gestiti con mano ferma e sicura per amalgamarsi nel migliore dei modi al resto del narrato. Wolf Call - Minaccia in alto mare, pur gestendo la maggior parte del minutaggio "sott'acqua", riesce a variare le coordinate base del filone con diverse sequenze di superficie e di preparazione alla missione a venire. che permettono inoltre di scavare con la corretta profondità nel background del principale protagonista, ossia il giovane Chanteraide, e nella sua vita privata, in modo tale da renderlo una figura dal richiamo empatico "forte" per lo spettatore.

La formula funziona: oltre a una notevole cura nella caratterizzazione dei diversi personaggi coinvolti, le due ore di visione sono in grado di mantenere sempre alto il livello tensivo, tra inaspettati tradimenti e gesta di sacrificio ed eroismo che acquistano ulteriori sfumature nella componente enfatica ed emotiva assegnata ai rispettivi ruoli.

Un sano intrattenimento di genere

Il film si apre mostrando un panorama in mare aperto e una citazione di Platone (erroneamente confuso con Aristotele) in sovrimpressione che recita: Ci sono tre tipi di uomini: i vivi, i morti e quelli che vanno per mare. Un luogo comune che però trova spesso riscontro nei racconti dei marinai, qui caratterizzati in maniera relativamente fedele e senza quell'eccesso caricaturale che avrebbe potuto scadere nella gratuita retorica. Perché Wolf Call - Minaccia in alto mare (titolo italiano che fa a pugni con il genitivo sassone di quello internazionale), lontano da influenze hollywoodiane a tema, mette in mostra tutta la sobrietà del cinema di genere francese, diretto ed efficace senza il bisogno di far ricorso a facili soluzioni di sorta.

Il prologo ci presenta le principali figure che torneranno nel susseguirsi sempre più concitato degli eventi e indirizza la cifra stilistica dell'operazione, con la suspense rispetto a quanto stia accadendo ben incarnata dall'analista acustico, centro focale del racconto, posto sin da subito davanti a un'analisi difficile resa ancor più estrema dal tempo limitato e dalle conseguenze che potrebbero derivare da un responso inesatto.
Situazione non dissimile da quanto accade nell'ultima mezz'ora, con il confronto a distanza tra due equipaggi (per favorire il pubblico nella relativa distinzione si è optato per un semplice alternanza di luci e tonalità fotografiche) che lascia con il fiato sospeso fino all'ultimo secondo.
Gran merito della riuscita dell'operazione va dato al regista e sceneggiatore Antonin Baudry, al suo esordio assoluto dietro la macchina da presa ma già abile nel gestire un impianto complesso e stratificato, e all'eterogeneo cast che, oltre al convincente protagonista Francois Civil (già visto nell'action su due ruote Burn Out), può contare su volti noti quali Omar Sy e Mathieu Kassovitz, perfettamente a loro agio nei panni indossati.

Wolf Call - Minaccia in alto mare Arriva dalla Francia questo robusto e spettacolare film di genere ambientato, per gran parte del minutaggio, a bordo di un sottomarino. Wolf Call - Minaccia in alto mare prende spunto da una premessa fantapolitica poco auspicabile ma non del tutto "campata per aria" per trascinare lo spettatore in una storia di uomini di mare, pronti a tutto per evitare una catastrofe che coinvolgerebbe il mondo intero. Privo di retorica gratuita ma ricco di appassionanti scene di coraggio ed eroismo, il film trova anche un magistrale equilibrio tra le dinamiche action tipiche del filone e uno scavo introspettivo del principale protagonista, ottimamente interpretato dal giovane Francois Civil, con la presenza di spezzoni chiave girati in superficie che dà modo di approfondire ulteriormente il carattere e le fragilità del personaggio. Il tutto a un grado costante di suspense che nella parte finale cresce progressivamente fino a un epilogo che chiude, pur al netto di un impatto emotivo palesemente "acchiappapubblico", nel migliore dei modi le due ore di visione.

7.5

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