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Who Am I, la recensione del cyber-thriller su Netflix

Il regista Baran bo Odar firma un solido e avvincente thriller ambientato nel mondo degli attivisti hacker, dalla sceneggiatura amabilmente ingannevole.

Who Am I, la recensione del cyber-thriller su Netflix
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Benjamin si è sempre sentito come invisibile: timido e introverso, con zero rapporti sociali e incapace di dichiarare i suoi sentimenti all'amata compagna d'infanzia Marie, il ragazzo ha dovuto fare anche i conti con una difficile situazione familiare.
I genitori sono infatti entrambi morti quando era solo un bambino e Benjamin è cresciuto con la nonna, affetta da una demenza senile in galoppante evoluzione. Il ragazzo ha trovato una valvola di sfogo nel mondo sotterraneo della rete, diventando un abile hacker. Condannato ai servizi sociali dopo essere stato "beccato", conosce lì il carismatico Max che condivide con lui il suo stesso interesse.
Il nuovo "amico" lo invita nella sua banda, formata anche da Stephan e da Paul, e insieme i quattro decidono di formare un collettivo di hacker conosciuto come CLAY. Il team, indossando maschere da clown, compie imprese di vario tipo e ottiene milioni di visualizzazioni online, riscuotendo una certa fama. Il loro scopo è quello di attirare le attenzioni di MRX, una vera e propria celebrità in quel campo, e ottenerne il rispetto.

Noi siamo legione

La diffusione del fenomeno agli occhi dell'opinione pubblica, fino ad allora poco avvezza a certi argomenti, ebbe inizio nel 2003, quando si svilupparono le basi per la nascita dell'immaginario di Anonymous, ormai entrato nella cultura popolare.
Il tema è tornato prepotentemente di moda nel 2015 con l'uscita sul piccolo schermo della serie televisiva Mr. Robot, ma già un anno prima in Germania avevano cercato di sfruttare questo sottobosco del web in una produzione cinematografica con tutti i crismi del caso per attrarre il grande pubblico.
Disponibile nel catalogo Netflix, Who Am I è un thriller/noir in piena regola che sfrutta il lato oscuro di internet in maniera intelligente e ponderata, riuscendo a coniugare le dinamiche di un sano intrattenimento di genere a uno sguardo lucido sulle derive del dark web e di quel cyber-universo nascosto e sconosciuto alla maggior parte degli utenti.
Uno sguardo sicuramente superficiale per chi bazzica tra trojan e cracking ogni giorno, ma ben adattato a una vicenda ricca di colpi di scena e parzialmente credibile - almeno per chi non sia dentro tali ambienti.

Dove si nasconde la verità

La storia è raccontata in un susseguirsi di flashback, giacché all'inizio troviamo il protagonista sotto interrogatorio negli uffici della Cyber Division dell'Europol. Il punto di vista principale è proprio quello di Benjamin, volto empatico con il quale lo spettatore si trova a condividere i momenti di euforia e quelli di tristezza, e l'esposizione delle sue esperienze si snoda in maniera coerente almeno per due terzi della visione.
Nell'ultima mezzora infatti Who Am I ingrana la quinta e si prende un sacco di rischi che aprono fortunatamente a interessanti e ulteriori dinamiche del tutto inaspettate, mettendo continuamente in dubbio le previsioni dello spettatore fino all'epilogo.
Paragonato per certe atmosfere e sviluppi narrativi a un cult assoluto quale Fight Club (1999), con un senso di fine imperante e vari tranelli, il film può contare sulla solida regia di Baran bo Odar, futuro autore dell'acclamata Dark, qui capace di generare una tensione costante e opprimente, claustrofobica anche nella gestione delle due distinte realtà, quella in carne e ossa e quella web.

Perché i vari dialoghi online con il misterioso MRX sono infatti rappresentati all'interno del vagone di una metropolitana, simulacro cibernetico nel quale far agire ulteriori sviluppi e potenziare quell'affascinante doppiogiochismo che è poi il cuore pulsante dell'intera operazione.

Who Am I Un solido e affiatato cast, una regia altrettanto efficace e una storia che immerge nel mondo hacker con un occhio di riguardo per il grande pubblico. Who Am I è un thriller a sfondo cibernetico capace di intrattenere con immediatezza, il cui racconto in forma di molteplici flashback apre le porte nel finale a una girandola di colpi di scena, in maniera a tratti subdola ma di indubbia presa. Come i protagonisti ingannano coloro con cui si trovano a che fare, lo stesso fa la sceneggiatura con lo spettatore, dando inizio a una sorta di sottile gioco di specchi che acquista forza e fascino con il procedere dei minuti, fino a quell'epilogo che si pone quale perfetta conclusione della vicenda. E in un contesto così dominato dalle fredde logiche di ciò che si lega alla realtà del web è notevole l'umanità con cui viene caratterizzato il principale protagonista, ideale ariete empatico tramite il quale essere trascinati all'interno degli eventi.

7.5

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