Recensione Whiteout - Incubo Bianco

Kate Beckinsale da sola non basta per risollevare un film desolante come l'Antartide

recensione Whiteout - Incubo Bianco
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“In fondo al mondo: l'Antartide. Ghiaccio. Non si può che si salire. Ma quando raggiungi il fondo, puoi sempre cominciare a scavare.”
Queste le parole con cui Greg Rucka e Steve Lieber danno il 'benvenuto' nella graphic novel Whiteout, nominata a quattro Eisner Awards tra il 1999 e il 2000.
Con i suoi sei milioni di miglia quadrate di desolato ghiaccio, l'Antartide è effettivamente uno dei luoghi più impervi e pericolosi della terra - e quindi il luogo perfetto dove ambientare una storia avvincente; non stupisce dunque che in questo periodo ricco di trasposizioni cinematografiche da romanzi e fumetti anche Whiteout abbia trovato il suo spazio al cinema, sotto la regia di Dominic Sena, conosciuto per gli action movies Codice: Swordfish e Fuori in 60 secondi.

“La natura non ha mai previsto che qui si sopravvivesse”

L'agente federale Carrie Stetko (Kate Beckinsale) ha oramai alle spalle due anni di servizio come sceriffo in una base antartica americana: due anni in cui ha cercato di fuggire da uno shock del passato, 'congelandolo' fra i ricordi mentre espiava una colpa che, per il suo modo di essere, ritiene imperdonabile.
Proprio alla fine del mandato, in procinto di tornare a casa, Carrie si ritrova a dover indagare, insieme all'amichevole medico legale John Fury (Tom Skerritt), al pilota Delfy (Columbus Short) e all'agente speciale delle Nazioni Unite Robert Pryce (Gabriel Macht) su un bizzarro caso di omicidio, il primo compiuto su territorio antartico e perciò di potenziale importanza politica: un ricercatore viene trovato morto in mezzo al nulla, tra una base sovietica e una americana. Il cadavere presenta strane ferite e lacerazioni, ma non ha accanto a sé alcuna attrezzatura: né sono presenti, sul luogo del delitto, tracce particolari di come sia giunto fin lì. Il mistero si infittisce sempre più, diventando estremamente pericoloso quando un ineffabile killer comincia a uccidere tutti coloro che sono coinvolti con la vicenda, mentre il whiteout, la tempesta di neve che spazza periodicamente i ghiacci, si appropinqua...

Un film freddo e vuoto come l'Antartide

L'idea di un action thriller ambientato nel continente ghiacciato è sicuramente interessante e dalle grandi potenzialità, e viene sviluppata in modo avvincente nel fumetto omonimo pubblicato da Oni Press (del quale potete scaricare un estratto direttamente dal sito del disegnatore Steve Lieber) : i protagonisti della vicenda hanno personalità complesse, e soprattutto Carrie è un personaggio sfaccettato e realistico, coi suoi punti di forza e debolezza. Il fatto che poi l'ambientazione in sé sia probabilmente più pericolosa dell'assassino stesso conferisce un fascino del tutto particolare alla vicenda.
Purtroppo, non altrettanto avvincenti riescono ad essere gli sceneggiatori della pellicola (i fratelli Hoeber e i fratelli Hayes) nonostante siano coadiuvati dallo scrittore della graphic novel stessa, Greg Rucka (qui anche in veste di produttore esecutivo). La trama originale dell'opera, infatti, viene banalizzata fino all'estremo, stravolgendo ampi passaggi e modificando personaggi in maniera gratuita e inutile. Il risultato di una sceneggiatura del genere è un film piatto, poco originale (in alcuni punti addirittura scontato) e in cui le scene si susseguono stancamente, in attesa degli ampiamente 'telefonati' avvenimenti che avranno luogo di lì a poco.
E se dal punto di vista della trama regna la noia, neppure da quello visivo si possono, purtroppo, tessere le lodi di Whiteout. Sena e il direttore della fotografia Chris Soos ce la mettono tutta per far perdere gli spettatori nel bel mezzo di un incubo bianco, ma il risultato non è né particolarmente appagante né funzionale allo spettatore, che piuttosto che sentirsi in mezzo ad una attrazione da luna park vorrebbe capire cosa succede sullo schermo. Disorientarlo proprio nel bel mezzo di una scena cruciale di combattimento sulla neve, infatti, non serve a far empatizzare con la protagonista, quanto a rendere l'esperienza frustrante: se tre persone bardate per resistere a temperature che arrivano a 60° sotto lo zero si prendono a picconate nel bel mezzo di una tormenta di neve, riuscire a capire chi stia colpendo chi diventa un'impresa non meritevole della fatica necessaria. Possibile che nessuno si sia accorto della cosa, in fase di realizzazione?

Incubo Bianco E' un film privo di mordente, Whiteout, e se un action thriller fa sbadigliare, c'è sicuramente qualcosa che non va. E' un peccato perché l'idea è intrigante e certe immagini d'effetto, ma la realizzazione del progetto è scadente, e il tutto crolla come un castello di carte lasciato in balìa di una bufera. L'unica cosa che si salva davvero è la Beckinsale, sempre splendida e in ottima forma (come dimostra, d'altronde, la gratuitissima scena della doccia, che contribuisce ad allontanare dai lettori del fumetto l'immagine originale della mascolina Carrie d'inchiostro): l'attenzione dello spettatore è assolutamente catalizzata dalla sua figura. Ma Whiteout dovrebbe essere, lo ripetiamo, un action thriller, non il backstage di un servizio fotografico per un calendario condito da situazioni drammatiche che non decollano.

4

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