Recensione Whiskey Tango Foxtrot

Whiskey Tango Foxtrot è una commedia atipica, con protagonista una Tina Fey sradicata dalla metropoli newyorkese e catapultata in Afghanistan in qualità di (improvvisata?) reporter di guerra.

recensione Whiskey Tango Foxtrot
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Kim è una giornalista abituata a lavorare dietro la propria scrivania: si occupa di cronaca, fatti e realtà che non riescono a gratificare la propria personalità, il proprio lavoro. Dopo aver superato i quarant'anni, la donna si ritrova ad annaspare e a non riuscire a liberarsi nemmeno dell'uomo col quale trascorre le proprie giornate, che è simbolo di quella che è l'incapacità di emergere, di compiere un passo in avanti. Poi la svolta: non avendo alcun tipo di legame famigliare accanto a sé, è la persona ideale per partire verso Kabul, per seguire da vicino le zone di guerra. Un'occasione unica, da cogliere al volo, a livello professionale e personale.

Lontani da casa

Whiskey Tango Foxtrot si pone un importante obiettivo, che non è quello di raccontare la guerra in Afghanistan e nel vicino Pakistan, perché le nozioni riguardanti gli avvenimenti bellici non aumentano né condiscono la storia già nota: le intenzioni sono quelle di portare agli occhi dello spettatore la vicenda raccontata dagli occhi di una reporter, di una giornalista, di una donna che si ritrova impegnata al fronte, ad assistere con occhi genuini, quasi ingenui, le difficoltà della guerra. La verità risiede nell'importanza di raccontare la figura dell'inviato in zone al fronte, una figura professionale troppo spesso incompresa, tanto dai colleghi quanto dagli utenti dell'informazione finale, non del tutto consapevoli e capaci di comprendere le difficoltà che si vivono in tali situazioni, che per gli interpreti e per i protagonisti diventano quotidianità, consuetudine, abitudine nel lungo periodo. Whiskey Tango Foxtrot è principalmente questo, senza mai sfociare in stucchevoli messaggi in onore del femminismo o in esaltazione della forza della figura femminile, che al giorno d'oggi non abbisogna più, in nessuna forma, di rivendicazione, essendosi guadagnata lo spazio necessario a essere equiparata all'uomo da già diverso tempo. La regia sa come trattare tale argomento e sa come evitare di sfociare in questi aspetti appena citati, mettendo allo stesso livello tanto le rappresentazioni maschili quanto quelle femminili, positive e negative in egual misura.

Una commedia diversa dal solito

Senza mai andare a ruzzolare nella delicatezza dell'aspetto politico, senza azzardare una valutazione di quella che è una situazione spinosa e che non viene trattata dal punto di vista bellico, Whiskey Tango Foxtrot non affronta la storia di Kabul come se fosse un segmento di guerra, ma esclusivamente un palcoscenico di quella che è una parentesi forte e significativa della vita di Kim Barker, interpretata da Tina Fey, invischiata in uno scenario che ne mina l'equilibrio, ma che si palesa come grande opportunità, irrinunciabile, sfoderando una interpretazione mai esagerata, mai estrema, ma sempre precisa e a metà tra le sfaccettature richieste. La pellicola incede senza annoiare, ma tenendosi ben distante, ribadiamo, da quello che è lo scenario di guerra, che resta, appunto, un palcoscenico, un fondale, nulla più: per il resto Whiskey Tango Foxtrot è una commedia, è il racconto di una quarantenne di New York che dagli industrializzati Stati Uniti si ritrova a essere catapultata in un contesto nuovo, unico e sicuramente irripetibile, che permette a lei e a tutti quelli che la guarderanno di confrontarsi con qualcosa di ignoto, di mai ben compreso, di nuovo.

Whiskey Tango Foxtrot Una prospettiva diversa, un angolo di inquadratura poco consuetudinario, ma anche una pellicola che non azzarda, che non prova a fare più del compito richiesto. Whiskey Tango Foxtrot non annoia, come già detto, ma nemmeno esalta: accompagna piacevolmente alla fine delle vicende, al viaggio introspettivo di Kim a Kabul, raccontando con molta attenzione quello che accade, limitando i danni, facendo attenzione a non esasperare nessun aspetto né offenderne altri. Con parsimonia, per una storia leggiadra, ma comunque unica.

6.5

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