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Wine Country, la recensione del film originale Netflix

Un gruppo di amiche di mezz'età decide di trascorrere qualche giorno di vacanza in un agriturismo per festeggiare il 50esimo compleanno di una di loro.

recensione Wine Country, la recensione del film originale Netflix
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Abby, Naomi, Rebecca, Catherine, Jenny e Val, donne di mezz'età, sono amiche da una vita ma - viste le loro complicate esistenze - negli ultimi anni hanno avuto poco tempo da trascorrere assieme come quando erano giovani. In occasione del cinquantesimo compleanno di Rebecca però decidono di regalarsi una gita fuori porta, senza mariti o prole al seguito: la meta della loro breve vacanza è la località di Napa Valley, contea nello stato della California, famosa per la produzione di vino.
In Wine Country le protagoniste alloggiano in una sorta di resort/agriturismo di proprietà di Tammy e in cui lavora come cuoco e autista lo strambo Devon. Tra un bicchiere e l'altro, le amiche scopriranno di più su loro stesse e, nonostante in più occasioni il loro legame venga rimesso in discussione da rancori passati o da scottanti segreti, il periodo di villeggiatura sarà utile a tutte per dare un nuovo sprint alle relative vite.

Un vino poco amabile

Una commedia corale al femminile nella quale le protagoniste sono, per la maggior parte del tempo, sotto effetti di sostanze alcooliche, le quali oltre a procurare gaudio e divertimento portano anche alla luce i problemi tenuti nascosti: d'altronde in vino veritas, ma in questo caso la sceneggiatura calca troppo la mano sullo stato di costante ubriachezza per poter costruire una vicenda degna di essere ricordata. Non si vuole trasformare tutto in farsa, su uno stile demenziale simil Una notte da leoni (2009), ma bensì si cerca un'improbabile ibridazione con momenti più intensi e potenzialmente drammatici, scelta che si rivela il maggior limite di un'operazione priva di equilibrio dove tutto accade perché deve, senza una reale maturazione dei personaggi e con un'ininterrotta sequela di gag e battute che risultano alla fine stancanti.

Wine Country, appena arrivato nel catalogo filmico di Netflix come originale, paga una mancanza di idee dal punto di vista narrativo, basandosi su un mal riuscito mix di istinti leggeri, battute sporche, sentimentalismo spiccio e un fastidioso reiterarsi di sequenze a sfondo canoro/danzereccio, tra sonorità sia rock che commerciali sulle quali le protagoniste si scatenano in balli sfrenati, spesso filtrati attraverso effetti rallenty gratuiti e poco sensati.

Meglio berci sopra

I cento minuti di visione si trascinano così stancamente fino al nostalgico e lieto epilogo, mai capaci di costruire una sottotrama degna di nota. Sono presenti tematiche attuali e ricche di profondità come il terrore della malattia e la dipendenza dal lavoro, con conseguente stress, e l'omosessualità di una delle scatenate cinquantenni che apriva sulla carta a ulteriori sfumature, ma il tutto si perde in un bicchier d'acqua (altro che vino!) lasciando un senso di inquietante desolazione.
Tra selfie improvvisati, rotolamenti su ripide colline, festeggiamenti al ristorante e avventure di una notte, Wine Country affonda nelle proprie vistose banalità, trovando uno spunto originale solo alla mostra di arte moderna nella quale vengono presentate delle opere dedicate a Fran Drescher, mitica interprete de La Tata televisiva.

La pellicola segna l'esordio dietro la macchina da presa dell'attrice Amy Poehler, la quale si ritaglia anche uno dei ruoli principali nell'affollato cast in rosa che comprende anche Rachel Dratch, Maya Rudolph, Ana Gasteyer, Paula Pell, Emily Spivey e Tina Fey: la pur notevole alchimia tra le interpreti (il divertimento, forse complice i calici pieni, sul set è palese) non basta a risollevare le qualità di una produzione più che dimenticabile.

Wine Country Una commedia senza arte né parte che vede al centro della vicenda un gruppo di amiche di mezz'età, pronte a riunirsi per una vacanza fuori porta al fine di festeggiare il cinquantesimo compleanno di una di loro. Wine Country, esordio dietro la macchina da presa dell'attrice Amy Poehler, anche interprete di una delle scatenate protagoniste, mostra per molto del suo minutaggio il cast femminile (proveniente in massa dal Saturday Night Live) intento a ubriacarsi o a ballare scatenato, lasciando che gli sviluppi privati e interpersonali emergano solo a tratti e senza la necessaria forza drammatica. Casalinghe disperate che decidono di annebbiare i loro problemi con l'alcool e che, a dispetto della buona alchimia tra il talentuoso cast, non risultano mai credibili, alle prese con gag e battute di rara banalità che tolgono qualsiasi verosimiglianza a una sceneggiatura che pur prova, in sporadiche occasioni, ad ammantarsi di profondità, finendo per affogare, come il resto dell'insieme, in una bottiglia di vino.

4.5

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